Precariato al carcere di Sulmona, lettera del medico iraniano Effati Homayoun

di Cristina D'Armi | 17 Novembre 2020 @ 07:00 | RACCONTANDO
Tar medico non vaccinato
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SULMONA – Dignità calpestata e precarietà economica hanno spinto il medico iraniano Effati Homayoun, operante da 15 anni presso la Casa di Reclusione di Sulmona, a lanciare un grido d’aiuto. Amareggiato, addolorato e triste per il trattamento che gli ha riservato questa società che da sempre ha rispettato, il dott. Effati Homayoun scrive una lettera per far conoscere la disastrosa situazione in cui si trova soprattutto al Direttore Generale dell’AS1 L’Aquila – Avezzano – Sulmona, Roberto Testa. Il dottor Effati Homayoun è un lavoratore precario dal 2005 con un compenso fermo ai valori del 2007. Ad aggravare la sua posizione è l’emergenza sanitaria Covid-19: Homayoun non percepisce lo stipendio da 8 mesi. A Maggio si è visto accreditare gli stipendi relativi a Gennaio e Febbraio 2020, da allora, più nulla.

Uno sfogo e allo stesso tempo una richiesta per sapere  il motivo del perché ciò accade.

“Ancora un’altra volta e ancora per l’ennesima volta, per i miei diritti devo far conoscere i disagi e fare chiedere aiuto per non essere, nell’orgoglio e nella dignità, calpestato da chi non ha affatto il diritto per farlo”.

Inizia così la lettera del medico iraniano Effati Homayoun che spiega: “Lavoro da più di 15 anni nel carcere di Sulmona. Ad oggi sono ancora precario con un compenso misero e non variato dal 2007. Ho portato all’attenzione di chi di dovere, tanti dirigenti, i miei diritti e ciò che doveva essere compiuto nei miei confronti. Ma, fino ad ora, ho ricevuto soltanto ordini di servizio, doveri, compiti e promesse ma mantenute. Come ben si sa –  aggiunge – dal mese di Giugno chi possiede Partita Iva deve pagare/versare le tasse, cosa che io faccio volentieri come un dovere civico, da sempre e volentieri. Ma, nell’anno corrente, ho ricevuto un pagamento nel mese di maggio relativo ai mesi di gennaio e febbraio 2020,k quindi sono 8 mesi che non vengo pagato per colpa di qualcuno che probabilmente non è capace di fare il proprio lavoro mettendo in crisi  l’esistenza di qualcun altro. Sono dispiaciuto, amareggiato, addolorato e soprattutto triste per come vengo ripagato da questa società che, con tutta la mia anima, ho sempre rispettato. Chiedo al direttore generale – prosegue il medico iraniano – se è al corrente che non vengo pagato da 98 mesi. Se conosce la realtà degli istituti penitenziari, condizioni, modalità ed infine compensi dovuti. Quale può essere il motivo plausibile?”.

“Vi rimando alla vostra scienza e coscienza”, conclude il dott. Homayoun.

 


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