Ricostruzione ex hotel Duca degli Abruzzi: 8,5 mln fermi dal 2020

di Marianna Gianforte | 27 Marzo 2022 @ 06:15 | ATTUALITA'
duca degli abruzzi
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L’AQUILA – E’ stato per anni uno dei più gettonati hotel aquilani. Nella sua sala conferenze si sono tenuti convegni, tavole rotonde, riunioni politiche, scientifiche, istituzionali. Oggi l’ex hotel Duca degli Abruzzi è il simbolo di quella faccia della ricostruzione che si arena dentro gli uffici. 

Il terremoto ha diviso in due il complesso dell’hotel Duca degli Abruzzi; la parte più recente, realizzata in cemento armato, è collassata su se stessa con le scosse del 6 aprile 2009. Nessuna vittima per fortuna, ma la ferita, lo squarcio che emerge come un cranio rotto da una struttura che sino a poche ore prima pullulava di vita, all’ingresso del carcere di San Domenico, oggi splendida sede della Corte dei Conti. Il terremoto, 13 anni fa, risparmiò la parte più ‘vecchia’ del complesso alberghiero, dove oggi è collocata una residenza per anziani. E come un corpo con una parte sana e una in cancrena, l’albergo vive la sua duplice vita, in attesa – come in moltissimi altri edifici cittadini nascosti nel silenzio di vicoli e piazze lontani dalla passeggiata recuperata all’oblio – di un recupero smarrito nei meandri dell’iter della ricostruzione.

E’ di 8,5 i milioni (massimo concedibile) l’importo definito dall’ufficio speciale per la ricostruzione (Usra) e concesso dal Comune dell’Aquila per il recupero dello stabile, lo si desume dall’avviso pubblicato dal settore comunale della ricostruzione privata n. 20 del 17 marzo 2016. Beneficiaria è la società ‘Iniziative turistico-alberghiere srl Penelope Ann Lovett’. Il 30 novembre del 2020 viene pubblicato l’importo definitivo nel 55esimo elenco della ricostruzione. Ma tutto si ferma lì, perché la pratica viene inserita dal Comune nell’elenco di quelle mancanti di titolo abilitativo edilizio, finendo nel cul de sac in cui sono molte altre pratiche di ricostruzione privata e dal quale non si sa quando si uscirà. Sono diversi i problemi in generale che determinano questo impasse: la mancanza di integrazioni teniche a cura dei progettisti; ma anche lungaggini degli uffici, che soffrono in questo preciso periodo una forte carenza di personale. Una lentezza che stride con il tempo che vive la città, quello del 13esimo anno dal terremoto.

Intanto, però, come succede in molti vicoli, angoli, vie, piazze lontani dal passeggio e dagli occhi dei turisti e dall’enclave dei decisori, anche questo luogo è diventato un malsano coacervo di rifiuti di vario tipo, alcuni definibili ‘speciali’ perché residui di cantieri, altri sono plastiche, metalli, poltrone, transenne: uno spettacolo non edificante.

 

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