Ricostruzione. Il pasticciaccio dell’emendamento sull’adeguamento costi

di Marianna Gianforte | 30 Settembre 2022 @ 06:12 | ATTUALITA'
emendamento
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L’AQUILA – L’emendamento al decreto ‘Aiuti bis’ che avrebbe dovuto salvare la ricostruzione dei centri colpiti dal sisma del 2009 dentro e fuori i piani di ricostruzione, dando il via libera “all’adeguamento dei costi della ricostruzione privata post-sisma 2009 agli attuali standard del mercato edilizio, gravato del rincaro delle materie prime e dei costi per l’energia” (come spiegò il sindaco Pierluigi Biondi il 13 settembre in una nota), in realtà avrà l’effetto di bloccarla al di fuori dei piani o quantomeno di rallentarne il corso. Il testo approvato il 14 settembre (in gazzetta ufficiale dal 21 DL_aiuti_bis_GU pdf), a firma di tre parlamentari di Fratelli d’Italia, il laziale Nicola Calandrini e i veneti Luca De Carlo e Andrea Bertoldi vincola, infatti, l’adeguamento dei prezzi per la ricostruzione post-sisma, come si legge nel testo dell’emendamento, agli edifici o aggregati rientranti nei ‘Piani’, termine con cui si desume che ci si riferisca ai piani di ricostruzione (che, secondo la legge n. 77 del 24 giugno 2009, di conversione del Dl 28 aprile 2009, n. 39, all’ art.14, co.5-bis, si riferiscono grosso modo ai centri storici dei Comuni del cratere).

In questo modo i presentatori dell’emendamento in realtà non hanno accolto le richieste che arrivavano dai Comuni del cratere sismico, e anche dal Comune dell’Aquila che deve ricostruire decine di frazioni con case sparse, e cioè permettere l’adeguamento dei prezzi della ricostruzione anche al di fuori dei centri storici, dove forse la mole degli edifici o aggregati sui quali intervenire non è ampia, ma comunque possono determinare la cosiddetta ‘ricostruzione a macchia di leopardo’. Inoltre, l’emendamento approvato il 14 settembre potrebbe creare una disparità di trattamento tra cittadini, tra i proprietari di immobili dentro il perimetro dei piani di ricostruzione – che vedranno il contributo aumentato per il recupero – e i proprietari degli immobili collocati al di fuori, che di questo aumento potrebbero non beneficiare. Fonti accreditate confermano che nel testo più volte visionato collettivamente dai sindaci del cratere e dai responsabili degli uffici speciali Raffaello Fico e Salvatore Provenzano, e infine consegnato ai senatori di FdI, veniva invece esplicitamente eliminato il riferimento ai piani di ricostruzione. Che, però, nella versione finale, poi approvata nel decreto ‘Aiuti bis’, ricompare.

Era il 1 agosto quando il coordinatore dei sindaci del cratere sismico Gianni Anastasio ha riunito il tavolo di coordinamento delle aree omogenee “a seguito del dibattitto e del confronto sull’argomento” – si legge nella nota del coordinatore dei sindaci – comunicando che “all’unanimità dei presenti è stato conferito pieno mandato al titolare dell’Usrc Raffaello Fico di procedere alla pubblicazione dell’atto/decreto che prevede l’adeguamento dei prezzi per la ricostruzione privata, all’interno delle perimetrazioni dei piani di ricostruzione approvati dai Comuni e dei centri storici dei Comuni del cratere 2009”. Doveva essere l’emendamento al decreto ‘Aiuti bis’ ad allargare quegli effetti anche oltre i piani. Cosa che, per l’appunto, non è avvenuta, lasciando sostanzialmente le cose invariate. A luglio il sindaco dell’Aquila  aveva lanciato il suo appello al Governo: “Il Governo deve intervenire urgentemente per rivedere e comparare i costi della ricostruzione privata post sisma 2009 agli attuali valori del mercato edilizio, pesantemente influenzati dall’aumento di materie prime e manodopera oltre che dal caro energia. L’auspicio è venga sbloccata un’impasse che rischia di trascinare con sé il completamento dei processi di rinascita in atto” e ricordava di aver “sollevato la problematica già dai primi di maggio in una lettera indirizzata ai vertici dell’esecutivo nazionale”, con cui aveva chiesto “un apposito Dpcm in grado di calmierare le spese per i cantieri per le abitazioni private danneggiate dal terremoto di tredici anni fa, in linea con l’analoga ordinanza già adottata per il sisma del Centro Italia da parte del commissario Giovanni Legnini (arrivata il 24 maggio, ndr)”. Ad agosto, come ricordato, il tavolo dei sindaci dà il mandato all’Usrc, decisione, quest’ultima, che aveva indotto il sindaco dell’Aquila a convocare una riunione con gli uffici speciali e il responsabile dei Comuni del cratere, in coda alla quale tutto è rimasto inalterato.

Tuttavia, già le norme istitutive – e le prassi – dei poteri degli uffici speciali rendevano possibile ai due organismi preposti alla ricostruzione e ai loro responsabili di intervenire sull’adeguamento dei prezzi della ricostruzione, come si evince dal mandato poi conferito dal tavolo dei sindaci. Anche l’esercizio consolidato in tutti questi anni da parte degli uffici speciali porta a dedurre che potevano incidere sul limite del contributo, anche senza intervenire ulteriormente sulla norma. Quel limite venne introdotto, infatti, dall’allora commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi e si appoggiava al prezzario regionale in vigore. Cambiando quel prezzario, allo stesso modo devono essere modificati i prezzi e con essi dev’essere modificato anche il limite del contributo, riportando a congruità gli interventi per poter garantire il rientro delle persone nelle loro abitazioni come stabilisce il dl 39/2009 e la sua legge di conversione 77/2009.

I RESPONSABILI DEGLI UFFICI SPECIALI: “NESSUNA DIFFICOLTA'”

Per il responsabile dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila Salvatore Provenzano (Usra) l’aver conservato nel testo dell’emendamento il richiamo ai ‘Piani’ “non creerà alcuna difficoltà, in quanto – spiega – la disciplina dei piani dell’Emilia-Romagna coinvolge tutti gli interventi di ricostruzione sia dentro, sia fuori dei centri (il cratere sismico 2009 è stato inserito nell’emendamento già predisposto per il cratere 2012 dell’Emilia in sede di conversione, ndr). E’, dunque, un’interpretazione estensibile anche al territorio del Comune dell’Aquila. Non c’è alcun problema nel procedere all’adeguamento dei costi degli interventi come previsto dal decreto”.

Dello stesso parere anche il responsabile dell’ufficio della ricostruzione dei Comuni del cratere sismico (Usrc) Raffaello Fico, il quale chiarisce che insieme al collega Provenzano “c’è stata un lungo confronto con gli interlocutori della ricostruzione dell’Emilia-Romagna, dove si sta attuando già un’interpretazione estensiva dell’emendamento rispetto al concetto di perimetrazione dei ‘piani di ricostruzione’”. Gli immobili interessati, in ogni modo, spiega Fico, rappresentano il 10-15% del totale da ricostruire.


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