Quel brindisi fatto per telefono, è Natale anche nel carcere di Sulmona

di Cristina D'Armi | 25 Dicembre 2020 @ 06:30 | RACCONTANDO
La galera è brutta sempre, questo è certo, ma ci sono dei giorni particolarmente insopportabili. Le festività natalizie sono vissute da chi sconta una pena sempre con particolare sofferenza.
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SULMONA – La galera è brutta sempre, questo è certo, ma ci sono dei giorni particolarmente insopportabili. Le festività natalizie sono vissute da chi sconta una pena sempre con particolare sofferenza. Il Natale, per alcuni, diventa addirittura il giorno più brutto, quello in cui i pensieri sono rivolti ai propri famigliari lontani. Quest’anno, poi,  alla solitudine del cuore si aggiunge la distanza dalle proprie famiglie che non possono far visita a causa del contagio da coronavirus. Un lento scorrere dei giorni durante il quale, forse, i detenuti si rendono davvero conto delle conseguenze del reato commesso e del dolore che hanno causato ai propri familiari.

Le feste hanno un sapore di famiglia e tradizioni

anche per chi non crede, ma, quest’anno il Natale sarà  particolare un po’ per tutti e non poteva essere diversamente anche e soprattutto per i detenuti ed il personale operante nelle carceri. 

“In ambiti ove la pandemia ha fatto sentire e molto i suoi effetti, colpendo con casi di positività sia i detenuti che il personale, le dinamiche che accompagnano normalmente le festività saranno, come è ovvio che sia, fortemente ridimensionate”

dice a Laquilablog Mauro Nardella, segretario segretario generale territoriale UIL PA polizia penitenziaria del carcere di Sulmona.  

“In questi istituti – aggiunge –  la possibilità di potersi scambiare gli auguri,  non potrà , il più delle volte, vedere attuata quella corresponsione di affetti con i familiari che in condizioni normali avrebbero avuto e che avrebbe prodotto file di parenti dinanzi gli istituti di pena”.

Quel brindisi fatto per telefono

“Fortunatamente la tecnologia ha ovviato all’inconveniente permettendo ai detenuti di potersi vedere e/o sentire con i familiari per scambiarsi  gli auguri. Questa modalità di contatto – spiega Nardella –  ha sicuramente permesso una gestione più ordinata del regime penitenziario altrimenti destinata a produrre effetti negativi nell’ordinario svolgimento della vita intramuraria”.

Il garante regionale per le persone private della libertà, il Professore  Gianmarco Cifaldi, si è mosso per colorare il Natale. Un albero di Natale ed alcuni doni che dimostrano la vicinanza ad un mondo che è sempre più relegato a discarica sociale. “Stante la decisione di ricorrere al vaccino solo a partire da Luglio e con conseguenti ed ulteriori nefaste conseguenze”, aggiunge Nardella. 

Anche la polizia penitenziaria non vivrà meno drammaticamente la situazione

“visto che alla mancanza di idoneo supporto psicologico dettato dal non poter passare un periodo di festività sicuramente alleviante le pressioni psicologiche che quotidianamente si maturano in conseguenza del lavoro svolto, dovrà effettuare il proprio lavoro stando molto attenti a prevenire contagi addirittura lavorando scafandrati”,

spiega Nardella.

“Insomma – conclude – quello di quest’anno non sarà un Natale da ricordare”. 


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