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Quando nei paesi chiudono i benzinai, in Abruzzo 122 comuni sono senza

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Sono 122, su 305, i comuni abruzzesi nei quali non c’è neppure un distributore di carburante. Altri 85 ne hanno soltanto uno. Con buona pace degli sconti Enilve

L’AQUILA – Ventuno chilometri per fare benzina, da Campotosto fino a Montereale. Diciotto da Pietracamela, quindici da Santo Stefano di Sessanio. Nel pieno della nuova impennata dei carburanti provocata dalla guerra condotta dall’amministrazione Trump contro l’Iran e dalle sue ripercussioni sui mercati energetici, nell’Abruzzo dei piccoli paesi c’è chi ha un problema ultreiore: trovarlo un benzinaio.

Sono 122, su 305, i comuni abruzzesi nei quali non c’è neppure un distributore di carburante. Altri 85 ne hanno soltanto uno. In totale fanno 207 comuni, quasi sette su dieci, nei quali le possibilità di fare rifornimento sono una o nessuna.

Il dato emerge da un’elaborazione di Life in Abruzzo sul registro ufficiale delle stazioni di servizio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornato al 26 settembre. E torna particolarmente attuale proprio in questi giorni, mentre benzina e gasolio sono nuovamente diventati una voce pesante nei bilanci delle famiglie.

La crisi innescata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran ha avuto ripercussioni sulle quotazioni energetiche e sull’approvvigionamento, trasferendosi anche sui prezzi alla pompa. Tanto che Enilive ha deciso di intervenire: dal 28 settembre e per trenta giorni ha fissato nella propria rete un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 per il gasolio.

Un piccolo sollievo, naturalmente, per chi un distributore Enilive ce l’ha vicino. In buona parte dell’Abruzzo interno, figurarsi scegliere l’insegna se il distributore non c’è proprio.

È qui che il caro carburanti incrocia un fenomeno molto più antico della crisi internazionale di queste settimane. Quello dei servizi che, uno dopo l’altro, scompaiono dai piccoli centri al diminuire degli abitanti e della sostenibilità economica delle attività.

Quando nei paesi chiude un bar si perde spesso uno degli ultimi luoghi di socialità. Quando chiude un negozio bisogna spostarsi per fare la spesa. Quando sparisce un ufficio postale o uno sportello bancario aumenta ancora un po’ la distanza tra chi vive in montagna e servizi che altrove vengono dati per scontati. E quando chiude il benzinaio, e i prezzi aumentano come in questi mesi, diventa più complicato persino alimentare l’automobile necessaria per raggiungerli.

A Campotosto, secondo la ricognizione, bisogna percorrere circa 21 chilometri per raggiungere la pompa più vicina, a Montereale. Se quella non fosse disponibile, l’alternativa si trova a una trentina di chilometri. Da Pietracamela sono circa 18 chilometri, da Santo Stefano di Sessanio una quindicina.

Distanze che sulla carta possono sembrare modeste, ma che assumono un significato diverso sulle strade di montagna e soprattutto in territori nei quali l’automobile resta spesso indispensabile per lavorare, fare la spesa, raggiungere una scuola, un ambulatorio o un servizio pubblico.

Non sorprende allora che in Abruzzo qualcuno abbia finito per considerare il distributore quasi alla stregua di un servizio pubblico.

È diventata famosa nelle ultime settimane la “pompa del sindaco” di Valle Castellana, nel Teramano. Di fronte al rischio di perdere l’unico distributore del territorio, il Comune ha deciso di intervenire direttamente: ha acquistato l’impianto e dal 2022 gestisce la vendita del carburante praticamente senza ricavarne utili, aggiungendo al costo di acquisto quanto necessario a coprire gestione e manutenzione.

Con l’aumento dei prezzi, il risultato è diventato clamoroso: differenze arrivate anche nell’ordine dei 20-25 centesimi al litro rispetto ad altri impianti e automobilisti disposti ad arrivare persino dalle vicine Marche per fare il pieno.

E Valle Castellana non è neppure un caso isolato. A Cortino un distributore comunale esiste dal 2012, tanto che dal piccolo centro teramano è arrivata recentemente la rivendicazione della primogenitura dell’idea.

Sono esperimenti nati da una necessità molto concreta e cioè impedire che da territori già poveri di servizi ne scompaia un altro.

Nei centri oggi privi di un distributore vivono ancora, secondo l’elaborazione, circa 86.500 persone e dal 2011 questi territori hanno perso complessivamente circa un abitante ogni sette, a un ritmo di contrazione demografica molto superiore a quello regionale.

Il benzinaio diventa così un altro piccolo indicatore della geografia dello spopolamento. Un’attività privata che chiude perché non ci sono più abbastanza clienti e che, chiudendo, rende a sua volta un po’ più difficile continuare a vivere in quel luogo.