Foto LaPresse/Manuel Romano
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di Maria Cattini – Mentre l’Italia intera celebra il progetto di ricostruzione del Ponte di Genova, donato dall’architetto di fama mondiale Renzo Piano alla sua città, che un’altra sua opera, l’Auditorium donato alla città dell’Aquila dopo il terremoto del 2009, rischia di marcire a causa dell’incuria e dell’abbandono. La caratteristica brillantezza cromatica della struttura si è infatti persa da tempo. Il legno che la riveste, privato dei necessari lavori di ordinaria manutenzione, sembra ormai marcire sotto la neve e le intemperie. Inoltre, l’amministrazione Comunale- forse per evitare di inimicarsi qualcuno- non ha mai dato in gestione il grazioso bar del foyer, che avrebbe potuto generare delle entrare per coprire almeno i costi di ordinaria manutenzione.
Già dalla presentazione avvenuta nel 2009, il progetto dell’Auditorium del Parco del “Castello” dell’Aquila creò polemiche piuttosto divisorie nella città devastata dal terremoto, anche per la dicitura “opera provvisoria” in regime di emergenza. Un dibattito animato, più che dalla loro attitudine “forte e gentile”, da quell’atteggiamento “di ciucci e arroganti”, altrettanto proverbiale della cultura degli abruzzesi. Se oggi la stampa nazionale accoglie con entusiasmo la notizia che il ponte di Genova verrà realizzato da Renzo Piano in un anno, nel 2009, a L’Aquila, le estenuanti polemiche, spesso interessate più ai fondi che all’opera di per sé, finirono con ritardare di tre anni la sua realizzazione. Infatti, dalla presentazione nel 2009 del progetto di Piano e finanziato interamente con il contributo della provincia autonoma di Trento, seguirono tre anni di discussioni che furono finalmente superate nel 2012, quando l’Auditorium fu realizzato in solo otto mesi dall’apertura dei cantieri e inaugurato ad ottobre del 2012 alla presenza del Presidente della Repubblica.
Anche se molti cittadini aquilani continuarono ad apostrofare malamente l’architetto genovese, dipingendolo con sarcasmo come “l’archistar” che avrebbe deturpato per sempre il Parco del Castello, la struttura nel corso degli anni ha rappresentato più che un semplice luogo per la musica classica. In poco tempo l’Auditorium è diventato un vero, se non l’unico, punto di riferimento del centro storico disastrato dal sisma. Tanto che, nel corso degli anni, la struttura ha ospitato una miriade di manifestazioni, dalle più prestigiose alle più prosaiche.
Malgrado ciò, molti aquilani vivono ancora con insofferenza l’Auditorium di Piano poiché- secondo loro- avrebbe rovinato una presunta integrità storica del luogo. Quello che molti aquilani continuano a chiamare “Castello”, infatti, è in realtà una fortezza spagnola del cinquecento che non fu mai completata e mai utilizzata. Il Forte solo dagli anni cinquanta, quando fu finalmente destinato ad usi culturali, può vantarsi della folta pineta che caratterizza il parco circostante.
Nel frattempo, però, le polemiche sono sbiadite sicuramente meno dei colori originali della struttura. Ancora oggi non capita di rado sentire aquilani lamentarsi di quel “tendone da circo” che copre la visuale del loro “castello”. Forse per questo l’amministrazione comunale di centro sinistra e, oggi, quella di centro destra sembrano totalmente disattenti alle sorti dell’Auditorium, che rischia ormai di marcire sotto lo sguardo inerte degli aquilani. Gli stessi che, forse, tra qualche anno, cominceranno a lamentarsi con nuove e sterili polemiche per aver buttato via il dono prezioso dell’architetto italiano contemporaneo più celebrato nel mondo.

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