Politica del gambero o tattica del rinvio?

di Redazione | 01 Gennaio 2010 @ 16:19 | EDITORIALI
Print Friendly and PDF

Il movimento tellurico dell’aprile scorso non è stato altro che un movimento di assestamento del sisma politico abbattutosi sull’Abruzzo con l’insediamento della nuova Giunta Regionale. Come un bravo allievo, il Presidente della Regione si è prodigato, certo, nell’esprimere pubblicamente i buoni propositi per una buona, corretta e trasparente amministrazione.

Si è trattato, solo ed unicamente, della sola enunciazione di intenzioni e niente altro. Infatti, la nuova Giunta non ha espresso nulla. Non ha intrapreso nuove iniziative. Non ha prodotto investimenti. Anzi, ha brillato solamente in una miserevole azione: l’abbattimento totale dei sostegni contributivi alla cultura, allo sport e al turismo. È l’unica Regione che ha avuto il coraggio di mortificare la cultura!

Intanto il Presidente della Giunta, nel fare incetta di cariche, si è appuntato sul petto le mostrine, proprio come i militari, di “Commissario della Sanità Regionale”, di “Commissario della ricostruzione delle aree del cratere”, di Presidente della Regione, meglio ancora di “Governatore”. Ma sono portata a credere che l’accentramento di troppe cariche faccia sfuggire al Presidente della Giunta che ci sarebbe, anche, una Regione da amministrare.

Prova di questo è, per esempio, la condizione in cui versa il cosiddetto “Nucleo Industriale” del Capoluogo di Regione, il cui Commissario, decaduto dalla nomina il 31 dicembre scorso, non è stato confermato, e neppure sostituito. Forse si è ancora alla ricerca del nominativo costiero, baciato dalla fortuna, da avviare alla nuova carriera politica.
Intanto, alla fine del mese, non si sa bene se i dipendenti potranno percepire lo stipendio, dal momento che il vecchio Commissario non è più operativo e la nomina del nuovo non appare in nessun calendario della Giunta Regionale.

Ravviso una certa connivenza tra Regione e Comune, perché nessuno dei due si preoccupa minimamente di ciò che sta accadendo all’interno della aree industriali. Le stesse dovevano essere attrezzate e dovevano assecondare le necessità delle attività economiche insediatesi in quel territorio ed alle quali erano state fornite ampie garanzie sulla razionale sistemazione dei servizi e della viabilità. Ma lo sappiamo tutti che il terremoto ha sconvolto l’assetto urbanistico della città!
Tanto per non andare troppo lontani, vorrei affrontare quello che è avvenuto, avviene ed avverrà nell’area industriale di Pile.

Dall’oggi al domani su questo territorio si sono spostate la gran parte delle attività produttive, commerciali e sociali che si svolgevano all’interno del centro storico. Le gallerie di smistamento del Centro Commerciale L’Aquilone sono diventati i “portici” della città. I negozi hanno trovato ospitalità all’interno di questo enorme complesso commerciale. Le attività didattiche di alcuni vitali poli universitari si svolgono all’interno dei capannoni di un’attività industriale dismessa. Uffici pubblici e privati, associazioni di vario genere, centri direzionali religiosi hanno occupato ogni spazio libero e disponibile anche solamente in parte.Le Aziende industriali e artigianali che operavano da anni in quel sito si sono trovate accerchiate, inondate da una marea di persone e di autoveicoli.

Provate a cronometrare il tempo necessario per accedere ed uscire da questo imbuto. Si impiegano 15 – 20 minuti per entrare ed altrettanti per uscire, quando tutto va bene.

È un vero e proprio caos, perché si entra in questo grosso sacco e si è costretti ad uscire dallo stesso punto di entrata, dal momento che i lavori di prolungamento della strada che avrebbe dovuto alleggerire il volume di traffico nell’area della Motorizzazione con un raccordo naturale nei pressi del bivio di Lucoli, sono stati più volte annunciati, ripetuti fino alla nausea, ma mai progettati, approvati e finanziati.
Su questo argomento, diplomaticamente, Sindaco e Presidente della Regione tacciono o glissano, come se non fossero problematiche di competenza istituzionale dei rispettivi Enti. Ammesso e non concesso che tutto ciò possa essere vero – da una parte e dall’altra, nella veste di Commissario e Vice Commissario della ricostruzione – penso che non possano sfuggire agli impellenti obblighi derivanti da una reale situazione di fatto, da dieci mesi sotto gli occhi di tutti.

Tutto ciò sfugge all’attenzione del Sindaco e del “Governatore”, perché loro non praticano questa area e perciò non possono rendersi conto dei disagi degli studenti lasciati in mezzo alla strada col freddo, con la pioggia, con il vento, nelle lunghe ed estenuanti attese per prendere gli autobus, sempre più lenti a causa dell’intenso volume di traffico. Essi non si rendono conto delle lunghe e interminabili file di macchine per raggiungere negozi, uffici e servizi. Non possono ascoltare le proteste delle maestranze, costrette a raggiungere in ritardo i posti di lavoro e, alla sera, le rispettive residenze.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: la Regione sta ponendo in essere una vera e propria politica del gambero per trascinare più indietro possibile le già precarie condizioni socio economiche di questo territorio, con la collaborazione di una completa incapacità propositiva di una Amministrazione Comunale abulica? Oppure, in maniera più garbata ed apparentemente più riflessiva, intende rinviare alle calende greche la conferma, o la nuova nomina, del Commissario del Nucleo Industriale per creare, sempre, ulteriori disagi e danni alla precaria economia del Capoluogo d’Abruzzo?

I cittadini attendono, ora, una risposta concreta ed azioni operative immediate.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]


Print Friendly and PDF

TAGS