Ricostruzione ferma: ‘quarto cantone’ e portici del Convitto nel degrado

di Marianna Gianforte | 20 Marzo 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
portici convitto provincia
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L’AQUILA – La gara dei lavori relativi al primo stralcio per il recupero post sisma del complesso edilizio di proprietà del Convitto nazionale, della Camera di commercio e degli uffici della Provincia dell’Aquila, dell’ex Liceo classico e della biblioteca provinciale ‘S.Tommasi’ iniziata nel 2020, si è conclusa nell’agosto del 2021 ma il contratto tra la stazione appaltante (il provveditorato per le opere pubbliche) e la ditta vincitrice dell’appalto, la Cobar spa di Altamura (Bari), non esiste ancora. Per comprenderlo è sufficiente gettare uno sguardo attorno al complesso imbalsamato con i tubi innocenti, le recinzioni di plastica arancione e le tavole di legno poste per nascondere i portici allo sguardo e all’intrusione esterna: non esiste alcun pannello informativo sull’avvio dei lavori. E così, quello che sino al 6 aprile 2009 era un crocevia di socialità e che nei decenni passati è stato anche luogo d’incontro politico, intellettuale e culturale, è oggi – a meno di un mese dal tredicesimo anniversario del terremoto – un piccolo mondo incolto.

RESPONSABILITA’. Ammontano a circa 15,7 milioni di euro le risorse previste per questo primo stralcio, su un totale di 42,7 milioni stanziati con una delibera Cipe nel marzo 2012. Soldi pubblici che giacciono inutilizzati. E nemmeno c’è traccia, almeno sino a questo momento, di ricorsi al Tar contro l’affidamento di questa prima parte dei lavori, a cui imputare eventuali responsabilità di ritardi. La responsabilità, questa volta, è nell’inerzia di quegli ambiti che dovrebbero spingere la conclusione degli iter burocratici per restituire a una città così colpita da un evento tragico, un complesso immobiliare che ridarebbe dignità al centro storico, spingerebbe il ripopolamento, riqualificherebbe ulteriormente l’asse centrale. Inerzia, però, anche della politica e della classe dirigente, poco interessate a far pressione affinchè questo avvenga.

IL DEGRADO. Quel che esiste, invece, è il degrado in cui versa ciò che è al di là delle delimitazioni e che trascina con sé anche una parte della città tornata a vivere, come via Patini, piena di detriti e di bottiglie di birra abbandonate a due passi dalla socialità e dai negozi. Laddove prima del 6 aprile 2009 brulicava vita – il porticato – il tempo si è fermato a 13 anni fa. Introducendo lo sguardo oltre i buchi delle recinzioni è come mettere la testa dentro al passato. Di qua, verso corso Umberto I e piazza Palazzo, edifici nuovi e bellissimi, negozi e caffetterie; di là, erbacce (fino a poco prima del 2019, decennale del sisma, all’angolo in cui si trovava l’edicola era persino cresciuta una pianta di un paio di metri), rifiuti, poltrone, mobili e gli enormi cassettoni di legno per il contenimento dei detriti. Davanti al portone del Convitto nazionale, resta appeso, affianco alla foto di una delle tre giovani vittime dei crolli della notte del 6 aprile, un mazzo di fiori finti avvolti in una carta gialla, completamente impolverato. L’unica forma di vita al di sotto della rete dei tubi innocenti è quella di un gattone nutrito con abbondanti croccantini da chissachi, e che resta a guardia dell’incuria, della tabaccheria ‘La Laetitia’, del convento di San Francesco, dell’internet point, del bar Eden, dell’edicola di Pierino e della fontana dell’Angelo muto.

I LAVORI DEL PRIMO STRALCIO. Il primo stralcio dei lavori, almeno a leggere la determina a contrarre del provveditorato, ha carattere di ‘urgenza’. Talmente urgenza, da essere ancora lontanissimo dall’essere non soltanto avviato, ma addirittura assegnato nel concreto con un contratto. Si legge nella determina:

“Il Rup  avendo constatato una situazione di progressivo deterioramento strutturale che richiamava carattere di tempestivo intervento, per scongiurare il progredire dello stato di dissesto e l’incremento dei costi di riparazione, ha disposto la redazione di uno stralcio che prevedesse la riparazione completa di una cospicua porzione dell’immobile, comprendente gli uffici della Camera di commercio, la chiesa della Concezione, alcuni locali commerciali, il portico di uso pubblico e il recupero strutturale degli ambienti della biblioteca”.

Progetto esecutivo approvato per un importo, appunto, di oltre 15 milioni. Tempo a base di gara: 780 giorni (oltre 24 mesi). La determina di affidamento dei lavori è stata approvata nel febbraio del 2020, sono passati da allora due anni e due inverni e il degrado a ridosso del complesso edilizio è aumentato e potrebbero essere aumentati anche i costi del recupero, come viene riportato.

PANDEMIA. Due anni nei quali c’è stata di mezzo una pandemia che ha congelato molte attività e ha rallentato i procedimenti. Gli uffici pubblici sono stati, infatti, ridotti in smart working in alcuni casi sino al 50% del personale e gli uffici si sono desertificati per mesi, bloccando il lavoro, perché la pubblica amministrazione è come una catena di montaggio: se un ingranaggio si arena, tutto il processo si blocca. Un organismo – la Pa – che non è pronta da un punto di vista dell’organizzazione del lavoro a spostarsi da un luogo fisico a uno virtuale senza conseguenze, perché non è dotata (quasi mai), anche se lo Stato glielo impone, di un apparato informatico e amministrativo davvero efficiente, così come difficilmente gli enti si sono attrezzati con un sistema di accertamento e di controllo sulla continuità del lavoro svolto ‘a distanza’, con lo scopo di non dilatare ulteriormente i tempi, negli appalti pubblici già elefantiaci, e avere conseguenze sulla vita concreta delle comunità.


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