Prof. Bologna: “Lo studio è l’unico antidoto ai pericoli dell’intelligenza artificiale”

di Giovanni Chilante | 11 Febbraio 2024 @ 06:00 | CULTURA
Mauro Bologna
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L’AQUILA – Intelligenza artificiale, un argomento ormai presente nel nostro slang quotidiano, se ne discute molto ed ognuno ha la sua opinione più o meno arricchita dal bombardamento delle informazioni che riceviamo ogni giorno. Siamo però certi di avere le idee chiare su che cosa sia effettivamente? Abbiamo un po’ di confusione in merito oppure sappiamo esattamente in che direzione sta andando la nostra esistenza fatta inevitabilmente anche di click, like, condivisioni, app da scaricare ed appunto la celeberrima intelligenza artificiale? E qual è il confine tra un utilizzo per così dire “normale” degli strumenti a disposizione ed una sfrenata connessione con il mondo digitale e virtuale? Per tutti coloro che hanno qualche dubbio in merito, il Prof. Mauro Bologna ci aiuterà a comprendere meglio le nuove frontiere di questo argomento con interessanti riflessioni in merito. L’intelligenza artificiale verrà così delineata passando per la comunicazione, il cinema e gettando uno sguardo alle prossime sfide che aspettano il nostro futuro.

Prof. Bologna, la tecnologia ha reso certamente migliore la nostra vita quotidiana sotto molti aspetti ma spesso viene utilizzata in maniera impropria. Quali sono i rischi dell’intelligenza artificiale?

Il progresso della conoscenza e della ricerca umana è inarrestabile, ma ogni progresso può avere risvolti potenzialmente dannosi, spesso non previsti. Esiste oggi un vastissimo dibattito in materia, risolvibile soltanto con un ampliamento della conoscenza dei singoli studiosi e della popolazione che deve affidarsi agli studiosi, inevitabilmente. Se ho un problema, mi rivolgo ad un esperto, non certo ascoltando gli amici al bar o fidandomi del “social media” che sono pieni di incompetenti che parlano, parlano e non conoscono i fatti. I fatti scientifici sono sempre più complessi e richiedono uno studio sempre più approfondito. Pericoli ce ne sono, ma derivano soprattutto dall’ignoranza di chi usa le nuove tecnologie. Un nuovo coltello può consentire interventi chirurgici sopraffini in mani esperte, ma può provocare ferite serie se maneggiato da inesperti oppure a casaccio.

A Suo avviso, in che modo l’intelligenza artificiale può condizionare la mole di informazioni che ogni giorno riceviamo? E secondo Lei, può influenzare l’opinione pubblica?

Come ho detto ci sono tanti potenziali benefici ed anche tanti rischi. Dobbiamo studiare, per individuare i campi in cui attenderci i maggiori benefici e sorvegliare costantemente i risultati per capire in tempo quali sono i rischi possibili e non previsti. Se io uso una calcolatrice e non conosco la matematica, posso prendere per buono qualsiasi risultato mi dia la macchina, ma se ho un’idea di massima di come funziona la macchina e di quale risultato attendermi (come ordine di grandezza, dalle centinaia ai miliardi di unità) posso capire meglio se il risultato è plausibile o se la macchina (su istruzioni sbagliate) mi ha dato un risultato errato ed irreale. L’intelligenza artificiale è composta da macchine veloci che eseguono istruzioni derivanti da algoritmi ideati dall’uomo. Quanto all’opinione pubblica, senz’altro SI, I pericoli ci sono, eccome! Ma dipendono sempre dalla “credulità” e dalla scarsa cultura e formazione di chi riceve le informazioni e le prende per buone senza poter esercitare un giudizio critico (in virtù dei propri difetti di conoscenza). Gli algoritmi possono essere imperfetti e talvolta anche malevoli. Le capacità di controllare e verificare sono sempre fondamentali.

Rispetto ad un mondo ormai globalizzato, dove le grandi potenze come Cina e Stati Uniti, ad esempio, hanno attuato piani di investimenti ingenti sull’intelligenza artificiale, come giudica il livello di ricerca in Italia?

L’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi come qualità degli studiosi: fondi disponibili ed organizzazione della promozione scientifica possono e devono essere incrementati e migliorati.

Il cinema è stato precursore di questo argomento…una Sua grande passione è proprio la settima arte ed a questo proposito Le segnalo il film Her di Spike Jonze che nel 2013 (per i curiosi ed appassionati dell’argomento visione consigliatissima!), ben undici anni fa raccontò l’intelligenza artificiale in relazione ai sentimenti. Un film bellissimo quanto crudo nel suo messaggio.. possiamo arrivare a livelli simili?

In alcuni settori, quanto prefigurato dai film di fantascienza sono addirittura stati superati nella realtà odierna delle ricerche più avanzate. Grandi vantaggi e progressi in ambito medico li vedo nella diagnostica medica (basata su vastissime basi di dati che nessun medico può possedere), ma sempre esercitando giudizio critico ed approfondimento prima di passare all’applicazione terapeutica. Ed anche nell’assistenza individuale. I robot-badanti sono già disponibili e possono avere una enorme importanza pratica sia nel settore pubblico che in quello privato. Le riviste scientifiche di area medica stanno lavorando molto sul tema. Faccio una citazione di bibliografia recentissima (New England Journal of Medicine, L.Stark, NEJM  del 14 dicembre 2023, pag. 2213-2215 –DOI: 10.1056/NEJMp2309872 ) per chi volesse approfondire, anche e soprattutto in tema di regolamentazioni dell’Intelligenza Artificiale da parte dei governi.

Per chiudere Prof. Bologna, la sfida globale che ci aspetta è paradossalmente mantenere umana la parola rispetto a questa grandissima evoluzione tecnologica?

La sfida è sempre la stessa. Comprendere il progresso, non ostacolarlo, ma vigilare costantemente aumentando lo studio e la conoscenza, lasciandoci guidare per mano dai veri esperti del settore specifico e da filosofi della scienza e storici che possono sempre metterci in guardia dalla tragica ripetizione di errori che nella storia esistono e che dobbiamo conoscere e riconoscere.

Prof. Mauro Bologna

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976 con il massimo dei voti e lode. Assistente Ordinario, poi Professore Associato ed infine Professore Ordinario del raggruppamento disciplinare MED-04 (Patologia Generale) ha avuto nel tempo titolarità dei corsi Universitari di Patologia e Fisiopatologia Generale e di Patologia Ambientale per i corsi di Laurea in Scienze Biologiche, in Odontoiatria ed in Medicina e Chirurgia nell’Università dell’Aquila. Ha avuto esperienza internazionale di ricerca presso il Salk Institute for Biological Studies di La Jolla (California, USA) per una durata di circa tre anni nel laboratorio diretto da Renato Dulbecco, dove si è occupato soprattutto della produzione di Anticorpi Monoclonali diretti contro i tumori mammari umani. Ha svolto negli anni ricerche di biologia cellulare e molecolare su colture cellulari di tumori umani (soprattutto mammella e prostata) e nei settori della immunologia e della endocrinologia (con oltre trecento pubblicazioni nazionali ed internazionali e vari volumi tematici sui detti argomenti).  Si è occupato, nei tempi più recenti, del paradigma scientifico PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) che studia l’essere vivente nella sua interezza di individuo fatto di mente e di corpo, continuamente dialoganti tra loro (in salute ed in malattia), attraverso molecole di segnale che influenzano appunto tutti gli organi e sistemi attraverso le funzioni neuro-endocrino-immunitarie. Ha diretto fino al 2023, al raggiungimento dei limiti d’età consentiti per la carriera universitaria, il Master di Secondo livello in PNEI e Scienza della Cura Integrata presso il Dipartimento di Medicina Cinica, Sanità Pubblica e Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università dell’Aquila. È stato proposto all’unanimità del Dipartimento Universitario di appartenenza per la nomina ministeriale a Professore Emerito.


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