di Maria Cattini – Senza grandi visioni politiche, se non attendere che Giovanni Legnini riesca o meno ad ottenere la carica all’Antitrust per decidere sul da farsi, la politica abruzzese prende in prestito dal mondo animale la più disperata delle tecniche di difesa: “fingersi morti”.
L’ex vice Presidente del Csm Legnini rimane, infatti, impegnato in una partita romana delicatissima, che sta mettendo a dura prova prova tutte le sue capacità di fine stratega. La nomina a Presidente dell’Antitrust è sicuramente la sua ambizione più alta: oltre ad essere una nomina importante come quella che ha appena lasciato, aumenterebbe il suo prestigio anche in ambienti internazionali e andrebbe ad accrescere il curriculum per futuri incarichi sempre più prestigiosi. Inoltre gli garantirebbe uno stipendio di tutto rispetto, tra i più alti riconosciuti nei ruoli della pubblica amministrazione: 240.000 euro annui, praticamente il massimo consentito. Nel frattempo, però, Legnini sta tenendo con il fiato sospeso tutto il centro sinistra abruzzese. E non solo.
“In un momento difficile per il Paese e per l’Abruzzo si tratta di verificare se ci sono le condizioni per una iniziativa che vada oltre i vecchi e nuovi recinti politici e parli direttamente ai cittadini”: ha dichiarato sibillinamente Legnini, lo scorso week end, ai margini di una manifestazione a L’Aquila.
Un messaggio che parrebbe rivolto non solo alla sua parte politica ma anche a chi, nel centro destra, non si riterrà soddisfatto della scelta del futuro candidato Presidente.
Il piano B di Legnini prevede infatti che una sua eventuale candidatura in Abruzzo sia caratterizzata dal “civismo”, ossia un enne numero di liste civiche che raccolgano più alleati possibili, di tutti gli ex schieramenti politici senza i simboli storici, per far fronte all’ascesa dei populisti , leggi “i grillini”, e dei sovranisti, vedi Lega. Una grande “ammucchiata”, la definirebbero i più maliziosi, per stoppare il nuovo che avanza anche in Abruzzo. Piano, non difficilissimo da realizzare in una regione che, per l’attuale establishment burocratico amministrativo, deve sempre rimanere fedele ad una visione borbonica dello Stato, dove l’interesse del popolo, che pur si dice di voler tutelare, deve coincidere strettamente con quello dei suoi sovrani. Altrimenti “brioche”.
Ma molti cominciano a pensare che il vero scopo del Piano B di Legnini sia solo quello di rafforzare la sua candidatura a Presidente dell’Antitrust che, attualmente, godrebbe solo dell’appoggio convinto del Presidente Mattarella. Lo spauracchio di una sua discesa in campo in Abruzzo servirebbe quindi a convincere la sua ex allieva Sara Marcozzi a spingere sul M5s nazionale per bontà della sua candidatura all’Antitrust, in modo da ottenere il via libera definitivo. E disinnescare, quindi, l’unico nemico veramente temibile del M5s per la prossima tornata elettorale in Abruzzo.
Ecco perché, in una situazione di totale incertezza, la maggior parte delle forze politiche si voltano dall’alta parte, con la richiesta di non commentare e dichiarare alcunché, almeno fino a quando la partita dell’Antitrust non sarà conclusa.

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