Regione e Ministero: i vincoli del Gran Sasso non si toccano. A L’Aquila è scontro sul Ctgs e il Parco resta senza direttore

di Alessio Ludovici | 20 Gennaio 2024 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Bufera sul Gran Sasso ma non c’entra la neve. E’ la gestione politico – amministrativa della montagna che ieri ha vissuto una giornata quasi campale. Andiamo con ordine.

Nella mattinata si sono tenute le riunioni, quasi in contemporanea ad Assergi e a L’Aquila, del consiglio direttivo del Parco Gran Sasso e delle commissioni consiliari del Comune, la prima e la quinta.

Il Parco doveva nominare un nuovo direttore, vacante ormai da tempo. L’ente va avanti con una direttrice facente funzione e sulla nomina da fare pende anche una nota del Mase che tempo fa ha intimato ai parchi di utilizzare, per la scelta della terna da inviare al Ministero, criteri oggettivi e certosini lasciando da parte ogni discrezionalità. Criteri, quelli adottati da diverse aree protette, contestati da diverse sigle sindacali, anche in Abruzzo dall’USB. Ieri, alla prova del nove, in consiglio è mancato il numero legale. Un caso o la controprova di conflitti in seno all’ente? Lo dirà il tempo.

Nel frattempo, a Palazzo Margherita, doppia seduta di commissioni, entrambe a tema Gran Sasso. La commissione Bilancio voleva vederci chiaro sulla vicenda del parcheggio a Campo Imperatore. L’estate 2023, dopo i positivi esperimenti degli anni precedenti, è stata di nuovo all’insegna della sosta selvaggia. La Commissione, richiesta dal Passo Possibile, voleva capire le cause del mancato rinnovo della Convenzione del parcheggio estivo a Campo Imperatore fra Provincia e C.T.G.S. Apriti cielo, ne è venuto giù un parapiglia istituzionale tra enti.

“Una situazione surreale per chi vi ha assistito e per la città che subisce le conseguenze di questo pressappochismo da chi la governa”, hanno commentato a margine della commissione i consiglieri diel “Passo Possibile” Elia Serpetti, Emanuela Iorio, Massimo Scimia e  Alessandro Tomassoni.

“Molti dubbi – spiegano i consiglieri – sono sorti persino sull’iter autorizzativo a realizzare ab initio il parcheggio stesso, come è emerso a chiare lettere nel confronto”. “Ma potremmo parlare – insiste il Passo Possibile – anche di sottoservizi mai realmente considerati (non si sa nemmeno quale sia il gruppo di lavoro ad oggi), di un Albergo che ancora non vede la luce, dello stato dell’arte del Progetto Speciale Territoriale  Scindarella-Monte Cristo.

Proprio su quest’ultimo punto si consumava altrove l’ennesimo strappo, almeno per chi crede siano gli impianti per lo sci invernale il futuro principale del Gran Sasso. La giunta regionale, infatti, ha approvato lo schema di decreto per la trasformazione del Sic del Gran Sasso in una Zsc, zona di protezione speciale. Un atto dovuto praticamente. L’Italia a riguardo è sotto procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

La mancata adozione delle Zsc è una delle decine di procedure d’infrazione per violazione del diritto dell’Unione europea e il settore ambientale è di gran lunga in testa alla classifica di non conformità alle norme europee. La procedura di infrazione 2015/2163, in particolare, è stata attivata proprio per la mancata designazione di Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e la mancata adozione delle misure di conservazione previste dalla direttiva Habitat.

Messe alle strette le Regioni sono corse ai ripari. In Abruzzo mancava da sanare solo la Zsc del Gran Sasso per la quale Regione aveva chiesto ulteriore tempo in attesa di chiarimenti con il Ministero sul poligono militare di Monte Stabiata e, appunto, sul Progetto Speciale Territoriale  Scindarella-Monte Cristo“. All’esito delle interlocuzioni con il ministero il Piano Scindarella Monte Cristo, che secondo la Regione era stato approvato prima della Sic, resta possibile ma, con l’approvazione della Zsc e salvo clamorosi colpi di scena e ricorsi, il Governo scrive la parola fine sulla ipotesi di riperimetrazione dei Sic e delle Zsc. Quest’ultima proposta era stata avanza dal Comune dell’Aquila già nel 2018 con l’approvazione di una delibera di giunta. Recentemente era stata ripresa dopo la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni politiche. Proprio il ministro Gilberto Pichetto Fratin, titolare del Mase per il governo Meloni, si era detto disponibile ad una valutazione in tal senso. L’esito sembra andare in una direzione totalmente opposta e questo fa capire, forse più di ogni altra cosa, quanto quella strada fosse impervia da percorrere.


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