Porta Barete, Palazzi Carli, Quinzi, Selli: ma che fine hanno fatto?

Un itinerario alla ricerca di una RIcostruzione bloccata da 11 anni

di Alessio Ludovici | 30 Ottobre 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
ricostruzionepubblica
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L’AQUILA – Porta Barete, Palazzi Carli, Quinzi, Selli: ma che fine hanno fatto? Bella domanda e difficile risposta da dare.

Della “riscoperta” di Porta Barete si era tornato a parlare questa estate con l’annuncio dell’imminente selezione di progetti del concorso di idee Porta Barete Rinasce, annunciato l’anno prima. Il vincitore non si è mai saputo e sull’albo pretorio del Comune, melanconicamente, negli ultimi mesi, c’è solo una determina per rinnovare la pec del concorso, il 5 novembre dovrebbe comunque essere resa nota la graduatoria provvisoria del concorso di idee. Speriamo bene, anche perché risalendo idealmente verso il Centro non va meglio: Palazzo Carli, dell’Università, è più inaccessibile che mai. Poco dopo  troviamo Palazzo Quinzi, 10milioni di euro, di proprietà della Provincia, giace abbandonato; se n’era “riparlato” nel 2019 quale eventuale futura sede del Liceo Classico o dell’Ufficio scolastico regionale, ma non se ne sa più nulla. Continuando a salire troviamo via Paganica, in un quartiere ormai terminato, ma anch’esso con una normalità condizionata dallo stallo di due aggregati, uno pubblico e uno privato: Palazzo Selli e l’aggregato con l’edificio crollato non molto tempo fa. Quello pubblico, di proprietà della Regione Abruzzo, è Palazzo Selli, più di 6 milioni di euro a disposizione, qualcosa si è mosso quest’estate, dovrebbero essere terminate infatti le indagini geotecniche propedeutiche alla progettazione. L’aggregato privato sta poco prima, salendo su via Paganica sulla sinistra, 15milioni di euro fermi per un contenzioso che ormai dura da anni. Difficile darsi delle spiegazioni, il malumore però tra abitanti ed esercenti è crescente. Pur comprendendo le difficoltà della sfida della ricostruzione e delle interferenze dei sottoservizi si chiede, almeno, un’accelerata per la ricostruzione pubblica che rischia a questo punto di tagliare, senza accorgercene, il traguardo dei 15 anni dall’evento sismico del 2009 senza aver fatto passi avanti.


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