Primo maggio, la sindacalista: vorrei che Stato spendesse soldi per ripartire e non per aiuti

di Redazione | 01 Maggio 2020, @07:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Vorrei che lo Stato spendesse soldi per far ripartire le attività in sicurezza piuttosto che per  gli ammortizzatori sociali, una richiesta che viene più facile al sindacato e alle istituzioni, più difficile è immaginare un nuovo modello organizzativo”.

È la riflessione di Rita Innocenzi, della segreteria interregionale Abruzzo e Molise della Cgil, sulla crisi causata dell’emergenza Coronavirus.

Dall’analisi dei dati raccolti ed elaborati dalle categorie sindacali si evince che la cassa integrazione ordinaria (Cigo) interessa ad oggi in provincia dell’Aquila oltre 7.000 lavoratori, il Fondo di integrazione salariale (Fis) circa 3.000, la cassa in deroga (Cigd) circa 600 e i fondi di solidarietà bilaterali (Fsb) circa 200.

“C’è una grande preoccupazione che deriva da tutti i lavoratori ‘dimenticati’, rimasti fuori dagli strumenti di sostegno, ci sono una marea di luoghi in cui il sindacato non è presente”, dice la Innocenzi, “abbiamo parlato tanto dei sanitari, a cui va tutta la nostra gratitudine, ma ci sono tanti lavoratori che fanno parte della filiera della vita, come quelli che ci permettono di continuare a trovare di tutto al supermercato. Molti, come l’agroalimentare, sono settori che si basano su personale straniero, molto fragile e di cui magari in questo momento c’è carenza per l’impossibilità di arrivare in Italia”.

“Mi piacerebbe che il primo maggio fosse dedicato agli ultimi, a coloro che assicurano le pulizie degli ospedali e fanno trovare le sale di terapia intensiva sanificate, a tutti quelli chiamati a ripristinare l’ospedale del G8 all’Aquila o altrove ad allestire reparti, carpentieri piuttosto che impiantisti – prosegue la sindacalista – . Tanti settori non sempre sindacalmente organizzati e mi chiedo se il protocollo sulla sicurezza sui luoghi di lavoro sia esigibile da tutti”.

“Non so se la classe dirigente tutta sia pronta ad affrontare il post-emergenza, anche come sindacato non credo siamo all’altezza dell’eredità valoriale di Giuseppe Di Vittorio“, rileva la Innocenzi, “non so quanto cambieremo i nostri valori, se e quando usciremo dall’emergenza del virus. Spero che il gruppo di esperti che affianca il governo lavori per qualcosa di più della semplice riapertura”.

Sulla fase 2 e su quella che verrà ancora dopo, la sindacalista valuta come all’Aquila, nonostante la fortuna di avere un distretto farmaceutico e uno aerospaziale che essendo considerati settori strategici ed essenziali sono rimasti operativi ed è “da annoverare tra i fatti positivi”, ci sono “tutti quelli che pensavano di rioccuparsi grazie alla stagione turistica, che su questo hanno costruito un’economia familiare e con le stagioni che saltano perdono anche la possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione per i restanti mesi dell’anno”.

“Per fortuna”, fa osservare la Innocenzi, “la data entro la quale si doveva essere stati assunti per accedere alle misure di sostegno al reddito è stata rinviata dal 23 febbraio al 17 marzo”. (m.sig.)


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