Plasma iper immune, San Salvatore recluta donatori: pochi malati gravi ma volontari responsabili

di Mariangela Speranza | 03 Giugno 2020 @ 06:45 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “La sperimentazione per valutare l’efficacia terapeutica del plasma per il trattamento di pazienti affetti da covid19, è entrata nel vivo anche all’Aquila. Il centro trasfusionale locale al momento si sta occupando di reclutare i donatori idonei, che da parte loro stanno dimostando generosità e un grande senso di responsabilità, nonostante la provincia sia tra quelle meno colpite dall’emergenza”.

A parlare, a quasi due mesi dall’inizio dell’innovativo studio dell’immunoterapia passiva con plasma derivato da pazienti che sono guariti dall’infezione da Sars-Cov-2, è la direttrice del centro trasfusionale dell’ospedale San Salvatore Anna Rughetti, che spiega a L’Aquila Blog come la “macchina organizzativa” regionale si sia messa in moto per fondare una vera e propria banca del plasma immune, da mettere a disposizione di tutti coloro che “adesso o in futuro, potranno contrarre la malattia e avranno i requisiti per essere sottoposti alla cura”.

“Sin dall’inizio – dice -, stiamo lavorando in rete tra province e ci confrontiamo il più possibile per affrontare i disagi e gli eventuali traguardi. Accanto ai donatori, anche il personale sanitario e tutti i dirigenti stanno facendo un gran lavoro. La nostra attenzione rimane alta, seguiamo le disposizioni sanitarie, ma senza allarmismo perché dall’altra parte, a ricevere il plasma, ci sono sempre i malati e, da parte nostra, è necessario quindi coordinarsi e cercare sopperire il più possibile alle loro necessità, esattamente come avviene per tutti gli altri tipi di donazione”.

In particolare, lo studio portato avanti dalle quattro Asl abruzzesi, con la supervisione della Regione (Crs, Centro Regionale Sangue) e con il coordinamento della Asl pescarese, si basa sul presupposto che nel plasma dei pazienti guariti e immunizzati siano presenti con un titolo sufficientemente elevato i cosiddetti “anticorpi neutralizzanti specifici” che, si pensa, abbiano la capacità di neutralizzare il virus, distruggere le cellule infette e ridurre il livello di infiammazione dei tessuti polmonari.

E nonostante non si tratti di una cura per tutti, al momento rappresenta una delle terapie più efficaci disponibili per ridurre le conseguenze dell’infezione, con molti degli esperti che proprio in questi giorni stanno assistendo alla piega positiva che ha preso lo scenario in diverse regioni, come Puglia o Lombardia.

Tutte le persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni, che hanno avuto Covid-19 e sono guarite vengono in pratica contattate dal Centri trasfusionali provinciali per sondare la loro disponibilità alla donazione. L’adesione, aggiunge Anna Rughetti, “è volontaria e possono sottoporsi al prelievo solo coloro i cui tamponi siano risultati positivi per due volte consecutive”.

“La lista dei guariti viene messa a nostra disposizione dai reparti che hanno trattato pazienti malati di Covid, come Malattie infettive, Rianimazione e Terapia intensiva e subintensiva – aggiunge -. A quel punto procediamo con i test preliminari, con cui andiamo a vedere se sono presenti adeguati anticorpi e, se la quantità risulta sufficiente, avviamo il cosiddetto test della neutralizzazione, con lo scopo di accertarci della loro efficacia. Nel caso di risposte positive, attraverso un separatore cellulare, gli operatori predispongono quindi la produzione di 600 ml di plasma, che viene poi inattivato e diviso in due parti, per essere quindi somministrato al malato”.


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