Regione moltiplica poltrone, D’Alessandro: “Riforma sottosegretario fa pena”

di Redazione | 01 Marzo 2020 @ 11:41 | POLITICA
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L’AQUILA – “Sono stato il primo sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale nella storia dell’ordinamento regionale, concepimmo la figura di sottosegretario come incarico di lavoro, oneri e non onori”.

Lo ricorda in una nota Camillo D’Alessandro, oggi deputato di Italia Viva, alla vigilia del Consiglio regionale di martedì chiamato a decidere, tra le altre cose, una modifica alla legge elettorale che, se approvata, consentirebbe la surroga in Consiglio regionale anche per il consigliere sottosegretario, come già avviene per i consiglieri nominati assessori.

Una mossa con la quale la maggioranza di centrodestra avrebbe modo di far entrare nell’assemblea Gabriele Astolfi, ex sindaco di Atri (Teramo), primo dei non eletti, al posto di Umberto D’Annuntiis, consigliere di Forza Italia attualmente sottosegretario di giunta.

“Facevo il lavoro di assessore, come sottosegretario, con deleghe importanti, come quella dei trasporti, infrastrutture, expo e per un periodo anche turismo (lavoro di due o tre assessori) senza indennità di assessore, auto blu, segretaria. Tutti lo sanno in Regione, oggi fanno pena”, accusa D’Alessandro.

“Il punto non è mercanteggiare qualche centinaio di euro in più al mese, il sottosegretario dovrebbe essere la persona di fiducia del presidente, il raccordo tra giunta e consiglio, ma l’attuale sottosegretario semplicemente non esiste. Si faccia qualche paragone con il passato”, fa notare il deputato renziano.

“La surroga per il sottosegretario è ancora più scandalosa, illegittima. Io non sono mai stato d’accordo anche con la surroga degli assessori, fino a quando ho presieduto la commissione statuto e legge elettorale non l’ho mai fatta passare, figuriamoci la surroga del sottosegretario che non vota in Giunta, stiamo al mercimonio istituzionale. L’unica riforma su questa figura che vedo è prevederla anche esterna e non esclusivamente da reperire tra i consiglieri”.

“Tutto il resto è miseria istituzionale”, conclude D’Alessandro.


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