Quel 13 dicembre 1294. La rinuncia di Celestino V al soglio pontificio

di Alessio Ludovici | 13 Dicembre 2021 @ 19:31 | CULTURA
Celestino V
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L’AQUILA – Celestino V: quel 13 dicembre 1294, appena 3 mesi dopo l’incoronazione come Papa, avvenuta a L’Aquila il 29 agosto, e quel primo atto, sempre lo stesso giorno, di concessione dell’indulgenza plenaria, si dimette Papa Celestino V. Sono passati poco meno di 5 mesi dalla sua elezione a Perugia, Celestino V lascia mitra, anello e manto pontificale, indossa il saio e aspira a tornare Pietro da Morrone.

Per Dante Alighieri, come affermato da una corrente di pensiero letterario, sarà “il gran rifiuto”, ma la figura di Celestino ha superato la “gogna mediatica” dell’epoca e attraversato i secoli. La sua storia, la sua rocambolesca elezione, la scelta dell’Aquila come l’indulgenza plenaria e infine la rinuncia, lo consegnano alla storia. Il significato e l’attualità delle sue scelte e della sua vita continuano ad essere materia di discussione, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Nel ‘900 scriverà Silone: “La tentazione del potere è la più diabolica che possa essere tesa all’uomo se Satana osò proporla perfino a Cristo”.  “Con Lui non ci riuscì”.

Rimangono le parole dello stesso Celestino V, pronunciate quel giorno. 

“Io, papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e per desiderio di miglior vita, per obbligo di coscienza oltre che per la scarsità di dottrina, la debolezza del mio corpo e la malignità del mondo, al fine di recuperare la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il pontificato e rinuncio espressamente al seggio, alla dignità, al peso all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al Sacro Collegio dei cardinali la facoltà di scegliere e provvedere di un nuovo Pastore, secondo le leggi canoniche, la Chiesa universale”.

 

 


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