Rete ospedaliera, Verini e Padovani: “Indebolita facoltà di medicina”

Il piano prevede la soppressione dell’Unità Operativa Universitaria di Neurologia che passerebbe a ospedaliera.

di Redazione | 27 Ottobre 2023 @ 15:13 | POLITICA
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Il nuovo piano di ristrutturazione ospedaliera approvato dalla Giunta Marsilio già ad una lettura superficiale presenta un vero proprio agguato nei confronti delle strutture universitarie del nostro ospedale e, come conseguenza, un’azione chiara e mirata di killeraggio nei confronti della nostra facoltà di medicina.

Il piano prevede, infatti, la soppressione dell’Unità Operativa Universitaria di Neurologia che passerebbe a ospedaliera.

Ora bisogna comprendere bene un concetto: le unità universitarie dentro l’ospedale soddisfano 2 esigenze:

  1. Di curare i malati
  2. Di permettere la formazione agli specializzandi provenienti dall’ateneo, nelle discipline mediche

Per spiegare in termini semplici, una università di medicina è attrattiva quando è in grado di presentare un’offerta che prosegua dopo la laurea, attraverso le scuole di specializzazione.

Sottrarre di continuo unità universitarie al San Salvatore, oltre a privare il territorio delle competenze mediche dei professori universitari, azzera la prospettiva della nostra facoltà di medicina.

Non è un fenomeno da poco e questo è l’ultimo degli agguati che nel corso del tempo hanno visto la cancellazione delle unità universitarie di:

  1. Neurologia
  2. Chirurgia vascolare
  3. Chirurgia e diagnostica
  4. Endoscopia
  5. Anatomia patologica

Accanto a queste, la previsione attuale di accorpamento di chirurgia generale universitaria con l’unità operativa dei trapianti che diventerebbe chirurgia generale e trapianti, con restrizione di posti letto, di staff di operatori sanitari (metà infermieri…)

Si comprenderà facilmente, alla luce di questi dati, l’aggressione fisica alla nostra facoltà di medicina che, istituita dal 1968, ha rappresentato e deve poter continuare a farlo, uno degli elementi capaci di qualificare positivamente la nostra città e di farla conoscere come centro culturale di eccellenza.

Invece oggi, i decisori politici, si comportano come barbari depredandoci di quegli elementi che rappresentano il senso più profondo della nostra città

La cosa triste, tristissima, è che spendiamo molto tempo per questioni meno rilevanti, come le gomme da masticare che sporcano la nostra pavimentazione, e neanche una parola si legge sul disegno che c’è dieto queste mosse e che è bene che questa città conosca e su cui deve (DEVE) interrogarsi e agire, per quel minimo di amor proprio che non vogliamo considerare esaurito nella nostra collettività:

Il disegno è di mortificare la nostra facoltà di medicina, lasciare a noi solo un polo umanistico, darci il contentino del GSSI che è prestigioso ma che ha pochissimi studenti, e trasferire la formazione in campo medico sempre di più all’università di Chieti; ovviamente il rafforzamento dell’ateneo di Chieti è legato alla crescita dell’ospedale teatino dallo stesso rapporto che porta la nostra facoltà di medicina a collassare con l’eliminazione dei reparti universitari al San Salvatore.

Tutto questo nel silenzio imbarazzantissimo di chi occupa i livelli istituzionali in cui si decide (la regione), degli stessi organi universitari (Rettore, per cortesia, batta un colpo!), della stessa politica cittadina che non perde mezza occasione per manifestare il campanilismo di facciata sulle cose irrilevanti, ma tace su quelle che veramente ci sottraggono la qualifica sostanziale di Capoluogo di Regione.

Avete mai letto un intervento di una qualsiasi istituzione su questo tema? Noi no.

Quando infine ci si lamenta del servizio scadente che il nostro ospedale sempre di più offre alla collettività, non bisogna fermarsi alla critica delle cose ma capire che è il frutto di tante, troppe decisioni che, come questa, ci passano sotto il naso mentre parliamo di altro.

Denunciamo politicamente questi fatti, chiediamo una mobilitazione e un appoggio alle istituzioni aquilane, ai consiglieri regionali, al Rettore, agli stessi docenti dell’università.

L’omertà di convenienza, l’inedia, la rassegnazione, la nostra incapacità di valorizzare e difendere i nostri assetti strategici, devono scomparire e dobbiamo tornare, come sistema complessivo, a discutere delle cose serie che riguardano il nostro territorio che sta perdendo le sue sfide per colpa dell’avidità altrui ma anche e soprattutto della pochezza della nostra discussione.

E’ una colpa collettiva, da cui solo lavorando insieme possiamo affrancarci.


Print Friendly and PDF

TAGS