Pubblici esercizi, all’Aquila pronta “lista defunti” causa Covid

di Marco Signori | 18 Maggio 2020, @07:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Le previsioni sull’agognata Fase 2 dell’emergenza Coronavirus sono talmente nere per il commercio che la Federazione dei pubblici esercizi è pronta a stilare un’autentica “lista di mortalità” delle Partite Iva dell’Aquila, con nomi e cognomi di quelli che non avranno potuto riaprire per le conseguenze della pandemia.

“Le misure adottate fino ad ora sono da un lato insufficienti e dall’altro inadeguate”, premette Daniele Stratta, responsabile provinciale della Fipe, “Regione e Comune anche se può suonare strano hanno fatto tutto quello che potevano, nonostante errori marchiani come quello previsto dalla legge Cura Abruzzo che destina contributi solo per nuovi investimenti, quando qui si stanno sostenendo spese, spesso ingentissime, per il semplice mantenimento in vita delle attività”.

Ma le responsabilità maggiori, secondo Stratta, che insieme al fratello Davide gestisce da più di vent’anni l’Enoteca Garibaldi in centro storico, sono del governo centrale, è per questo che, pur sostenendo gli operatori della neonata associazione RistoratoriAq Vs Virus che sabato hanno manifestato in città, sostiene che le proposte vadano indirizzate allo Stato e le critiche mosse a Roma e non agli enti locali.

“Rischiamo di scomparire tutti, anche chi come noi ha una lunga storia alle spalle – dice – andavano tutelata 4 cose, turismo, food, moda e motori, che sono le principali vittime del Coronavirus: lo Stato non è riuscito a salvarne una!”.

Sulle misure a cui ogni pubblico esercizio che da oggi vuole riaprire deve attenersi, per Stratta “il distanziamento sociale è impraticabile”.

“Come si fa a dire alle persone di stare a distanza, magari a un gruppo di amici o dei familiari? È impercorribile”.

“La beffa più grande”, aggiunge il rappresentante degli esercenti, “sono i contentini come il credito d’imposta per i canoni d’affitto, che può essere scontato solo se si produce fatturato e la vedo molto critica, pochissimi riusciranno a recuperare le somme pagate. In alternativa, il credito può essere scontato sul costo del lavoro, ma anche dopo la fine della cassa integrazione in pochissimi richiameranno il personale! Io ad esempio, avevo 11 dipendenti e ne riprenderò 2, quindi la compensazione per me non avverrà”.

Quella del credito d’imposta, per Stratta è “una patata bollente che andava data ai locatori”, afferma senza mezzi termini.

Sulle bollette, aggiunge, “una sola voce viene dimezzata, chi paga mille euro al mese ne risparmia 100”. E ancora, “il famoso bonus da 600 euro, arrivato per il solo mese di marzo, viene dimezzato considerando che più di 300 vanno versati subito all’Inps per i contributi previdenziali”.

Stratta boccia infine anche il bonus vacanza per le famiglie: “È destinato a chi ha un reddito che non superi i 40mila euro l’anno, parliamo insomma di redditi minimi e per sfruttarlo devi di fatto spenderne almeno duemila. Una misura totalmente inadeguata costata la bellezza di 3,5 miliardi di euro che potevano essere dati direttamente al settore ricettivo”.

Secondo un’indagine nazionale effettuata nelle ultime ore dall’ufficio studi della Fipe su un campione di 520 piccole e medie imprese del settore, il 70% circa dei pubblici esercizi, 196mila locali tra bar e ristoranti, sono pronti ad alzare le saracinesche già a partire da oggi.


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