Il Coordinamento “Per il clima – Fuori dal fossile” interviene sulla crisi occupazionale e sociale che investe la Valle Peligna, a margine della manifestazione promossa dai sindacati il 31 dicembre. In piazza, riferisce Mario Pizzola, anche cittadini e comitati con lo striscione “Snam e inceneritore distruggono il territorio e non portano lavoro”, per chiedere iniziative concrete alle istituzioni.
Manifestazione del 31 dicembre e “nessuna azione concreta”
Secondo Pizzola, la “filiera politica” richiamata nei mesi scorsi dai rappresentanti istituzionali si sarebbe rivelata “una scatola vuota”, priva di interventi immediati. L’unica azione annunciata, sottolinea il Coordinamento, sarebbe l’avvio di uno studio affidato all’Università e finanziato dalla Regione per analizzare le cause della crisi e le prospettive di ripresa economica. “Nel frattempo, disoccupati, cassintegrati e licenziandi mangeranno cellulosa”, scrive Pizzola, criticando l’assenza di misure urgenti.
Nel comunicato vengono riportate anche alcune frasi ascoltate durante l’iniziativa, tra cui “facciamo squadra”, “dobbiamo stare insieme”, “non ci sono i buoni e i cattivi” e “le responsabilità sono di tutti”, interpretate come un tentativo di diluire l’attribuzione di responsabilità politiche.
Snam e inceneritore: richiesta di posizione entro il 4 gennaio
Il Coordinamento punta l’attenzione su due progetti ritenuti “inquinanti e altamente impattanti”: la centrale Snam a Case Pente e l’ipotesi di un inceneritore nel nucleo industriale. Pizzola contesta il silenzio, finora, del sindaco di Sulmona e delle tre consigliere regionali sul tema, evidenziando che alla manifestazione si sarebbero espressi contro i due impianti il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e il sindacalista Marrelli.
Nel comunicato viene richiamata inoltre la scadenza del 4 gennaio per la presentazione delle osservazioni del pubblico alla Regione sull’inceneritore. Da qui l’appello diretto a sindaco e consigliere regionali affinché chiariscano pubblicamente la propria posizione e, in caso di contrarietà, attivino le iniziative istituzionali necessarie per respingere il progetto, giudicato “incompatibile” con il territorio.







