Schermata 2014-03-12 alle 10.54.48“In relazione ai richiami operati da alcuni organi di stampa all’articolo della Carta di Pisa ai sensi del quale un amministratore si impegna a dimettersi ovvero a rimettere il mandato ‘nel caso in cui sia rinviato a giudizio o sottoposto a misure di prevenzione personale e patrimoniale per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti’, si evidenzia che questa fattispecie non si configura per i candidati alle primarie organizzate dalla coalizione “Insieme il nuovo Abruzzo“, in quanto nessuno di essi ha ricevuto richieste di rinvio a giudizio per tali fatti, ma vi e’ stata soltanto una richiesta d’appello a seguito di sentenza di assoluzione”.

Lo precisano Andrea Catena, presidente del Comitato “Insieme il nuovo Abruzzo”, e Marco Rapino, vicesegretario regionale del Partito democratico, in relazione alla posizione di Luciano D’Alfonso, anche se il suo nome non vine mai citato.

“Al riguardo – proseguono Catena e Rapino – giova osservare che mentre il rinvio a giudizio e’ disposto da un’autorita’ giudiziaria terza ed imparziale a fronte della richiesta di una delle parti del processo penale, l’appello si effettua unicamente a richiesta di una delle parti del processo, senza che l’autorita’ giudiziaria si pronunci al riguardo. In conclusione si osserva che l’unica decisione nel merito delle richieste dell’accusa e’ stata quella disposta dal tribunale che ha assolto con formula piena rispetto a tutte le imputazioni. Le discussioni su questo punto sono dunque destituite di fondamento e strumentali. Dal 9 marzo abbiamo un candidato presidente, che ha dimostrato da amministratore di saper fare molto per la nostra regione,scelto da decine di migliaia di elettori, e non da qualche tavolo romano o segreteria locale ristretta. Nell’interesse di tutto l’Abruzzo – concludono il presidente del comitato ed il vicesegretario del Pd abruzzese – da oggi discuteremo soltanto delle idee e delle proposte che avanzeremo e degli impegni che assumeremo di fronte agli elettori, in modo serio concreto e verificabile”.

Di contro le dichiarazioni del presidente regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, a margine di una conferenza stampa per presentare la manifestazione del suo partito in programma domani, a proposito della candidatura alla Regione di Luciano D’Alfonso in relazione alla sottoscrizione della Carta di Pisa da parte dell’alleanza “Insieme, il nuovo Abruzzo”.”Considerato che quotidiani come La Stampa, il Fatto Quotidiano, e Repubblica, stiano ponendo questa vicenda addirittura come un caso nazionale, credo che il Pd si debba porre il problema”. “Sono regole – ha evidenziato – che hanno loro. Poi se a queste regole si attengono o meno a seconda delle convenienze, questo e’ un problema che hanno loro con i loro elettori”.

Anche le reazioni del segretario provinciale di Rifondazione Comunista-Sinistra europea, Marco Fars, e il consigliere regionale dello stesso partito Maurizio Acerbo non erano state tenere rispetto alla candidatura di D’Alfonso. “E’ tipicamente berlusconiano pensare che il voto delle primarie cancelli le questioni che rendono inopportuna la candidatura di Luciano D’Alfonso, tra cui ricordiamo quella non secondaria che un’eventuale condanna in appello riporterebbe al voto la Regione dopo pochi mesi. Il risultato delle primarie non modifica quindi il nostro giudizio sull’inopportunita’ della candidatura di Luciano D’Alfonso alla presidenza della Regione Abruzzo semmai lo rafforza”. “Non sosterremo questo centrosinistro (la o finale non e’ un errore ortografico) dato che e’ persino dubbio che possa essere qualificato un ‘meno peggio’: le relazioni di D’Alfonso con le imprese ci sembrano piu’ preoccupanti di quelle di Pagano e Chiodi con le amanti. Lavoreremo per costruire con l’altro Abruzzo, quello che non ne puo’ piu’ dei vecchi sistemi di potere e si batte per i beni comuni, una proposta alternativa, di sinistra e ambientalista”. I due esponenti politici hanno sostenuto, poi, che “la bassa affluenza dimostra che c’e’ un malessere diffuso rispetto a un Pd che in Abruzzo ha collezionato negli ultimi anni piu’ inchieste della camorra in Campania ma che non riesce a fare i conti con la questione morale. Soltanto le comunali di Pescara e di altri piccoli centri hanno risollevato un dato di affluenza che appare piuttosto gonfiato per nascondere il flop sul territorio regionale. Dopo il Fatto Quotidiano – concludono – anche La Stampa ha segnalato il caso Abruzzo e non c’e’ davvero bisogno di essere giustizialisti per rendersi conto che in qualsiasi paese europeo i fatti e le relazioni oggetto delle inchieste avrebbero spinto a un prudente passo indietro”.

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