Non si può non rimanere sconvolti dalla notizia che sta circolando in città da qualche minuto circa il recente stupro di gruppo. Una ragazza di circa 20 anni è stata violentata questa mattina, alle prime luci dell’alba, dopo aver trascorso la serata in una discoteca di Pizzoli. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti la ragazza sarebbe stata avvicinata da una o più persone e poi violentata o ora versa in gravi condizioni all’Ospedale San Salvatore. Lo stupro è avvenuto fuori dalla discoteca “Guernica”, dopo le 3.30, quando la festa all’interno era ancora in corso con la partecipazione di un’ottantina di persone.

La discoteca è l’unica attualmente esistente nell’Aquilano. La scorsa notte era stata aperta per una festa organizzata. Sul fronte delle indagini, proseguono senza sosta gli interrogatori dei Carabinieri dei giovani presenti alla festa. In ospedale sono giunti i Ris per le attività tecnico scientifiche. La giovane stuprata, si è appreso da ambienti medici, ha perso molto sangue; numerosi gli interventi per suturare le ferite che le sono state provocate con la violenza.

E ora non può non venire alla mente la recente sentenza della Corte di Cassazione . Una sentenza orribile. Con questa sentenza la Cassazione ha restituito lo stupro di gruppo alla parità con gli altri reati e il giudice non è più obbligato a disporre e mantenere la custodia in carcere dell’indagato per violenza sessuale di gruppo, applicando misure cautelari alternative. Il Parlamento nel 2009 aveva approvato la legge di contrasto alla violenza sessuale che obbliga il giudice ad applicare come misura cautelare, nel caso di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni, il carcere. Secondo la Corte la norma in vigore è in contrasto con gli articoli sull’uguaglianza davanti alla legge (art. 3), sulla libertà personale (art.13) e sulla funzione di pena (art.27). Per questi motivi la Consulta ha dato il via libera alle alternative al carcere. La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che i principi fissati per i reati di violenza sessuali su minorenni sono applicabili anche alla violenza di gruppo perché “presenta caratteristiche essenziali non difformi. (m.c.)

L’idea che di fronte a un atto così grave e devastante per una donna, la giustizia si mostri “tiepida” è inaccettabile e può avere conseguenze sociali preoccupanti. Lo stupro di gruppo non può essere considerato un reato di serie B e un ennesimo passo indietro nell’acquisizione dei diritti delle donne, dove a rimetterci è la parte più debole ossia le donne vittime di violenza. (m.c.)

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Corte di Cassazione e violenza di gruppo, di Gennaro Varone

Mi permetto di intervenire per fare chiarezza sulla discussa sentenza della Suprema Corte in materia di violenza sessuale di gruppo; presentata in modo allarmistico dalla stampa soltanto perché in questo modo, la notizia “buca” video e carta stampata ed arriva al cuore delle persone; che, conseguentemente, acquisatno più giornali.

Il reato di violenza sessuale di gruppo è un reato molto grave, attualmente punito con una pena che va da un minimo di sei anni ad un massimo di dodici anni di reclusione. Chi dovesse essere condannato in via definitiva per tale reato andrebbe in carcere.

Sino a che non c’è una sentenza definitiva, il giudice, per i reati più gravi, può applicare, a richiesta del pubblico ministero, provvisoriamente misure di protezione della vittima o della collettività. A seconda della gravità del caso, queste misure spaziano dall’obbligo di presentazione alla Polizia, agli arresti domiciliari, sino al carcere (c.d. carcerazione preventiva).

Nel caso della violenza sessuale di gruppo, il giudice (prima della sentenza discussa) era ‘obbligato’ ad adottare, necessariamente, la misura del carcere, senza gradualità. Insomma: o niente, o il carcere.

La Suprema Corte non ha affatto detto ‘niente carcere’. Ha affermato, invece, che sarà il giudice, caso per caso, a stabilire se debba essere applicato il carcere, oppure una misura più lieve.

Ovviamente, non c’è alcun motivo di credere che di fronte ad una responsabilità conclamata di una piena partecipazione al fatto il giudice non applicherà la carcerazione preventiva. Certamente, lo farà. Quindi, l’allarmismo dei giornali mi sembra ingiustificato.

Pensiamo, invece, al caso di una ragazzina (o un ragazzino) appena maggiorenne che si trovi coinvolta/o dallo ‘spirito di gruppo’; ed assista, senza intervenire materialmente, ad una violenza di suoi amici: senza, cioè, avere il coraggio di dissociarsi; ma senza neppure agire. Ha iniziato il tutto come una bravata, quando si trattava di prendere in giro a parole la vittima; poi sta lì, impietrito, senza sapere bene che cosa fare. Bene, questo ragazzino/a potrebbe essere ritenuto responsabile di ‘concorso morale’ ed essere condannato. Prima della controversa sentenza della Corte, il giudice sarebbe stato ‘obbligato’ a metterlo in carcere, immediatamente.

A me sembra giusto che, invece, un giudice possa ‘valutare’  questa particolare situazione e determinarsi secondo coscienza; applicare il carcere se ritiene, lui che conosce la vicenda, che il questa  sia l’unica misura idonea ed adeguata a ‘quella’ responsabilità individuale.

Il punto è un altro: se ci fidiamo o meno dei nostri giudici.

[da Facebook]

 

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