Ricongiugimenti, Inca Cgil: “Tempi troppo lunghi, chiesto incontro alla Prefettura”

di Redazione | 10 Febbraio 2024 @ 22:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – La nota di Luigi Fiammata, Inca Cgil L’Aquila: “Nei mesi scorsi, come Patronato INCA CGIL L’Aquila, abbiamo sollevato il problema delle risposte fornite in tempi di gran lunga superiori alle previsioni di Legge,  con cui la Prefettura di L’Aquila evade le istanze presentate da cittadini stranieri, in particolare, le richieste di acquisizione della cittadinanza italiana e richieste di ricongiungimento familiare. 

All’indomani della nostra denuncia, il neo insediato Prefetto di L’Aquila, ci convocò per un incontro, presente anche il Segretario della CGIL L’Aquila, per assicurarci delle sue intenzioni di  risolvere i problemi sollevati, pur in presenza di importanti carenze d’organico. E ci indicò uno dei suoi dirigenti, cui fare riferimento per le concrete problematiche che si sarebbero poste. 

Siamo costretti a tornare sulla situazione per raccontare di quanto, e come si sia aggravata.

La Legge prevede che si debba rispondere entro due anni alle richieste di acquisire la cittadinanza italiana: quello che invece succede è che, arrivati al temine della scadenza,  il cittadino straniero si vede recapitare dalla Prefettura,  una comunicazione secondo la quale, i tempi d’esame della sua domanda sono prorogati di ulteriori dodici mesi, senza neppure addurre una motivazione che giustifichi in qualche modo questo ritardo. 

Noi abbiamo casi di persone che attendono una risposta da oltre quattro anni e mezzo. 

Nel caso poi di istanze di ricongiungimento familiare, la situazione è ancora peggiore.

Entro tre mesi dovrebbe essere data risposta: come Patronato,  dopo nove mesi dalla presentazione di una istanza, abbiamo inviato una prima richiesta di conoscenza della situazione, via Posta Elettronica Certificata,  esattamente al dirigente della Prefettura che ci era stato indicato in sede di riunione, e, a novembre 2023,  abbiamo ricevuto la seguente risposta: “le istanze di ricongiungimento familiare pervenute telematicamente, vengono lavorate seguendo l’ordine cronologico di invio delle domande, e considerato che, attualmente, sono in trattazione quelle pervenute nel mese di novembre 2022, sarà premura dell’Ufficio darne comunicazione all’interessato, non appena verrà posta in lavorazione”. 

A questa risposta, verrebbe da rilevare, che, nonostante l’interlocuzione col Patronato, la Prefettura intende informare il diretto interessato, e non il Patronato, delle eventuali problematiche inerenti la sua pratica; così come, da questa risposta, è certificato il livello di ritardo nell’affrontare le richieste presentate. 

Ad una seconda richiesta di chiarimento della situazione, sempre inviata via Posta Elettronica Certificata al dirigente indicatoci dal Prefetto, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. In compenso, il diretto interessato si è vista richiedere documentazione ad integrazione dell’istanza presentata, da presentare entro 20 giorni, pena la decadenza delle sue richieste. Una documentazione in larga parte già trasmessa in sede di presentazione dell’istanza, o che si richiama addirittura a normative per gli appalti della Pubblica Amministrazione e  Antimafia. Una documentazione che non sfigurerebbe nell’elenco di richieste contraddittorie e intimidatorie, rivolte al protagonista del libro “Il processo”, di Franz Kafka. 

Ci permettiamo di osservare che il comportamento dell’Amministrazione, se non forzato rispetto  alle previsioni di Legge, è, quanto meno, vessatorio. E saremmo interessati ad un confronto, con la Prefettura, per capire se questo sia il normale tenore delle richieste che viene fatto a tutti i cittadini stranieri. E saremmo interessati anche ad un confronto con la Prefettura per capire in quanti casi, si sia costretti a ricorrere alle aule di Giustizia per veder riconosciuti i propri diritti, fermo restando che, su queste, e altre materie concernenti la regolarità della presenza in Italia di stranieri, e la legittimità di loro eventuali richieste, si è sviluppato un fiorente mercato in cui avvocati, talvolta molto interessati, alimentano contenzioso che potrebbe essere risolto attraverso normali confronti tra Amministrazione e Patronati, ad esempio. 

Ci spiace dover sostenere che, ritardi di questa entità, e comportamenti di questo tipo, non possono essere imputati solo a carenze d’organico, che pure ci sono. Ma a scelte politiche precise, effettuate a livello nazionale e veicolate poi in ogni territorio.

Di certo, il diritto delle persone, normato dalle leggi dello Stato italiano, sancisce, qui, una diseguaglianza di fatto del cittadino straniero, rispetto ai cittadini italiani.

Tale diseguaglianza, non ha a che fare con la Costituzione della Repubblica Italiana, che, anche per questa via, viene svuotata dei suoi contenuti fondamentali. 

“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla Legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “.


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