di Grillo Talpa – In un documentario sull’ASR Milano a un certo punto Giorgio Terruzzi – giornalista e consigliere della società biancorossa – dice una frase che può sembrare snob, ma che è profondamente vera: “E’ inutile che stiamo qui a raccontarcela, il rugby non è per tutti”.

Questa mattina in rassegna stampa ho letto questo articoletto di Luca Valdiserri su Il Corriere della Sera Roma, e quelle parole mi sono subito venute in mente.
Rispondo qui brevemente ai punti di Luca:

1) tranquillo, anche noi siamo stufi delle “vittorie onorevoli”
2) per me Osvaldo può giocare dove vuole, è solo una questione di regole: non confonderci con  proto-razzisti vari
3) Ecco, in due parole hai ben spiegato tutto, ma proprio tutto. Tieniti il calcio e il suo ambiente così com’è. Che nessuno di noi verrà a “chiedertelo”.
Dimenticavo: anche nella NBA non ci sono retrocessione. Cos’è, nemmeno quello è sport?
Ecco l’articolo.

Ho conosciuto un tipo a cui non piaceva il gelato al cioccolato. Un pazzo. A me non piace il rugby. Sono pazzo anch’io? Ho diviso giornate di discussioni con il vecchio Greg, che potete leggere qui a fianco. Lui voleva convincermi della nobiltà del rugby e io gli ripetevo che una squadra che perde il 15% delle partite «deve» retrocedere. E la legge dello sport. Altrimenti è spettacolo. Non sport. Poiché Greg ha la fede che in passato ha animato gli apostoli e oggi fortifica i missionari, ho messo in discussione il mio «problema», ma temo di essere arrivato a una conclusione peggiore del punto di partenza. Ora accetto il rugby, ma non mi piace l’Italia del rugby.

Cerco di spiegarmi: 1) non ne posso più di leggere e sentire: «hanno perso ma sono usciti a testa alta»; 2) non capisco perché se Osvaldo gioca nella nazionale di calcio è uno scandalo e se un sudafricano che vive da tre anni in Italia mette la maglia azzurra (si chiamano «equiparati») è un passo avanti per lo sport; 3) anche se so che è sbagliato, preferisco un derby vinto 1-0 su autogol (ogni riferimento storico è puramente voluto) piuttosto che andare a bere una birra con chi mi ha appena battuto come se fossi una cotoletta pronta per la padella.

L0 so, oggi mi esploderà la casella di posta elettronica. Lo capisco, certe cose non si devono pensare. Figurarsi scriverle. Però pago le tasse fino all’ultimo centesimo, sgrido i miei figli quando si mettono le mani nel naso, cedo il posto a sedere sull’autobus. Insomma, cercodi essere un buon cittadino 24 ore al giorno. Vi chiedo solo: lasciatemi un po’ di «cattiveria» dove non faccio male a nessuno. Lasciatemi il calcio. Senza che mi debba sentire come uno che ha rubato in chiesa.

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