Razzismo e discriminazione, le Democratiche abruzzesi con Beatrice Ion

di Redazione | 16 Luglio 2020 @ 11:27 | POLITICA
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“I recenti avvenimenti di intolleranza e violenza a sfondo razziale, sociale e sessuale, ci richiamano – scrivono in una nota le Donne Democratiche d’Abruzzo – a una riflessione profonda al di là delle sempre opportune e doverose parole di vicinanza e attestati di solidarietà, in questo ultimo episodio nei confronti della giocatrice della nazionale italiana di basket paralimpico, Beatrice Ion, che è stata vittima di una doppia discriminazione, razziale perché di origine straniere e sociale perché disabile, ma come non ricordare le aggressioni fisiche e verbali, queste soprattutto sui social, subite dalla capitana della quadra nazionale di calcio femminile, Sara Gama e dalla discobola della nazionale italiana di atletica leggera Daisy Osakue.  Le parole offensive pronunciate “straniera di m. … torna nel tuo paese”, “quella non è italiana, non ne possiede le caratteristiche e i cromosomi” sono rivolte a donne, atlete, disabili, perché il razzismo non risparmia neanche il mondo sportivo, femminile e della disabilità, anzi se c’è razzismo verso gli atleti questa è la cartina di tornasole della nostra società.

Nella quotidianità – continuano – ogni giorno queste frasi sono a volte solo pensate e spesso sono palesemente rivolte a tantissime persone che vivono, abitano i nostri paesi e le nostre città. Allora il razzismo, l’intolleranza e la discriminazione continuano a essere un problema trasversale della nostra società che colpisce laddove la diversità di genere, di etnia, la diversità sociale e di religione, di sessualità, non è riconosciuta come un diritto e come una libertà di ognuno da tutelare in quanto tale, ma è considerata come uno status di inferiorità che autorizza l’esclusione e la dominazione sociale. E’ quindi una questione culturale e in Italia, dove la Costituzione ci insegna l’uguaglianza tra le persone e ci ricorda che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza, non è più accettabile che si tollerino o non si contrastino tali comportamenti con scelte precise e nette che agiscano a tutto tondo in vari settori, partendo dall’insegnamento nelle scuole della cultura del rispetto e del diritto alle differenze, anche attraverso la predisposizione di percorsi di attività sociale obbligatoria presso associazioni o enti che svolgono funzioni nel campo della lotta a ogni forma di discriminazione. 

Oggi – concludono – ci uniamo al suo grido di allarme, perché nel luogo in cui vive non riesce a sentirsi più tranquilla, perché è minacciata e vessata, lei insieme alla sua famiglia. Vogliamo darle il nostro appoggio, e anche la nostra ospitalità, perché possa sentirsi al sicuro e libera. Per continuare a poter fare quello che ama, in serenità”.

 


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