Ricostruzione, Biondi: “Tentativo testo unico post calamità successivo al sisma 2009”

di Redazione | 23 Gennaio 2022 @ 12:13 | POLITICA
sicurezza urbana
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L’AQUILA – “Il tentativo di costruire un testo unico post-calamità è sicuramente un obiettivo ambizioso e meritorio, dopo anni di richieste che andavano in questa direzione, soprattutto a seguito del sisma del 2009”. Lo dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
“Quello maturato all’indomani del terremoto dell’Aquila, infatti, è stato il primo vero tentativo in larga scala di immaginare un “corpus” normativo in grado di spaziare dalla gestione dell’emergenza a quella dei vari livelli della ricostruzione. Capace di dare risposte immediate allo smarrimento degli sfollati e di pensare, contestualmente, alla rinascita della città e di rendere pienamente operativa quella grande macchina che va sotto il nome di Protezione civile: l’intuizione di un politico lungimirante come Giuseppe Zamberletti maturato a cavallo dei disastri del Friuli e dell’Irpinia e portata a compimento nell’esperienza abruzzese di 13 anni fa.  Nel giro di venti giorni l’allora governo Berlusconi, prosegue il sindaco Biondi, stanziò 10,5 miliardi e costruì un modello mai sperimentato, fatto di poteri commissariali fino ad allora inimmaginabili, deroghe per gli enti locali, procedure accelerate, sino alla redazione dei piani di ricostruzione, con cui non si è riusciti però a definire un nuovo disegno urbanistico delle nostre città”.
 
“Nonostante ciò, all’indomani del sisma 2012 in Emilia e del centro Italia nel 2016, l’unico mantra sembrava essere quello di “non fare come all’Aquila”, denigrando un modello sicuramente migliorabile ma che aveva ed ha elementi positivi e che invece si voleva a tutti i costi bocciare, con le conseguenze che, soprattutto per le popolazioni delle aree interne del Paese colpite da calamità, ancora vediamo. Con il tempo si è assunta la consapevolezza, invece, che quello aquilano potesse essere un buon punto di partenza. Da tempo gli amministratori degli enti locali invocano una norma generale per le ricostruzioni: l’ultima volta è stato nell’aprile dello scorso anno, con un messaggio che ho inviato al presidente nazionale Anci, Antonio Decaro, in occasione del dodicesimo anniversario del sisma.”
 
La nota continua “Negli ultimi 50 anni le ricostruzioni post terremoto sono costate al Paese quasi 120 miliardi di euro. Alle buone enunciazioni e ai propositi del Codice della ricostruzione auspico che seguano norme altrettanto positive e incisive con i decreti attuativi, ai quali sarà demandato di concretizzare le indicazioni del legislatore. Ciò che va chiarito da subito è che la ricostruzione materiale non può prescindere da quella del tessuto produttivo delle aree colpite da calamità: un’esigenza che i sindaci del cratere 2009 avevano ben chiara da subito, per cui si batterono affinché una quota parte dei fondi per la ricostruzione fosse destinata alla ripresa delle economie locali. Un obiettivo raggiungibile mettendo a sistema il bagaglio di conoscenze acquisite. La nascita della Scuola di formazione tecnico-amministrativa, finanziata con le risorse del Fondo complementare al Pnrr, segue una intuizione avuta con il presidente Marsilio in piena emergenza pandemica nel marzo 2020. Due anni fa scrivemmo al commissario Ue per l’economia, Paolo Gentiloni, e al compianto presidente dell’Europarlamento David Sassoli per candidare L’Aquila a diventare riferimento nazionale della formazione nella PA con una agenzia dedicata ai temi della ricostruzione e delle emergenze”.
 

“Da questa esperienza bisogna trarre spunto per affrontare una nuova sfida, conclude il sindaco Biondi, quella della nascita di una agenzia Europe deputata alla gestione delle calamità e delle ricostruzioni”.


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