Premio Flaiano, Davide Rondoni si dimette dalla giuria. L’intervista al poeta

di Eleonora Iacobone | 28 Giugno 2024 @ 06:00 | CULTURA
Print Friendly and PDF

PESCARA – È degli ultimi giorni la polemica scoppiata al Premio Flaiano, uno dei riconoscimenti più prestigiosi d’Italia e riconosciuto a livello internazionale, tra la presidente del premio Carla Tiboni e il poeta forlivese Davide Rondoni, membro della giuria. Rondoni si sarebbe dimesso dalla commissione dopo aver ricevuto un secco “NO” alla richiesta di spiegazioni per un premio di poesia aggiuntivo di cui non era stata fatta nota, tranne che sui social. Al poeta non è stata data la possibilità di replicare e alla sua richiesta di avere delle adeguate – e giustificate – motivazioni è stato risposto “se non vi va bene, dimettetevi”. Al che Rondoni non ha esitato e ha esposto le sue dimissioni dalla giuria del premio.

Sui social si è aperto un grosso dibattito sulla questione, con tanto di minaccia di querela da parte della Tiboni nei confronti del poeta Rondoni. Così abbiamo deciso di intervistare il diretto interessato per capire a fondo le motivazioni che lo hanno spinto a prendere una posizione così netta nei confronti del premio.

Dopo i saluti e qualche aggiornamento di natura privata, gli butto lì la domanda:

«Davide, ma che è successo?»

«Ma niente di che… Dopo un lungo lavoro svolto con gli altri giurati, che ha portato alla scelta di 3 libri, a 2 giorni dalla premiazione, esce la notizia di un altro premio ‘speciale’ di poesia, alla pur brava e meritevole Silvia Bre, poetessa mia amica, ma di cui nessuno ci aveva informato durante le riunioni della giuria o in altro modo. A quel punto, le mie dimissioni dopo la risposta della presidente Tiboni. La security mi ha allertato che non potevo entrare al premio e mi è stata tolta la stanza d’hotel all’ultimo minuto».

«Abbiamo letto sui social che il ‘premio speciale di poesia’ assegnato allapur meritevole poetessa, Silvia Bre” era stato deciso da un ‘Direttivo del Premio’. Come è possibile che tu e gli altri membri della giuria non foste a conoscenza di questo riconoscimento?»

«Io non ne ero a conoscenza, ed è per questo che ho chiesto spiegazioni. Sia per rispetto della giuria ma anche dei tre premiati che diventavano “normali” rispetto a un premio “speciale”».

«Quanto è importante per un artista/autore ricevere delle motivazioni per un premio ricevuto?»

«Molto. È questo il motivo della mia ‘insurrezione’. La motivazione e la chiarezza dei premi danno dignità all’opera, all’autore e al premio. Tra l’altro, alla fine, hanno vinto i premi due tra i miei autori preferiti».

«Mi pare che la tua richiesta di avere motivazioni sull’assegnazione del premio fosse più che legittima. Cosa pensi in merito alla minaccia di querela della presidente Tiboni? Pensi così di aver offeso il nome del Premio?»

«Non credo di essere io ad offendere il premio. Se arriverà una denuncia, non so per cosa, chiamerò i giurati a fare una bella lettura di poesia anche in tribunale. A me interessa la poesia, non le carte bollate o le polemiche inutili».

«Ma, alla fine, il premio alla Bre è stato assegnato?»

«Sì, non so in che consista. È una brava poetessa, come lo è Morasso che ha vinto, e lo sono gli altri finalisti anche under 35».

«Hai avuto modo di confrontarti con lei dopo la bufera scoppiata?»

«Sì, certo, è venuta a salutarmi e abbiamo preso un caffè, e così insieme agli altri poeti. Non voglio far polemica, semplicemente mi tiro fuori da certe cose».

La posizione di Rondoni, che ha spiazzato tutti con il suo gesto inaspettato, sembra portare avanti un concetto più e più volte da lui ribadito: Non si scherza con la poesia. È una cosa seria!”. E allora, forse, in un mondo in cui la giustizia e la trasparenza vengono sempre più invocate, dovremmo apprezzare l’onestà intellettuale di Rondoni che, davanti ad una situazione poco chiara, se ne tira fuori, non per sdegno, ma per semplice correttezza nei confronti dei partecipanti e della stessa Silvia Bre.

È sempre bello ricevere un premio, ma lo è ancora di più quando alla base vi sono motivazioni forti e condivise, che siano di conferma e di monito a fare meglio per chi lo riceve. E, personalmente, ne vorrei uno solo se motivato e ben argomentato: è questo che darebbe senso al mio lavoro e sarebbe uno stimolo a non fermarmi.


Print Friendly and PDF

TAGS