Quindici anni, un giorno

di Michela Santoro | 06 Aprile 2024 @ 05:00 | ANNIVERSARIO
Quindici anni, un giorno
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L’AQUILA – Era ieri che scappavamo di notte dalle nostre case, che piangevamo le nostre vittime. Era ieri la commissione grandi rischi. Erano ieri le tendopoli, i riflettori, gli alberghi sulla costa. Ieri le case di Berlusconi, i Map, le A, le B, le E e le F. I Musp. Le ordinanze. L’esercito per la strada. Le carriole. La zona rossa.

Erano ieri i puntellamenti, le demolizioni, le macerie. La protezione civile. I consigli comunali davanti al Senato. I fondi per l’emergenza. Ieri, la prima fiaccolata, poi la seconda, la terza, tutte.

Era ieri il dolore collettivo.

Si scoperchia l’orcio dei venti, oggi. E soffiano furiosi alzando una miriade di immagini, parole, promesse, petali di rose e fazzoletti bagnati, polvere, rumori, sfinimento e veglie.

Come un tornado si arruffano in un vortice che si porta addosso tutto quello che trova e gira e gira e non lo puoi fermare.

A sera rimetteremo a posto il coperchio, forzando non poco.

Passerà un altro anno ma oggi, sarà sempre ieri.

Nel video, il corteo della memoria, dalla Casa dello Studente a Viale Crispi

L’intervento del sindaco Pierluigi Biondi

Quindici anni dopo la tragedia del sisma che ha colpito L’Aquila e altri 56 Comuni del cratere sismico ieri sera, poco dopo le 21: 30, è partita da via XX Settembre la fiaccolata commemorativa delle 309 vittime che, dopo una sosta davanti la Casa dello studente, si è conclusa in Piazzale Paoli dove si trova il Parco della Memoria con una partecipazione di circa 1400 persone.

Il Comune dell’Aquila, con la partecipazione dell’Associazione familiari vittime del terremoto, ha organizzato l’iniziativa a cui ha preso parte il sindaco Pierluigi Biondi insieme ad altri rappresentanti dell’assise civica e delle Istituzioni nazionali, regionali e locali.

Il braciere installato all’interno della fontana che si trova al centro del memoriale è stato acceso da due giovani aquilani, nati nel 2009, anno del terremoto, ed entrambi frequentanti il conservatorio “A. Casella” del capoluogo abruzzese, Elisa Nardi e Tommaso Sponta, mentre il fascio di luce in memoria delle vittime è stato acceso dal cortile della sede municipale di Palazzo Margherita a causa dei lavori di ripavimentazione in corso a Piazza Duomo.

“I ricordi, in questi quindici anni, sono stati i nostri compagni silenziosi e discreti, che ci hanno guidato nelle scelte verso la rinascita della nostra città, sono stati la nostra bussola interiore. – ha sottolineato il primo cittadino – Chi è libero da quel passato sono i nati dopo il tragico evento e noi abbiamo il dovere morale di pensare a loro, aiutandoli a fare della memoria la sostanza della propria identità, ponendo in essere l’attività pura del rammemorare. Come simbolicamente hanno fatto, questa sera al Parco della Memoria, due giovanissimi studenti del nostro Conservatorio, Elisa e Tommaso. La memoria è un altrove che avvolge il nostro presente e noi aquilani siamo la nostra memoria”.

“Ero appena nata quando c’ è stato il terremoto e ho vissuto questa tremenda esperienza attraverso il racconto dei miei genitori. Sono orgogliosa di poter partecipare a questa celebrazione e di ricordare con tutti voi le vittime di questo tremendo terremoto” ha dichiarato Elisa Nardi.

“Mi sento privilegiato a poter essere presente qui questa sera, in rappresentanza dei ragazzi della mia età. Anche se non posso avere ricordi di quella notte, i racconti dei miei familiari mi hanno permesso di immaginare la paura e il dolore di quegli istanti.  Durante questi anni ho ascoltato anche le storie di amici e ragazzi più grandi. Dalle loro parole ho percepito la fatica e la determinazione che hanno avuto nel voler tornare e rimanere a L’Aquila. Questo desiderio di rinascita ha permesso alla città dell’Aquila di riacquistare la sua bellezza. Penso, inoltre, che, nonostante il terremoto abbia lasciato segni indelebili nella nostra città, questo evento ha in qualche modo contribuito a rafforzare i legami nella nostra comunità” ha dichiarato Tommaso Sponta.

Dopo l’accensione del braciere, al Parco della Memoria, è stata lettura dei nomi delle vittime del sisma e nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, in Piazza Duomo, si è svolta la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo metropolita dell’Aquila e presidente della Ceam (Conferenza episcopale abruzzese-molisana), cardinale Giuseppe Petrocchi con lettura dei nomi durante la preghiera eucaristica. Prima della benedizione il primo cittadino ha dato lettura di alcune sue riflessioni personali contenute in un messaggio rivolto alla cittadinanza.

Alle 3:32, ora del terremoto del 6 aprile 2009, la campana della chiesa delle ha suonato 309 rintocchi in onore di quanti hanno perso la vita quindi anni fa.

Oltre alla fiaccolata e alla celebrazione religiosa in calendario una serie di appuntamenti, molti dei quali promossi a seguito dell’avviso pubblico del Comune dell’Aquila, rivolto ad istituzioni culturali, enti, associazioni e comitati, finalizzato alla promozione di iniziative per continuare a coltivare la memoria di chi ci ha lasciato e mantenerne vivo il ricordo

L’Omelia tenuta dal Card. Petrocchi durante la Messa

Quella di stasera è la 11ma volta che celebro l’eucaristia nella ricorrenza del terremoto del 06 aprile 2009, che devastò L’Aquila e il suo territorio. Facciamo memoria, nella liturgia, delle 309 Vittime di quella catastrofica calamità; come anche di Coloro che sono deceduti successivamente, a causa dei traumi subìti. Portiamo nel cuore e nelle nostre preghiere il dramma di quanti sono stati profondamente feriti nella mente, negli affetti e nelle situazioni “esistenziali” da quegli eventi distruttivi. Ricordiamo pure gli Abitanti, delle aree a noi vicine, che hanno perso la vita o sono stati colpiti nelle rovinose “repliche telluriche” del 2016-2017. Raccogliamo, nella nostra invocazione e solidarietà fraterna, tutte le Persone che hanno patito, in altre parti del mondo e nelle diverse epoche, questo stesso “martirio sismico”. 

Il terremoto del 2009 costituisce un “osservatorio” sulle tragedie del mondo: le Vittime di quella immane disgrazia sono “Compagni di sorte” di altri Soggetti sui quali si sono abbattute le violenze di conflitti e di calamità dirompenti.

Il testo degli Atti degli Apostoli riporta la pubblica e coraggiosa professione di fede, pronunciata dall’Apostolo Pietro di fronte a quanti lo perseguitavano. «Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: “sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4, 8-12). Facciamo nostra questa solenne “attestazione” del Credo: la Pasqua di Gesù ci ha reso certi che la morte dei discepoli non rappresenta lo sfacelo ultimo e definitivo dell’esistenza, ma è passaggio alla Vita eterna: quella che non muore più. 

Stasera siamo riuniti qui proprio per proclamare, insieme al dolore per le Vittime del sisma, la nostra certezza che il vincolo di unità, che ci ha legato a loro, non si è spezzato, ma si è stretto ancora più forte: perché in esso è stato impresso il sigillo dell’amore evangelico. Sperimentiamo dolorosamente il “lutto”, che non viene meno perché è sacro, ma senza esserne sopraffatti: ha la meglio l’annuncio della Pasqua, che abbiamo ricevuto e accolto. Se è vero, infatti, che “tutto passa”, è ancora più vero, nella Carità, che “tutto resta”: infatti, l’amore autentico è siglato dal “per sempre”; e ogni affetto, che dura solo a “tempo determinato”, non è amore, ma emozionalità volubile e inaffidabile.

Attraversiamo questa sofferenza “estrema” da credenti, animati dalla certezza della Risurrezione. «Così, per chi crede in Gesù Cristo, la vicenda umana, così oscura e drammatica, si conclude non con la vittoria della morte, ma con la vittoria sulla morte: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (1Cor 15,55.57)». La morte è accompagnata sempre dalle sue ancelle malefiche: la disperazione, la solitudine, il senso del fallimento. La sofferenza, causata dal decesso di una persona cara, lasciamola entrare nel nostro “spazio” spirituale: ma le cattive “compagne” della morte, no!

Sappiamo che “Cielo” e “Terra” sono congiunti nel Signore, anche se, durante lo scorrere dei nostri giorni, questa “saldatura” non si è ancora interamente compiuta.

Siamo già tutti “Con-cittadini” del Regno di Dio, anche se con diverse “titolarità”: i nostri Fratelli, che dimorano “lassù”, hanno già una appartenenza piena e definitiva; noi, che abitiamo “quaggiù”, camminiamo per raggiungerli nella stessa Patria celeste.

In questa assemblea liturgica “Loro” non sono assenti, ma si rendono realmente presenti, nella stessa Famiglia degli “Ammessi alla Vita”. 

Per tale ragione, nel corso della celebrazione, ne vengono evocati i Nomi: si tratta di una scansione solenne, a voce alta; dimostrazione che, nella loro vicenda, rifiutiamo qualunque “amnesia” anagrafica ed esistenziale. Tuttavia la nostra memoria non intende rimanere solo “retroflessa”, cioè ripiegata all’indietro, ma vuole proiettarsi in avanti, sviluppando la capacità di affrontare creativamente il futuro.

La luce della fede ha compiuto il “miracolo” di far germogliare, in noi e tra di noi, il fiore prezioso della “consolazione”, che si espande dal grande albero della Speranza.

Ma questo “approccio cristiano” ha pure contribuito a forgiare atteggiamenti sociali “adeguati”, per sostenere una efficace “risposta ricostruttiva” alla sfida lanciata dal sisma

Dopo aver sperimentato la furia demolitiva del terremoto, L’Aquila non si è fermata: non ha messo la “marcia indietro” della “rassegnazione perdente”, ma è subito “ripartita” attivando una reazione coraggiosa e fattiva: si è spinta in avanti, accelerando il “ritmo operativo” del suo robusto “motore” religioso, etico e sociale. Così è stata avviata la grande e faticosa impresa della “rinascita”: avventura corale e permanente, tesa a riguadagnare la fiducia nel presente, custodendo con fierezza i valori del passato, per riaprire le prospettive di un promettente avvenire. La Comunità, al completo, si è mobilitata per “ri-edificare” non solo “come” prima, ma “meglio” e “più” di prima: in tutti i campi! Si è passati dall’iniziale adattamento all’emergenza al successivo contributo innovativo. La bellezza perduta non solo è stata restituita, ma si è arricchita e dilatata.

La nostra Popolazione ha saputo anche evitare il rischio della “psicosi collettiva” e la sindrome della “depressione sociale” (spesso successive ad un grave sconvolgimento) che “caricano” negativamente il sistema emotivo della gente e sollevano reazioni eccessive e disadattanti. È noto, infatti, che il terremoto, oltre a suscitare “sciami” geologici, attiva pure, nell’animo delle persone, intense vibrazioni psicologiche e sociali: “sismiche” pure esse! Anche il pericolo di scivolare nel “torpore da trauma” è stato sbaragliato dalla resilienza aquilana e dalla sua tenace audacia progettuale.

Il brano del Vangelo di Giovanni, offerto dalla Liturgia della Parola, ci narra l’esperienza desolante, fatta Pietro e dagli altri Discepoli, di una “pesca mancata”, perché – come riferisce il testo – «uscirono e salirono sulla barca», ma dopo un duro e prolungato lavoro, «quella notte non presero nulla» (v. 3).

Anche a noi capita, a causa dei nostri difetti, di registrare insuccessi, nel tentativo di conseguire risultati gratificanti, “pescando” nel mare della nostra quotidianità. Spesso, valutazioni sbagliate compromettono la validità delle nostre scelte, orientandole verso interessi egocentrici ed effimeri; ma alla fine constatiamo, penosamente, di restare con le “reti vuote”. In queste situazioni di dissesto o di precarietà, che ci vedono perdenti, il Signore, con misericordia paterna, si muove verso di noi (v. 13). Lui, sa come rovesciare “in positivo” i risultati svantaggiosi in cui ci siamo impantanati. Ma per consentirGli di cambiare il nostro disagio in opportunità favorevoli, dobbiamo ascoltare la Sua voce, e darGli fiducia, anche quando ci chiede di prendere decisioni che ci costano. Lui «che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef 3,20) è capace di rendere la nostra una “pesca prodigiosa”: quindi sovrabbondante, al di là delle attese più benevole. Bisogna, però, gettare le reti dove Lui ci indica (cfr. v. 6), anche se non sempre e non subito capiamo la “logica” di queste Sue indicazioni. 

Ricordiamo che il Signore ci parla attraverso il Vangelo e nella Comunità ecclesiale, come anche “dentro” la nostra coscienza e per mezzo degli eventi che ci accadono. Sta a noi imparare a cogliere la Sua volontà, facendo il giusto discernimento e agendo con la dovuta coerenza: proprio questa fedeltà ci consentirà di “riconoscere” e accogliere Gesù, dicendo, come Pietro: «è il Signore!» (v. 7).

La Provvidenza di Dio ci ha accompagnato in questi 15 anni, consentendoci di attraversare la tragedia del sisma, dirigendoci però verso orizzonti di speranza, e conquistando novità inedite e di maggior valore. 

Il dolore per il “distacco” dalle Persone care rimane radicato nella nostra anima: e continuerà ad ardere nel cuore, come una lampada perenne, alimentata da un amore che non si spegne e attende il momento del ricongiungimento

Per capire sempre meglio ciò che è avvenuto in noi, mi sembra importante scrutare il nostro vissuto attraverso le parole che Papa Francesco ci ha rivolto in Piazza Duomo, in occasione della Sua Visita Pastorale a L’Aquila, il 28 agosto 2022: «In questo momento di incontro con voi, in particolare con i Parenti delle Vittime del terremoto, voglio esprimere la mia vicinanza alle loro Famiglie e all’intera vostra Comunità, che con grande dignità ha affrontato le conseguenze di quel tragico evento. Anzitutto vi ringrazio per la vostra testimonianza di fede: pur nel dolore e nello smarrimento, che appartengono alla nostra fede di pellegrini, avete fissato lo sguardo in Cristo, crocifisso e risorto, che con il suo amore ha riscattato dal non-senso il dolore e la morte». 

Impegniamoci, perciò, a “vigilare” con sguardo sapiente e perseverante sui fatti che ci riguardano, restando saldi nella esperienza della Pasqua: «non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della Sua vita che ci spinge in avanti!» (EG n.3).

In questa notte, che rispecchia anche alcune nostre “oscurità interiori”, Maria appare come la «Donna vestita di sole» (Ap 12,1), che rischiara il nostro cammino di Credenti in Gesù. Lei, la Madre della Comunione, ripete anche a noi – come disse a Cana – «fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Fedeli al Suo invito continuiamo, come Chiesa Aquilana, il nostro pellegrinaggio verso la “Città Santa” celeste, dove non ci sarà più morte, né lamento, né affanno e Dio tergerà ogni lacrima dai nostri occhi: Egli dimorerà con noi e noi saremo il Suo popolo (cfr. Ap 21, 1-4). Il Signore, infatti, è l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine, l’Onnipotente (cfr. Ap 4,8-22,13). 

E proprio perché Lo abbiamo incontrato e seguito, a l’Aquila ha vinto la Vita! 

   


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