“Presidente, volevamo sapere: quando le paga le borse di studio?”

di Alessio Ludovici | 13 Marzo 2024 @ 06:00 | POLITICA
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L’AQUILA – Milioni di visualizzazioni su tanti canali, compresa la grande stampa nazionale, e un dibattito che ha coinvolto migliaia di studenti e cittadini da tutto l’Abruzzo e non solo. I protagonisti? Elisa Serena, giovane marchigiana trapiantata all’Aquila per studiare medicina, e Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo.

E’ venerdì 8 marzo, sono gli sgoccioli della campagna elettorale. Non una bellissima campagna elettorale, da una parte e dall’altra. Dei temi, del merito dei problemi e delle possibili soluzioni, si è parlato poco e niente. Forse anche per questo Elisa, insieme ai suoi compagni dell’Unione degli Universitari dell’Aquila, ha deciso di andare al comizio finale di chiusura di Marco Marsilio alla villa comunale dell’Aquila.

Ha atteso educatamente la fine del comizio, ha fatto la fila con tutti gli elettori del centrodestra e quando è arrivato il suo turno di salutare Marsilio gli ha preso la mano e ha detto: “Presidente volevamo sapere: ma quando le paga le borse di studio?”.

Sbang. Dopo un mese di sofisticate campagne elettorali e colpi bassi bipartisan, il gesto di Elisa sembra riportare tutti sul pianeta terra. Il Presidente sembra sorpreso, forza un sorriso diplomatico: “le paghiamo tutte”. Dallo staff intorno al presidente parte qualche smorfia della serie questa non ci voleva. E hanno ragione, perché forse, nel campo largo, stretto, lungo o corto che diri si voglia, una mano insperata, anche se non decisiva, è arrivata dal campo reale.

“Otto studenti su dieci sono idonei non beneficiari, non arrivano a fine mese, abbiamo aspettato tre mesi” continua Elisa. “Le paghiamo tutte” insiste Marsilio cercando di svincolarsi. “Siamo l’unica regione in Italia, vi dovete vergognare” chiosa la ragazza. Il video diventa immediatamente virale, più di qualsiasi altro contenuto di questa stramba tornata elettorale diventata improvvisamente palcoscenico della politica nazionale.

In Abruzzo, ci racconta Elisa, sono 3400 gli idonei non beneficiari. Di questi ben 1300 sono all’Aquila. Solo per 400 circa è arrivata la borsa di studio, a dicembre. L’Adsu, poco prima delle elezioni, ha promesso un nuovo scorrimento per questi giorni ma solo per un’altra parte di studenti. E’ un problema vecchio che la politica abruzzese non riesce a sistemare, e la cosa, vista l’esiguità delle somme complessive di cui si parla, è da sempre emblematica di quanto non sia la priorità la vita degli universitari. Che pure, ricorda Elisa, “sono fondamentali e danno un contributo importante alle città in cui vivono”.

Ma alla fine le pagano, chiediamo. “Con le borse gli studenti pagano l’affitto o le bollette, trasporti, e sgravano le famiglie di costi che evidentemente non si possono sempre permettere, questi ritardi sono inaccettabili”.

Non solo borse spiega Elisa. Tra le emergenze c’è quella della residenza universitaria. “Da quest’anno non c’è più Campomizzi, una struttura che aveva i suoi problemi ma era in un punto strategico, ben collegato a tutti i poli e fornito di mensa. Quest’anno la residenza è nel complesso del Moro, la mensa, peraltro inaugurata un giorno prima delle elezioni, è in centro. Senza un trasporto notturno la sera è difficilmente raggiungibile”.

Come si suol dire vincere le elezioni è facile, il difficile arriva dopo. Finita la sbornia elettorale, la classe dirigente abruzzese è chiamata a dare le risposte che la comunità si aspetta. “Se il dibattito generato tra i cittadini con la nostra azione non innesca neanche una risposta da parte delle istituzioni vuol dire che l’Università dell’Aquila e l’università in generale sono l’ultimo dei problemi per chi governa”.


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