Razzo cinese in caduta incontrollata sulla Terra: nessun rischio per l’Italia

La Protezione civile: "Non si possono ancora del tutto escludere tre possibili traiettorie sul Centro-Sud Italia". Il vettore, chiamato "Lunga Marcia 5" (22 tonnellate), dovrebbe frantumarsi in piccole parti impattando con l'atmosfera

di Redazione | 29 Luglio 2022 @ 19:18 | CRONACA
razzo
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ROMA – Sembra esclusa la caduta sul territorio italiano di uno o più frammenti dello stadio centrale del razzo cinese “Lunga Marcia 5”, in rientro incontrollato nell’atmosfera. Lo riporta il sito di Rainews24.

Le ultime previsioni aggiornate, elaborate dall’americana Aerospace Corporation, collocano la caduta nella tarda serata di sabato 30 luglio, con un’incertezza di circa 7 ore. Eppure, stando a nuovi aggiornamenti, la Protezione Civile ha fatto sapere che non si possono ancora escludere tre differenti traiettorie verso il nostro Paese. Queste ultime potrebbero interessare il Centro-Sud, in particolare Lazio (da Latina verso Sud), Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia.

L’Agenzia spaziale cinese ha rassicurato la Nasa e le altre agenzie spaziali sul fatto che i frammenti del razzo possano cadere in un’area abitata: la traiettoria più probabile localizza il punto di caduta nell’oceano. Dovendo fare una valutazione approssimativa, la possibile area di caduta dei detriti comprende Stati Uniti, Africa, Australia, Brasile, India e Sud-Est asiatico, una porzione di Terra a dir poco enorme.

Nasa: “La Cina non rispetta gli standard di responsabilità per i detriti”

Altre agenzie spaziali hanno progettato i loro razzi in modo tale che questi si disintegrino in pezzi più piccoli durante il rientro. Ciò accade da quando (era il 1979) grandi pezzi della stazione spaziale Skylab della Nasa caddero fuori orbita e atterrarono in Australia. L’amministratore della Nasa, Bill Nelson, ha dichiarato: “È chiaro che la Cina non sta rispettando gli standard di responsabilità per quanto riguarda i suoi detriti spaziali. Le nazioni spaziali devono ridurre al minimo i rischi per le persone e le proprietà sulla Terra derivanti dai rientri di oggetti spaziali e massimizzare la trasparenza di queste operazioni”.

I precedenti del “Lunga Marcia”

La stessa configurazione del “Lunga Marcia 5” (che pesa 22 tonnellate) è stata già lanciata due volte, una nel maggio 2020 e l’altra nel maggio 2021, trasportando diversi elementi della Stazione spaziale cinese “Tiangong”. In entrambe le occasioni, i detriti dello stadio centrale del razzo sono stati scaricati sulla Terra, in Costa d’Avorio e nell’Oceano Indiano. Questi incidenti hanno un precedente importante: un prototipo che si schiantò nell’Oceano Pacifico nel 2018; fortunatamente, nessuno di questi episodi ha causato danni, ma ha suscitato critiche da parte di diverse agenzie spaziali.

La Difesa italiana: “Monitoriamo il rientro incontrollato del razzo”

Rispetto alle cartine elaborate nei giorni scorsi, l’Italia e l’Europa non sarebbero più interessate dalle linee che tracciano le possibili traiettorie di sorvolo (ellittiche) percorse dall’oggetto (la nota della Protezione Civile, che fa riferimento a tre possibili traiettorie sul Centro-Sud Italia è di pochi minuti fa). In un comunicato, lo Stato maggiore della Difesa ha reso noto che “il Centro Space Situational Awareness di Poggio Renatico (Fe), in coordinamento con il Comando delle Operazioni Spaziali (COS) della Difesa, che opera alle dipendenze del Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi), sta monitorando il rientro incontrollato nell’atmosfera del secondo stadio di un razzo cinese. Ad oggi, l’ingresso nell’atmosfera è stimato nella tarda notte di sabato 30 luglio, significando che ulteriori misurazioni permetteranno di definire con più precisione i parametri di rientro”.

“Più ci avviciniamo all’evento e più si restringe la finestra di incertezza, anche se il margine di errore rimane sostanziale fino all’ultimo: solo a posteriori si può avere un’idea di dove siano caduti i frammenti” spiega Luciano Anselmo, ricercatore presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” del Cnr (Isti-Cnr) ed esperto in dinamica spaziale. La porzione che potrebbe rivelarsi più resistente “è il blocco con i due motori a idrogeno e ossigeno liquido: usati per la propulsione, sono realizzati con materiali che resistono molto bene al calore, perché altrimenti si fonderebbero durante il funzionamento. Questo blocco motori – aggiunge Anselmo – ha una massa di circa 2-3 tonnellate: è probabile che si frammenti nell’impatto con l’atmosfera, ma potrebbe comunque generare detriti piuttosto massicci e dunque potenzialmente pericolosi”.

 

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