Pluriclassi in Abruzzo, ma non è un film

di Alessio Ludovici | 12 Aprile 2024 @ 05:00 | POLITICA
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L’AQUILA – Strano paese l’Italia. Ci sono strutture dello Stato – come l’Agenzia nazionale per la Coesione territoriale o il Dipartimento per la Coesione già Ministero per la Coesione – che si occupano di tenere aperte le scuole nelle aree interne che si spopolano. E c’è un altro ministero, quello dell’Istruzione, che si occupa di far rispettare gli stringenti limiti normativi che prevedono un tot numero di alunni per attivare classi, per tenere in piedi plessi e istituti comprensivi. Come se la mano destra non sapesse cosa fa la sinistra.

E no, questa assurda situazione non è un film. E’ una realtà diffusa. Non un mondo a parte, carino e malinconico da raccontare, ma una parte del mondo come hanno scritto genitori e alunni di una scuola aquilana al centro dell’ultimo caso – quello di Castelvecchio Subequo – che rivendicano i loro diritti.

Nel centro della valle subequana la dirigenza scolastica ha annunciato, per il prossimo anno scolastico, l’attivazione della pluriclasse accorpando prima e terza media. Immediata la protesta delle famiglie e, questa volta, anche dei sindaci della valle che si sono fatti sentire anche nel capoluogo presso gli uffici scolastici provinciali.

Luca Santilli, sindaco di Gagliano Aterno

Uno spiraglio si è aperto in seguito ad un incontro dello scorso lunedì e si lavora a due opzioni per evitare l’accorpamento. Ma i sindaci guardano oltre, al problema politico di fondo. “Questa battaglia – spiega Luca Santilli, sindaco di Gagliano Aterno – la stiamo facendo anche perché vogliamo dire alla politica regionale e nazionale che va fatta una riforma sulla scuola nei paesi di montagna. Serve una legge straordinaria e strutturale affinché vengano garantiti il diritto allo studio e la qualità della didattica nei paesi. Con questi orientamenti sul dimensionamento, con il badare solo ai numeri, le nostre scuole sono destinate a chiudere e non so cosa faranno i nostri figli”.

“E’ un fenomeno fortemente presente nelle aree più interne del nostro territorio” conferma Miriam Del Biondo della Flc Cgil. “Per mantenere il presidio scolastico spesso si deve ricorrere alla pluriclasse che è normata dal Dar 81 del 2009 che prevede la pluriclasse sotto i 18 alunni”.

Una realtà, quella delle pluriclasse, fuori dal tempo: “Danneggia la didattica ma nelle nostre aree interne è diventata inevitabile altrimenti l’alternativa sarebbe arrivare gradualmente alla chiusura dei plessi che invece vanno difesi”.

La questione di fondo è nazionale anche per la Cgil. “Bisogna lavorare sui parametri” spiega ancora Del Biondo. “Non sono adeguati alle esigenze del nostro territorio e vanno revisionati, cosa che noi chiediamo da tempo ma l’anno scorso, a complicare le cose, è intervenuta anche la riforma del dimensionamento che innalza i numeri anche per mantenere gli istituti comprensivi”.

E i parametri andrebbero rivisitati un po’ in tutti i settori. La sanità, le infrastrutture e via dicendo. Il ritiro della Repubblica dalle aree interne non riguarda infatti solo la scuola ma pressoché qualsiasi servizio o articolazione della vita pubblica.

Il principio è sempre lo stesso, la ferrea legge dei numeri, magari presentati a Roma o nei grandi mass media come virtuoso risparmio dello Stato.

Meno abitanti vuole dire meno servizi, meno servizi vuol dire meno abitanti, e meno abitanti ancora meno servizi in un circuito senza fine che sacrifica sconfinate aree del paese. Sono quelle aree a cui si chiede di mantenere il paesaggio e l’ambiente che non si è stati in grado di difendere altrove, a cui si chiede di non inquinare, di garantire terra, aria, cibo e acqua di qualità per tutti, di non stravolgere quei borghi cartolina del paese e riparo per le genti di città, di non competere con le aree metropolitane sul loro stesso piano. Ma tutti questi servizi ecosistemici svolti dalla aree interne, nella politica data driven non vengono contemplati e così arrivano le penalizzazioni di questo infernale meccanismo che attira risorse private e pubbliche su pochissime aree del paese.


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