Punto nascite di Sulmona, la comunità dice “No” alla chiusura

di Redazione | 22 Gennaio 2021 @ 10:33 | ATTUALITA'
Punto nascite
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SULMONA – “Sono rattristato dal fatto che -a Roma- abbiano del tempo da dedicare per chiederci di chiudere il punto nascite di Sulmona. Un “no” alla proroga dell’apertura che ci destabilizza e demoralizza, soprattutto alla luce di quanto si è fatto per tenerlo aperto, con un movimento di piazza che ne contrastò la chiusura. Questa pandemia ci ha insegnato -come se ce ne fosse stato bisogno- che la salute, oltre ad essere un diritto, rappresenta anche un asset strategico per il nostro paese. Si parla sempre di spopolamento delle aree interne, di desertificazione, di innalzamento delle età media; questi interventi non fanno altro che rendere meno gestibili questi territori, spogliandoli di qualsivoglia servizio. Se diventa impossibile nascere a Sulmona, dove partoriranno le donne dell’immediato circondario montano? Il ministero dice che siamo sotto la soglia dei 500? Mi dissocio da questa affermazione: i servizi essenziali, per essere tali, non devono basarsi semplicemente su un rigido calcolo numerico, ma devono tenere conto di moltissimi altri fattori come l’accesso alle autostrade, l’accesso ad una rete mobile, la prossimità dall’ospedale più vicino. L’ospedale più vicino -per i peligni- dove partorire si troverebbe quindi in Marsica, a L’Aquila oppure a Pescara, ma non a Sulmona. Una situazione impraticabile per chi deve scendere dai paesi più remoti -oppure- durante una situazione di emergenza come precipitazioni nevose importanti o peggio un terremoto. La ratio orografica che il Ministero detiene deve essere rivista, perché lo spopolamento continuerà in maniera repentina con la mancanza di servizi essenziali come quello del punto nascite. Il nostro impegno deve andare in direzione contraria alla spoliazione del territorio peligno”.  Così Roberto Santangelo, Vicepresidente Vicario del Consiglio Regionale dell’Abruzzo.

“Apprendiamo con sconcerto e sdegno, da una agenzia della Regione Abruzzo, della perentoria chiusura del
Punto Nascita dell’Ospedale di Sulmona. Da quanto si legge nel comunicato, le motivazioni a giustificazioni della chiusura sarebbero da ricondurre al mancato raggiungimento di 500 parti l’anno, evidenziando oltretutto che il Nosocomio Peligno non rientra tra quelli posti in zone disagiate e che i comuni ubicati in zone montane sono “pochi e con un disagio orografico modesto”. Comuni di montagna i cui abitanti, secondo il Ministero, possono scegliere soluzioni alternative fuori regione per partorire, raggiungendo l’ospedale di Isernia (con buona pace per la mobilità passiva). A parere delle scriventi OOSS, l’azione di chiusura rappresenta un vero e proprio atto ostile nei confronti dell’intera comunità della Valle Peligna e dell’Alto Sangro, che va ad impoverire i servizi essenziali di un territorio già da anni attraversato da una grave crisi economica, sociale ed occupazionale. Un atto che avrà tra le conseguenze peggiori quella di aumentare il grave spopolamento delle Aree interne della Regione Abruzzo. Esprimiamo, nuovamente, la nostra netta e ferma contrarietà alla chiusura del punto nascita di Sulmona ed affermiamo che, come dichiarato in anni di lotte e battaglie a tutela del diritto alla salute, questo Punto Nascita non solo non può essere chiuso, ma deve diventare oggetto di quei necessari investimenti la cui mancanza, ormai annosa, ha determinato un lento e progressivo declino dei servizi sanitari a svantaggio della popolazione delle aree interne. Riteniamo da sempre che la vertenza sul punto nascita di Sulmona sia prima di tutto una questione  di civiltà, e sappiamo che sguarnire un territorio così vasto di un presidio fondamentale è una scelta scellerata. La permanenza del Punto Nascita nel territorio della Valle Peligna, anche in considerazione della nuova struttura Ospedaliera completamente antisismica (la prima ed unica nella Regione Abruzzo), deve, al contrario, diventare un presidio strategico e fondamentale. Oggi pretendiamo dalla politica, e dalle istituzioni tutte, così come lo pretendono cittadine e cittadini, soluzioni che scongiurino definitivamente la chiusura del Punto Nascita e chiediamo che la classificazione in Ospedale di I livello dell’Ospedale di Sulmona sia solo un primo passaggio per il potenziamento dei servizi sanitari sul territorio. In questi mesi è stato assordante il silenzio della Politica che torna, solo oggi, a fare annunci in concomitanza delle direttive assunte dal Ministero, mentre ricordiamo perfettamente gli infiniti proclami elettorali che hanno soltanto alimentato le illusioni della popolazione che quel territorio lo vive e lo agisce quotidianamente. Il periodo storico che stiamo attraversando, dovuto alla pandemia da COVID 19, ha fatto emergere in maniera inequivocabile la necessità del potenziamento del Sistema Sanitario Pubblico e di prossimità. E’ pertanto evidente la necessità di correggere i tanti errori degli anni passati, anche quelli generati dai parametri imposti dal Decreto Lorenzin, in cui ha contato più l’equilibrio di bilancio ed i conti economici che la salute dei cittadini. La difesa del Punto Nascita di Sulmona, così come dell’intero sistema sanitario provinciale, deve rappresentare una battaglia comune e su questa istanza la CGIL e la FP CGIL della provincia dell’Aquila, lanciano una mobilitazione territoriale a sostegno del diritto alla Salute costituzionalmente garantito. Da portare avanti anche ad oltranza, se sarà necessario”. Francesco Marrelli, segretario generale Cgil L’Aquila e Anthony Pasqualone, segretario generale Fp Cgil L’Aquila. 

“È scandaloso il ‘no’ alla proroga dell’apertura del punto nascita di Sulmona. Stiamo parlando di un servizio essenziale per il territorio e il parere negativo da parte del Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) del Ministero della Salute non può che ritenersi una vergogna. Non posso che esprimere il più totale disaccordo con questa decisione, che rappresenta sicuramente un duro colpo, l’ennesimo, per le nostre aree interne, sempre più marginalizzate dalle azioni di questo Governo e ormai in ginocchio”, aggiunge Genovesi. Il “no” è arrivato a seguito della richiesta della Regione Abruzzo di mantenere aperto il punto nascita proprio a servizio della popolazione delle aree interne. Nella relazione del Comitato la chiusura viene giustificata con il fatto che non si raggiungerebbero i 500 parti annui – come disposto dal Decreto Lorenzin – Una condizione che si basa su un rigoroso e freddo calcolo che non tiene conto di altri fattori fondamentali, come i collegamenti con la rete autostradale e la possibilità di raggiungere l’ospedale più vicino. Questa decisione evidenzia la poca conoscenza del territorio abruzzese È evidente che non sono state prese in considerazione le reali necessità della popolazione. Questo è inaccettabile, auspico una immediata inversione di marcia da parte del Governo”. Così il coordinatore della Lega della provincia dell’Aquila, Tiziano Genovesi, commenta la notizia della richiesta perentoria di chiusura della struttura alla Regione Abruzzo.

 
 
 

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