Ricostruzione: disavventura in centro

di Michela Santoro | 15 Settembre 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
emendamento
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L’AQUILA. Sono stati tra i primi a rientrare in centro storico, 11 anni fa. Pochi i danni subiti dalla loro abitazione; ricevuto il contributo pubblico e fatti i lavori, la loro vita è tornata nella casa di sempre.

A cambiare, ovviamente, il contesto nel quale, i coniugi dei quali  stiamo per raccontare la disavventura, sono costretti a vivere pur di rimanere nell’appartamento acquistato 50 anni fa, appena sposati.

Iniziando dai lavori di abbattimento dei palazzi circostanti a quelli della ricostruzione, passando per l’impossibilità di parcheggiare nel proprio garage al dover rimuovere, ogni mattina, dal proprio portone, le deiezioni umane dei civili avventori notturni della zona.

Come si sa, le case in centro sono appaiate l’una all’altra e quella della nostra coppia, oggi ultrasettantenne, pur restaurata in precedenza, ha un muro in comune con il sub aggregato confinante.

Succede che un bel giorno di due anni fa, alla famiglia ignara persino dell’esistenza di un consorzio costituito dai condomini del sub aggregato di cui sopra, viene spedita una comunicazione a firma del presidente dello stesso che in primo luogo ricorda loro che, per determinazione del comune dell’Aquila, la loro casa è stata inserita nel sub aggregato;

in secondo luogo li invita a prendere contatti con la ditta esecutrice dei lavori ed il direttore dei lavori per stabilire le tempistiche ed i modi di esecuzione dei lavori;

in ultimo, li rassicura che i lavori afferenti alla loro unità immobiliare saranno a carico dell’impresa appaltante.

Chiarissimo. Ma, qualcuno si era preso la briga di informare i coniugi che la loro unità abitativa era stata ricompresa nel sub aggregato confinante oppure di far vedere loro che tipo di lavori avrebbero insistito sul loro appartamento?

La coppia sostiene di no; il presidente del consorzio non avrebbe mai comunicato alla coppia il destino che era stato attribuito alla casa di loro proprietà.

I due, pertanto, si sono rivolti ad un legale e, attraverso un accesso agli atti, hanno scoperto non solo che in un’assemblea del consorzio (alla quale i coniugi non erano stati invitati) il direttore dei lavori aveva chiesto di considerare la proprietà degli sventurati come ‘unità minima di intervento separata da trattare amministrativamente in modo autonomo’, ma anche che, con un progetto dell’agosto del 2016, sempre a loro insaputa, la loro proprietà era stata compresa nel sub aggregato.

Lontani dal volersi opporre ai lavori di consolidamento del sub aggregato confinante, i due hanno chiesto, innanzitutto di visionare il progetto relativo ai lavori afferenti al loro appartamento; di sapere i tempi di esecuzione dei lavori;

di prevedere l’accollo degli oneri di sistemazione familiare altrove per il periodo della durata dei lavori e i costi dei traslochi, in uscita e in rientro.

Domande lecite, insomma, che come risposta hanno ottenuto, all’inizio dell’estate, una diffida stragiudiziale del presidente del consorzio con l’invito ad uscire di casa entro 7 giorni per permettere l’avvio dei lavori e l’avvertimento che, decorsi i 7 giorni, lo stesso avrebbe chiesto al sindaco di procede allo sgombero forzoso.

La vicenda, quindi, si è spostata in tribunale e ancora oggi non trova soluzione.

Resta il fatto che la coppia di ultrasettantenni appare vittima di una mancata comunicazione; una situazione, questa, foriera di preoccupazione e notti insonni.

 


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