Ricostruzione pubblica, neanche a metà strada: fanalino di coda il Quarto di San Pietro

Poco più del 20% gli interventi finiti in centro storico

di Alessio Ludovici | 28 Agosto 2020, @06:08 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Nuova fotografia dello stato della ricostruzione pubblica e privata del cratere 2009. Un lavoro di Open Data Ricostruzione, progetto del Gran Sasso Science Institute, che arricchisce quest’anno i propri dati con nuovi filtri e la possibilità di farsi un’idea, ad esempio, sulla differente situazione dei Quattro quarti del centro storico. Il dato emblematico, a 11 anni dal sisma, sembra essere proprio l’inerzia con cui continua a procedere la ricostruzione pubblica. Poco più del 20% gli interventi finiti in centro, con quelli cantierati ed in corso si arriva a meno della metà delle somme effettivamente erogate rispetto a quelle richieste: tradotto in pratica vuol dire che la metà dello spazio pubblico non è neanche cantierato o arrivato a progettazione definitiva.

In effetti, sugli 82 interventi della ricostruzione pubblica, censiti da Opendata per il centro storico, una buona fetta risulta ancora in fase di progettazione, né si può dire che i diversi soggetti attuatori, o almeno chi li governa, non ne siano a conoscenza, essendo lo stesso Opendata un progetto costruito in collaborazione con molti di questi enti.

Il fanalino di coda in centro storico è il Quarto di San Pietro, circa il 30% di finanziamenti erogati, tra i 24 interventi censiti, quelli conclusi si contano sul palmo di una mano. Poco meglio fanno gli altri tre quarti intra-moenia, il resto del nostro centro storico. La maggior parte ancora è in fase di progettazione. Non parliamo di edifici pubblici marginali, basti pensare a Palazzo Carli o alla Camera di Commercio, il cantone mancante. E così tanti altri gioielli dell’architettura civica e religiosa. Dopo 11 anni i cittadini avrebbero voluto poter discutere della funzione di questi luoghi e invece si trovano a contemplarne il lungo elenco di work in progress. Ci sono infrastrutture, ovviamente Ponte Belvedere ma anche quello di Sant’Apollonia, chiese, magari anche inaugurate pubblicamente ma di cui mancano interi lotti e non possono essere utilizzate. Se San Pietro è quasi terminata, San Marciano, Santa Giusta, due chiese capo quarto, risultano ancora in progettazione. Santa Maria Paganica, l’altra capoquarto è nelle condizioni che tutti conosciamo. Con esse il monastero della Beata Antonia, un piccolo gioiello della nostra città, San Francesco di Paola e Santa Caterina; in progettazione edifici civili importanti, l’ex Ipab a Piazza Castello, le scuole San Giovanni Bosco e Carducci, in progettazione. Palazzo Selli, in progettazione. Palazzo Centi, la sede della Regione.

Tutto questo impedisce di coordinare seriamente l’imminente futuro del centro storico che intanto subisce la crescente pressione demografica di abitanti, turisti, avventori, locali, commercianti e studi professionali.

Non che la ricostruzione pubblica vada meglio fuori dal centro. Nei quattro quarti extra-moenia, che sia a Pettino o San Gregorio, a Coppito o Paganica le percentuali sono sempre quelle: 30% di completamento nella periferia e frazioni a est della città, un pò meglio a ovest che può dire di essere a metà dell’opera, dopo 11 anni.

La cenerentola della Ricostruzione pubblica è la Regione Abruzzo, zero interventi completati sui 6 di cui è soggetto attuatore in città. Meglio il Consiglio regionale, grazie ai lavori sull’Emiciclo. Al Provveditorato per le Opere pubbliche spetta il record di interventi, ben 124 interventi di cui solo il 48% conclusi. Peggio fa il Comune dell’Aquila, 33% ma lo stato di completamento è al 15%. Il Mibac è poco sopra il 50%, l’Ater al 71%, questo per rimanere ai soggetti attuatori più importanti.

Con migliaia di abitanti del centro, di turisti, centinaia di esercizi commerciali e centinaia di uffici, la mancata ricostruzione pubblica rischia di diventare esplosiva e fatale per parecchie di queste funzioni del centro storico.


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