Quartieri Ater. De Amicis: “Riqualificare aprendo ai vari ceti sociali”

La proposta del presidente dell'ordine degli ingegneri dell'Aquila: "Creiamo un'integrazione sociale dentro questi aggregati"

di Marianna Gianforte | 17 Novembre 2022 @ 06:05 | ATTUALITA'
edilizia residenziale pubblica
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L’AQUILA – L’architettura diventi uno strumento di coesione, di integrazione e di riscatto sociale, in grado di fare propria una sfida in qualche modo ‘rivoluzionaria’: trasformare i quartieri di edilizia residenziale pubblica, quelle che volgarmente vengono definite ‘case popolari’, in ambienti riqualificati, aperti, in cui si mescolano e s’incontrano parti di società e di comunità di diversa estrazione economica, culturale e sociale. La proposta viene dal presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia dell’Aquila Pierluigi De Amicis, a margine del convegno nazionale ‘La ricostruzione post-sisma nell’edilizia residenziale pubblica’ organizzato dall’Ater della provincia dell’Aquila la settimana scorsa. “Proviamo a immaginare una nuova realtà, un’edilizia residenziale pubblica nelle quale mescolare i vari ceti sociali, dando da un lato opportunità alle professioni. Molti professionisti dopo la laurea hanno difficoltà a lasciare le case dei genitori e trovare una loro autonoma collocazione, perché non subito si guadagna abbastanza; ecco, diamogli la possibilità di avere una vita propria con un accesso all’edilizia residenziale pubblica, chiaramente con requisiti diversi e tempi di permanenza più brevi. Creiamo un’integrazione sociale dentro questi aggregati”.

Un’idea che era già stata lanciata, qualche settimana fa, dal direttore del quotidiano ‘ Il Giorno’ Sandro Neri, che in un bell’editoriale propose finalmente di aprire le vedute, scavalcare la concezione corrente e popolare di queste abitazioni. “L’edilizia residenziale pubblica come risorsa strategica di persone, case e quartieri da valorizzare e da curare – scrisse Neri nell’editoriale -. Non un corpo estraneo, ma una città trasversale e diffusa”. Il direttore chiaramente parlava di Milano; ma il ragionamento vale, e forse ancora più deve valere, per piccole realtà urbane. “Bisognerebbe – si legge nell’editoriale del ‘Giorno’ – lavorare a un’idea di edilizia residenziale pubblica come risorsa per la città; un contesto sicuramente poliedrico e problematico, ma anche ricco di risorse, competenze e culture di cui sono portatori sia gli abitanti che le istituzioni. C’è un mix sociale da costruire per ridurre le sacche di povertà e di rancore sociale. Un traguardo possibile aprendo questi quartieri ai giovani in cerca di case a prezzi sostenibili e affiancando ai necessari investimenti pubblici quelli dei privati per la creazione di nuovi alloggi”.


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