Regione Abruzzo, Marsilio insiste: nuova legge elettorale con il collegio unico regionale

di Alessio Ludovici | 14 Aprile 2024 @ 05:00 | POLITICA
Marco Marsilio
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L’AQUILA – Questa volta, ha specificato all’indomani dell’insediamento della giunta, “fa parte del mandato di governo la nuova legge elettorale con il collegio unico regionale, al posto dei quattro provinciali”.

Naufragata nella scorsa legislatura, era stata presentata dallo stesso Marco Marsilio, il centrodestra ci riprova. “La riproporremo con uno spirito costruttivo, aperto al confronto, ma con l’obiettivo di approvarla nei primi sei mesi della legislatura, il più lontano possibile dalle prossime elezioni”.

Un vero e proprio pallino di Marsilio, che già subito dopo le elezioni aveva annunciato la riforma, che è quindi, dichiarazioni alla mano, la principale priorità di questo inizio di legislatura.

“Nella passata legislatura evidentemente non erano mature le condizioni, ma non mi sono arreso. Ora mancano cinque anni alle prossime elezioni ed è giusto porre questo tema al centro nel primo giorno della legislatura”.

La norma, ha insistito Marsilio, va “approvata il prima possibile, e migliorerà da subito la qualità della legislazione. Tutti gli assessori hanno un appartenenza territoriale, San Salvo, Trasacco, Corropoli, L’Aquila, Pescara e così via, e saranno indotti a non fare gli assessori della loro città né della loro provincia. Dovranno invece essere assessori al servizio dell’intera comunità abruzzese, perché ad essa, con il collegio unico, dovranno poi rispondere. E aggiungo anche che i consiglieri dovranno essere al servizio dell’intera comunità abruzzese”. 
 

No ai sindacalisti del territorio, questo il principio che ispira il Presidente. “Consiglieri e assessori – conclude il presidente- non devono fare i sindacalisti del piccolo territorio, contro il resto dell’Abruzzo. Per questo dico e confermo che una nuova legge elettorale col collegio unico regionale aiuterà a far crescere la classe dirigente”. 

Principio che però non convinse affatto il consiglio dell’undicesima legislatura. Il rischio, ribadito dall’Uncem dopo le elezioni, che possa sfavorire le aree interne del paese.

“Non tiene conto del continuo spopolamento nelle aree montane” scriveva l’Uncem lo scorso marzo, “e non solo quella giovanile, ma di intere famiglie che in assenza di strutture e servizi sanitari, (ambiti sociali che abbracciano territori tra loro distanti e irraggiungibili) non tiene conto dell’abbandono scolastico e della difficoltà a raggiungere le scuole di montagna.”

Una legge che rischia di “acuire le distanze tra aree ricche e aree povere della nostra regione in maniera definitiva creando una rappresentanza politica ed elettorale concentrata sull’area di grande densità abitativa rispetto a un’area interna dove prevale lo spopolamento in modo irreversibile pregiudicando il futuro e creando una desertificazione della quasi totalità del territorio regionale”.

Saranno penalizzati, questo il concetto, i candidati delle aree interne e montane, quelle con meno popolazione rispetto ai concorrenti provenienti dalle città e in particolare dai grandi agglomerati urbani della costa adriatica.


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