Rapporto Crea Sanità: Abruzzo terzultima in Italia

di Redazione | 16 Luglio 2022 @ 20:33 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
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L’AQUILA – Le regioni in cui la popolazione ha le maggiori opportunità di tutela socio-sanitaria sono il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e la Lombardia. Quelle con le minori opportunità di tutela socio-sanitaria sono, invece, Abruzzo, Campania e Calabria: è quanto emerge dalla X edizione del progetto “Le Performance Regionali”, di Crea Sanità, il centro per la ricerca economica applicata in sanità. 

Lo riporta il ‘Quotidiano sanità’.

E’ stato publicato l’annuale rapporto del Crea Sanità sulle performance dei sistemi sanitari regionali, che segnala come vi siano molte differenze tra le regioni d’Italia, con una distinzione tra regioni del Nord e del Sud Italia:

“Come nelle precedenti edizioni, secondo le valutazioni del Panel, anche le migliori performance regionali attuali risultano significativamente distanti da una Performance ottimale. Il divario fra la prima e l’ultima Regione del ranking rimane molto rilevante: quasi un terzo delle Regioni non arriva a raggiungere il livello del 30%”.

l ranking è frutto di una metodologia di valutazione multidimensionale e multiprospettiva, che “media” le preferenze di stakeholder del sistema, appartenenti alle categorie Utenti’, ‘Istituzioni’, ‘Professioni sanitarie’, ‘Management aziendale’ e ‘Industria medicale’, su 6 Dimensioni: Appropriatezza, Economico-Finanziaria, Equità (di accesso), Esiti, Innovazione e Sociale. Nel 2022 le preferenze sono state elicitate con il contributo di un Panel di esperti/stakeholder composto da 107 esperti.

La sintesi del report
In questa annualità si è, in particolare, voluto consolidare l’estensione della valutazione alla dimensione Sociale, anche con la partecipazione nell’Expert Panel di rappresentanti degli Enti locali, in ossequio alla crescente consapevolezza della relazione inscindibile tra Sanità e Sociale, e del ruolo che, in tale ottica, spetta agli Enti Locali (in primis i Comuni) nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Nel ranking le Regioni oscillano da un massimo punteggio di Performance del 54% (fatto 100% il risultato massimo raggiungibile) ad un minimo del 24%: il risultato migliore è ottenuto dal Veneto ed il peggiore dalla Regione Calabria. Come nelle precedenti edizioni, secondo le valutazioni del Panel, anche le migliori Performance regionali attuali risultano significativamente distanti da una Performance ottimale. Il divario fra la prima e l’ultima Regione del ranking rimane molto rilevante: quasi un terzo delle Regioni non arriva a raggiungere il livello del 30%. Quattro Regioni sembrano avere livelli complessivi di tutela significativamente migliori dalle altre: Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. Di queste due hanno livelli di Performance che superano la soglia del 50% (rispettivamente Veneto ed Emilia Romagna, rispettivamente con il 54% ed il 52%).

Altre due (Toscana e Lombardia) si posizionano a ridosso, con punteggi rispettivamente del 48% e il 44%. Nel secondo gruppo, troviamo quattro Regioni con livelli dell’indice di Performance superiori al 40%: P.A. di Trento, Umbria, Friuli Venezia Giulia e P.A di Bolzano. Nel terzo gruppo sono Sardegna, Piemonte, Valle d’Aosta, Marche, Liguria e Lazio e Basilicata, con livelli di Performance abbastanza omogenei, ma inferiori, compresi nel range 30-40%. Infine, 6 Regioni, Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Campania e Calabria, con livelli di Performance inferiori al 30%. Nel miglior risultato del Veneto e dell’Emilia Romagna, incide significativamente l’introduzione della nuova Dimensione Sociale; che peraltro ha penalizzato ulteriormente la Calabria, che negli anni rimane stabilmente ultima e senza segni di particolare recupero. Le Dimensioni Esiti, Sociale ed Appropriatezza contribuiscono per circa il 60% alla Performance, in modo abbastanza equidistribuito: 22,1%, 18,0% e 17,7% rispettivamente; segue la Dimensione Equità (16,6%); Innovazione ed Economico-finanziaria, contribuiscono rispettivamente per il 13,1% ed il 12,5%. Sebbene con alcune apprezzabili differenze quantitative, il Sociale è nelle prime tre posizioni per Utenti, Professioni sanitarie ed Industria; la Dimensione Esiti è tra le prime tre per tutte le categorie, ad eccezione di Istituzioni e Management; quest’ultima, insieme al  Management, continua ad avere priorità di tipo “gestionale”, in termini di risorse, appropriatezza ed innovazione

Rispetto alla precedente edizione, si registra una riduzione notevole del “peso” associato alle dimensioni Equità ed Esiti (-15,3 e -10,1 punti percentuali rispettivamente); si riduce anche il peso della Dimensione Economico-finanziaria (-1,9 punti percentuali); è invece in aumento il contributo di Appropriatezza e Innovazione (+5,5 e +3,6 punti percentuali rispettivamente). La dinamica dei “pesi”, in particolare l’incremento di Appropriatezza e Innovazione, sembra poter essere messa in relazione con il disegno di ammodernamento del SSN formulato a seguito degli stanziamenti di risorse per investimenti legato al postpandemia; ed anche all’importanza dell’innovazione organizzativa e tecnologica (vaccini etc.), per contrastare efficacemente la pandemia.

Le reazioni

Si sono fatte sentire subito le opposizioni in Consiglio regionale, che hanno commentato il report: un balletto al quale, d’altra parte, si assiste ogni anno da una decina a questa parte, chiunque sia la parte politica in Giunta. Primo a intervenire il capogrupo del Pd Silvio Paolucci, che è anche stato assessore alla Sanità negli anni della fine del commissariamento:

“Dopo 40 mesi di governo Marsilio l’Abruzzo è fra le peggiori performance d’Italia nell’annuale rapporto Crea Sanità 2022: terzultimo posto, fanalino di coda fra le regioni a conferma dell’evidente passo indietro fatto nel triennio 2019-2021. Drammatico l’impatto in termini di servizi per i pazienti e le famiglie abruzzesi. Vanificati tutti gli sforzi compiuti durante la legislatura precedente per portare la sanità regionale fuori dal commissariamento e ricominciare a salire la classifica nazionale, cosa che negli anni scorsi era avvenuta, basta confrontare le performance del 2018, ultimo anno del centrosinistra con quelle relative alla Giunta a trazione Fratelli d’Italia. La stasi degli ultimi tre anni, che ha visto crescere il debito sanitario su tutti i territori e ha costretto migliaia di pazienti alla fuga per curarsi, aggiunta alla sonora bocciatura che arriva dalla decima edizione del progetto “Le Performance Regionali” del Centro per la ricerca economica applicata in sanità, sono l’ennesima conferma dell’assoluta mancanza di programmazione sanitaria da parte del governo di centrodestra”.

Per il segretario regionale del Pd Michele Fina

“I risultati del rapporto del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea) sono la certificazione di quanto sosteniamo da tempo, e che è del resto evidente a tutti gli abruzzesi: la gestione e la programmazione dell’amministrazione Marsilio sono disastrose, quando non del tutto assenti. Non servono grandi esperti per evidenziare che è la sanità che assorbe gran parte del bilancio regionale, che è la gestione della sanità il settore più sensibile e decisivo per la qualità della vita dei cittadini, che è dai rendimenti della sanità che si misurano le capacità delle classi politiche regionali. Non servono grandi esperti per leggere le cronache, quotidiane, che parlano di malcontento dei lavoratori e di carenza dei servizi in tutti gli angoli d’Abruzzo, di gravissimi casi di inefficienza, di un’assenza di programmazione che si tenta maldestramente di celare attraverso annunci scomposti e approssimativi, come quelli che riguardano l’edilizia sanitaria, o scuse debolissime, come ad esempio la pandemia che naturalmente riguarda tutti, non solo la nostra regione, vessata dalla malagestione del governo della destra”.
Tocca all’assessora regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, in serata, chiarire, però, a cosa si riferisce realmente il rapporto Crea: non al sistema sanitario in quanto tale, bensì alla qualità della vita di un territorio nel suo complesso sistema sociale a sanitario: 

“Il rapporto Crea Sanità non certifica la qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane: è bene precisarlo, visto che alcuni esponenti della minoranza in Consiglio regionale stanno facendo passare questo messaggio, omettendo colpevolmente di dire di aver ottenuto lo stesso tipo di classificazione negli anni della loro amministrazione. Il rapporto prende in esame tutta una serie di elementi, che comprendono addirittura la capacità dei Comuni di garantire l’accesso ai servizi sociali o la loro capacità di spesa di alcuni fondi, oltre alla percezione dei cittadini rispetto ad alcune prestazioni socio-sanitarie. E’ evidente e palese che non si tratta solo di competenze del governo regionale. La minoranza, però, continua a cavalcare la polemica, creando caos e confusione nei cittadini a fini propagandistici. La realtà è ben diversa e in questi anni dell’amministrazione di centrodestra alla Regione sono stati centrati importanti obiettivi per la comunità abruzzese e il nostro lavoro non si è mai fermato, nonostante le tante difficoltà incontrate o ereditate da chi ci ha preceduto”.  

Che cos’è il rapporto Crea

Il rapporto ‘Crea sanità’ è una iniziativa nata nel 2003 con il duplice scopo di diffondere le attività dei ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata (ora confluiti nel Centro Crea Sanità), nel campo dell’economia, politica e management sanitario e, allo stesso tempo, di fornire elementi a supporto delle politiche sanitarie, nella convinzione che governare un sistema complesso come quello sanitario richieda analisi e approfondimenti continui, scientificamente rigorosi e indipendenti.


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