Quei pascoli fantasma d’Abruzzo, di nuovo in cronaca nazionale

di Alessio Ludovici | 25 Luglio 2021 @ 06:28 | AMBIENTE
il manifesto pascoli fantasma
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L’AQUILA – La grande stampa nazionale torna ad occuparsi dei pascoli abruzzesi. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Questa volta è il Manifesto con un articolo che ricostruisce le vicende che ruotano attorno ai terreni di Calascio e all’Amministrazione Comunale, dimissionaria, ma non se ne conosce il motivo, dallo scorso giugno quando il sindaco, comunque al centro di diverse voci e polemiche, si dimise insieme ad altri sei consiglieri. 

Non è direttamente la cosiddetta mafia dei pascoli questa volta al centro della vicenda, ma una strana storia di compravendite di terreni. “La signora Alda muore nel 2008, senza eredi. C’è un testamento, però, nel quale si dispone la vendita dei suoi beni. Tra questi c’è un terreno, che il Tribunale di L’Aquila mette all’asta per una cifra di partenza di 137.000 euro. Non si presenta nessuno, la questione resta in sospeso, sepolta dalla burocrazia. E nel 2015 il terreno viene finalmente acquistato per la cifra di 25.000 euro.”

E’ l’attacco del pezzo del Manifesto che poi spiega: “sono centinaia le particelle catastali, per un totale di molte decine di ettari: si tratta di terreni quasi del tutto improduttivi, abbandonati, elementi neutri del paesaggio montuoso di questa zona dell’Abruzzo. E l’agenzia immobiliare della famiglia Catini sta comprando tutto, un pezzo dopo l’altro”. L’obiettivo si fa intendere sarebbe quello poi di affittarli, aggirando quindi la normativa regionale che da una prelazione per il pascolo alle aziende del territorio.

Il pezzo, firmato da Mario Di Vito, sposta quindi i riflettori sui rapporti tra Catini e l’ormai ex sindaco Ludovico Marinacci, e su una donazione di terreni di cui il Catini si sarebbe dichiarato proprietario da oltre 20 anni, ergo il tempo per far scattare i diritti di usucapione. E sarebbe a quel punto che in paese cominciano i problemi, “le carte bollate” e i malumori. E qui si torna sempre alla vicenda madre: “Il sospetto – scrive il Manifesto – è che si tratti di una truffa per intascare i contributi pubblici”, esattamente come quella su cui ha indagato tempo fa la Procura della Corte dei Conti del Trentino Alto Adige citando in giudizio due persone che aveva intascato indebitamente oltre 150mila euro di contributi Ue, i pascoli oggetto dell’inchiesta erano però in Abruzzo.  Ma c’è anche la megainchiesta partita dalla Sicilia.

Pascoli fantasma, appunto, perché poi di bestie non se ne vedono. Contano gli ettari per accedere al contributo, non importa dove siano, l’importante è che si trovino in Italia se l’azienda è italiana. Non importa dove siano gli animali magari chiusi in una stalla del nord. Dal 2017 sarebbero centinaia gli ettari acquistati senza motivo nei dintorni di Calascio.

“Escono fuori persone che rivendicano diritti sui terreni venduti, dicono di non sapere niente delle compravendite. Se ne interessa la procura di L’Aquila, che apre un’indagine e la polizia indaga: gli ascoltati, tra allevatori e cittadini di Calascio, sono quasi una decina. Il mistero è fitto: tra pratiche amministrative, rogiti notarili, eredità non rivendicate da decenni, per gli investigatori il lavoro sulle carte è complesso, lento, di difficile interpretazione.”

Arrivano quindi le dimissioni del sindaco e dei consiglieri, nessuno ne sa il motivo, non certo politico argomenta il Manifesto visto che erano già previste elezioni a breve. Come di prassi arriva anche la nomina di un commissario prefettizio.

Resta la vicenda, l’ennesima ombra sulla gestione dei nostri pascoli. Resta la sensazione di impotenza che si percepisce nelle zone interne, così deboli ma sempre al centro di interessi giganteschi, che sia per i pascoli, le foreste, l’acqua o che.

Resta anche il sapore beffardo di qualche sera d’estate passata a fare da location per teatro, musica, danza ecc, nella speranza che almeno il turismo risollevi un po’ l’economia, con comunità sempre più piccole e vecchie chiamate nel frattempo a custodire praticamente a gratis quell’immenso patrimonio che altrove, semplicemente, non esiste più.


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