Ponte Belvedere: “Prima opera pubblica a ribaltare il com’era-dov’era”

di Marianna Gianforte | 28 Maggio 2022 @ 06:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Sarà la porta della città nuova, la prima opera pubblica a ribaltare il concetto del ‘dov’era-com’era’ e ad aprire una nuova fase di ridisegno urbano”. L’architetto Luca Carosi (Casarchitettura) è soddisfatto del nuovo ponte di ‘Belvedere’, del quale ieri mattina è stato presentato il progetto esecutivo all’auditorium del parco del castello alla presenza, oltre che del progettista Carosi, anche di Marco Petrangeli, del sindaco Pierluigi Biondi, del presidente della Belvedere Scarl (Taddei Spa e To.Di.Ma srl) Marino Serpetti, dell’architetto Maurizio D’Antonio, del rup Mario Di Gregorio. 

Il costo del progetto del nuovo ponte è di 4,8 milioni di euro, ai quali probabilmente devono aggiungersi tutti gli oneri in più che potrebbero essere stati valutati in virtù della demolizioni e dei saggi geologici. Il vicesindaco e assessore alle Opere pubbliche Raffaele Daniele aveva annuniciato che a maggi si sarebbe potuta inaugurare l’opera completata, e che la struttura sarebbe arrivata già pronta per la messa in opera. Ma si tratta di un’opera complessa, sia nella parte della demolizione, sia in quella della realizzazione, come spiega Daniele: 

Soddisfatto il sindao uscente dell’Aquila Pierluigi Biondi: “Abbiamo restituito agli aquilani un’opera strategica lasciata per troppi anni nell’incertezza, fino a quando siamo intervenuti noi riprendendo l’iter. Abbiamo fatto nuovi studi e analisi e, adesso, finalmente c’è il progetto esecutivo. Con la validazione e la consegna al Genio civile si potrà montare un ponte che cambierà il volto di una zona importante della città”. 

La storia del ‘Ponte di Belvedere’ è lunga e travagliata. Chiuso e inaccessibile se non pedonalmente dal 2009, in un primo momento con la Giunta Cialente balenò l’idea di demolire e ricostruire (ipotesi sposata dall’ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che propose di ricostruire con una struttura snella in acciaio e con un disegno architettonico moderno, al passo con quelli europei). Con l’arrivo di Maurizio Capri all’assessorato alle Opere pubbliche tornò in auge l’idea di proseguire sulla via del consolidamento, non essendo il ponte danneggiato da un punto di vista strutturale. Gli studi tecnici dell’università dell’Aquila, seguiti dalla facoltà d’Ingegneria e dal professore Dante Galeota, infatti, avevano evidenziato che il ponte non avesse subìto danni strutturali dalla scossa del 6 aprile 2009 (costi degli studi 80mila euro). A dicembre 2017, con una delibera di Giunta, l’amministrazione decise di “intervenire sulla campata centrale del ponte con la sostituzione dell’attuale struttura in calcestruzzo precompresso con una nuova struttura in acciaio”: ossia modifiche che avrebbero appunto riguardato soltanto il piano d’appoggio e non i piloni. Anche il successore, con la Giunta Biondi, Guido Quintino Liris restò della stessa idea: consolidare. “Da settimane e prima del tragico crollo di Genova, sono in corso le prove sui materiali relativamente alle fondazioni, ai pilastri e alle campate del ponte – dichiarò Liris a Rete8 nell’agosto del 2018 -. Una volta concluse le verifiche, entro 15 giorni, il progettista avrà due mesi per il progetto definitivo ed esecutivo. Si andrà quindi a gara i lavori”. Da allora sono passati altri quattro anni. Ieri la presentazione del progetto esecutivo.

L’architetto Carosi respinge le polemiche sui ritardi:  

“C’è stato un modesto ritardo, che è stato strumentalizzato nei giorni della campagna elettorale. E’ un’opera importante, strategica, difficile, invece trattata come opera ordinaria. Tutti alla finestra a contare i sette o i quindici giorni di ritardo nello smontaggio di un ponte gettato in opera, post-teso di sessant’anni fa, che si trovava in mezzo alle case abitate, con masse di 76 tonnellate, movimentate a 30 metri. Mi sembra evidentemente strumentale criticare per i ritardi”.

Quanto alle tempistiche, l’architetto precisa che è probabile che entro l’autunno, tra settembre e ottobre, il ponte possa essere concluso “se tutto scorrerà come da calendario”. Il ponte è stato preordinato, ha aggiunto l’architetto, perché ancora non viene approvato dal genio civile, che deve dare l’autorizzazione sismica, dunque non è ancora in produzione. “Si è cominciato a lavorare sugli ordinativi – ha spiegato l’architetto -, c’è anche il problema del costo dei materiali che ha avuto un impatto enorme sull’edilizia in generale e sull’acciaio in particolare. Quindi il prossimo passo sarà l’approvazione da parte di tutti gli organi competenti (Comune, genio civile, i beni culturali) che può avvenire per via ordinaria o tramite la convocazione della conferenza dei servizi nell’ambito della quale tutti i soggetti interessati esprimono il loro parere”. Genio civile che spesso, negli anni della ricostruzione, ha sofferto le lentezze dovute alla grande mole di pratiche da esaminare e poco personale per farlo. “Quando un’opera è strategica non può essere equiparata al recupero di una casa”, si è augurato l’architetto. 

Insomma, forse in autunno, se tutto “andrà liscio”, riavremo un ponte ritenuto “strategico” in quanto in pochi metri collega due zone del centro storico della città (unendo via Persichetti con viale Duca degli Abruzzi) e che si sarebbe potuto restituire alla città molti anni prima. 


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