Rapina all’Ivri, maxi arresto: un abruzzese tra i basisti

di Redazione | 30 Gennaio 2024 @ 15:12 | CRONACA
Print Friendly and PDF

Questa mattina, il Giudice per le Indagini preliminari di L’Aquila, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di L’Aquila, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 6 persone. 23 persone sono state perquisite, tutte indagate nell’ambito del medesimo procedimento penale: la rapina all’Ivri.

Le Squadre Mobili delle Questure di Chieti e Foggia e il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine avevano avviato le indagini nel 2022 dopo la rapina all’Istituto di Vigilanza IVRI-SICURITALIA, commessa il 24 marzo 2022 a San Giovanni Teatino (Chieti) da un gruppo armato di circa 20 persone, prevalentemente di origine cerignolana.

I rapinatori, muniti di armi corte e lunghe, e fucili mitragliatori del tipo AK 47, riuscirono ad entrare all’Ivri demolendo con un escavatore la recinzione perimetrale della sede della società e la parete esterna della “sala conta”. Vennero esplosi decine di colpi di arma da fuoco per impedire qualsiasi reazione da parte delle 14 guardie giurate in servizio.

I malviventi riuscirono a portare via la somma di circa 4,8 milioni di euro in contanti bloccando tutta l’area adiacente all’Istituto e l’intero raccordo autostradale Chieti – Pescara, paralizzando per ore il traffico in entrata ed in uscita dalle due città e cospargendo il manto stradale di chiodi a quattro punte. Inoltre, furono posizionati di traverso numerosi mezzi pesanti, poi dati alle fiamme, creando otto blocchi stradali. Durante la rapina, alcuni automobilisti, minacciati con le armi, vennero rapinati delle proprie auto.

18 mesi di indagine con la preziosa collaborazione della Squadra mobile di Foggia che hanno portato all’individuazione di un gruppo di 30 malviventi, di cui 6 con gravi elementi indiziari a carico e nei confronti dei quali è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I soggetti in questione sono prevalentemente pregiudicati cerignolani storicamente dediti a tale tipologia di reati, ma anche basisti locali abruzzesi. I reati contestati sono quelli di rapina aggravata, blocco stradale, ricettazione, riciclaggio, incendio, detenzione e porto di armi, simulazione di reato, tutti aggravati dal metodo mafioso di cui all’ articolo 416 bis 1 del codice penale.

L’Operazione ha interessato le province di Chieti, Teramo, Pescara, Foggia, Bari, Barletta-Andria-Trani e Napoli, ed ha visto l’impiego di oltre 300 uomini della Polizia di Stato, tra personale appartenente al Servizio Centrale Operativo, alle Squadre Mobili, ai Reparti Prevenzione Crimine, alla Polizia Scientifica, ai Reparti Volo di Pescara e Bari, alle pattuglie Unità Operative Pronto Intervento e che ha altresì visto l’impiego di unità cinofile antidroga ed antiesplosivo.

Nell’area cerignolana, oltre alle perquisizioni delegate dalla competente Autorità giudiziaria, si è reso necessario procedere ad ulteriori perquisizioni d’iniziativa alla ricerca di armi ed esplosivi. Gli arrestati sono stati condotti presso le Case Circondariali di Chieti, Teramo, Foggia e Trani.

I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal questore Aurelio Montaruli, dal dirigente della seconda divisione del servizio centrale operativa della Direzione centrale Anticrimine, Marco Martino, dal dirigente della Squadra Mobile di Chieti, Nicoletta Giuliante, e dal dirigente della Squadra Mobile di Foggia Marco Mastrangelo.


Print Friendly and PDF

TAGS