Recovery Plan, Abruzzo: Marsilio e 11 miliardi tra annunci, silenzi e numeri che non tornano

Una riflessione di Paolo Della Ventura

di Redazione | 13 Dicembre 2020 @ 06:13 | POLITICA
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Sulla “Proposta Abruzzo” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), cioè il piano italiano del Recovery Plan, ci sono tante cose che non tornano: la tempistica, i modi di presentazione e pubblicazione di un documento così importante, le date e -soprattutto- i numeri: quasi 11 miliardi di euro (precisamente, 10.852.071.102). Con progetti decisi, di fatto, dal presidente della Regione e, nella sostanza da assessori e capi dipartimento, come chiarito nello stesso documento.

Cerchiamo, pertanto, di fare un po’ di chiarezza, tra gli annunci in pompa magna del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, la sordina con cui la proposta regionale è stata pubblicata sul sito istituzionale e un incredibile silenzio dell’opposizione in Consiglio regionale, oltre che della stessa maggioranza. Sempre tutti pronti a scrivere post sui social e comunicati alla stampa, ma su questo non sembra esserci stato altro se non il silenzio generale. Ma procediamo con ordine.

La tempistica e le date

Il 15 settembre scorso escono le linee guida nazionali del PNRR. Due giorni dopo, il 17, l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, annuncia che la Regione Abruzzo ha richiesto al Ministero 1 miliardo e 341 milioni di euro “per l’adeguamento e la ristrutturazione di tutti i presidi ospedalieri abruzzesi. Il programma di interventi, dopo l’approvazione, sarà finanziato con i fondi europei del Recovery Plan.

Passano due settimane e l’1 ottobre è lo stesso presidente Marsilio che, alla presenza dell’allora assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, dà l’annuncio, in un incontro con sindacati e rappresentanti di categoria, “di 73 proposte progettuali per 7 miliardi e mezzo di euro su cui sta lavorando una cabina di regia” e “su cui saranno convogliati i fondi europei del Recovery Fund”.

Due settimane dopo, il 15 ottobre, la Regione presenta (non si sa a chi, probabilmente al governo, ma non è chiaro, né a chi precisamente) per “quanto riguarda il Recovery fund, una banca dati di progetti pari a 9 miliardi di euro per complessivi 74 progetti. E’ lo stesso presidente Marsilio che ne dà annuncio, ma solo il successivo 9 novembre, ma solo come notizia marginale, quasi di poco rilievo, in un ennesimo incontro, questa volta on line con i rettori degli atenei abruzzesi.

La “Banca progetti della Regione Abruzzo” così come è definita nello stesso documento attraverso cui sono stati presentati i progetti, dal titolo “L’Abruzzo e il PNRR: Il contributo della Regione al rilancio del Paese.” è stata pubblicata sul sito istituzionale della Regione solo il 3 novembre, per altro senza tanta pubblicità e quasi nascosto, in sezioni e sottosezioni all’interno del sito.

Le modalità

Nel documento si legge, intanto, che

nella scrittura del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza il ruolo delle Regioni deve essere ancora chiarito”, in quanto “la preparazione del PNRR è nella responsabilità del Governo e, in particolare, del Comitato interministeriale per gli Affari europei.”

Ma la questione legata a modalità di scrittura del Piano nazionale, modalità di selezione dei progetti e, soprattutto, governance e gestione dei fondi è, come noto, già fonte di asperrime polemiche politiche delle ultime settimane. Pertanto si rinvia, su questo, alla cronaca nazionale degli ultimi giorni.

In questa sede, invece, è di estremo interesse rilevare che, come accennato in apertura, la “Proposta Abruzzo” al Recovery Plan italiano è avvenuta solo e soltanto

“dando luogo – si legge nel documento – ad un confronto tra Dipartimenti”, attraverso “il coordinamento del Dipartimento della Presidenza della Regione Abruzzo” che “ha attivato una Cabina di pilotaggio per il PNRR, cui hanno partecipano i Capi Dipartimento, coadiuvati dalle proprie strutture.

Quindi, un documento di programmazione economica, forse tra i più importanti della storia regionale (essendo a sua volta, forse, parte componente del più importante documento di programmazione economica nazionale) è stato elaborato di fatto in 15 giorni, dalle sole strutture della Regione e senza alcun confronto, di metodo e di merito, con le parti sociali e con tutti i principali interlocutori del territorio. Cui, invece, si sono fatti soltanto incontri, meramente informativi e solo sui grandi numeri e soltanto a posteriori. Senza dettagli.

Dei quali invece si riportano i numeri su un documento ufficiale pubblicato in sordina e sotto silenzio, e la cui ricerca è difficile e senza l’evidenza e la rilevanza che invece un documento così importante richiederebbe.

I numeri

Quanto ai numeri, come evidenziato in precedenza, si passa da 1,341 miliardi di euro dell’annuncio dell’assessore regionale alla Sanità (17 settembre) ai 7,5 miliardi di Marsilio (1 ottobre), ai 9,3 miliardi circa che lo stesso Marsilio annuncia il 9 novembre.

I numeri, in verità invece, e dal documento presentato al governo e successivamente pubblicato sul sito istituzionale, parlano invece di complessivi circa 11 miliardi di euro (10.852.071.102).

Numeri che, in estrema sintesi, si possono riassumere come dalla seguente tabella:

marsilio, regione abruzzo, pnrr, recovery plan, nextgenerationEU, fondi europei

In conclusione, stupisce come -per un documento talmente importante- ci siano state modalità, tempistiche, date e numeri così approssimati ed approssimativi da parte del presidente della Regione.

Speriamo, più che altro, che al di là di tutto quanto evidenziato, questo documento possa portare i frutti sperati e non segua quelli della vicenda della sua recente ordinanza che da rossa, riportava ad arancione la zona regionale.

Anche perché, e questo vale anche più in generale per il Piano nazionale, se si sbaglia questa partita e se si perde questo treno, i risultati saranno disastrosi per tutti (enti, istituzioni, imprese, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori, famiglie). Ma per almeno due (se non anche tre) decenni, essendo il piano di ripresa per e della prossima generazione. La Next Generation, appunto, a cui pensa il piano europeo.


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