Pillola abortiva: l’Abruzzo dice no al day hospital, è polemica contro la Verì

di Cristina D'Armi | 18 Marzo 2021 @ 07:00 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
Pillola abortiva: l’Abruzzo dice no al day hospital
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L’AQUILA – Pillola abortiva: l’Abruzzo dice no al day hospital. Appena due mesi fa, il presidente dell’Argentina Alberto Fernandez ha firmato a Buenos Aires il decreto per la promulgazione della legge sull’aborto, approvata lo scorso 30 dicembre dal Senato. Così alle donne argentine è stato riconosciuto il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza. Lo stesso diritto è stato riconosciuto anche in altri paese, come in Polonia ad Esempio.

Italia

La circolare del 12 agosto 2020 ha aggiornato le direttive approvate dieci anni che prevedeva tre giorni di ricovero per l’aborto farmacologico. Si parla dell’assunzione della pillola RU486. Quindi, ad oggi, non è obbligatorio il ricovero dall’assunzione della pillola fino alla fine del percorso assistenziale. Inoltre, secondo la normativa vigente,  è possibile ricorrere al farmaco fino alla nona settimana di monitoraggio, e  l’assunzione del farmaco può avvenire oltre che “presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione” anche nei consultori.

Per il ministro della salute Speranza, l’aborto farmacologico è sicuro è si puo effettuare addirittura in day hospital; in questo  modo le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale”. Non è d’accordo Nicoletta Verì.

Abruzzo

L’Assessore alla Sanità si è raccomandata con le Asl affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine “sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari”.

A scagliarsi contro l’Assessore alla Sanità c’è Sara Marcozzi, capogruppo M5S in Regione Abruzzo, secondo cui dopo “battaglie decennali  in nome dei diritti e delle libere scelte delle donne”, la Regione Abruzzo si nasconde “dietro la formula della ‘forte raccomandazione’, invece di fare passi in avanti si provi a tornare indietro”. Contro la Verì anche le Democratiche abruzzesi, Potere al Popolo e le donne della “Rete8marzoAQ che  respingono ogni tentativo di “strumentalizzazione ideologica perpetrata sulla vita delle donne: sui nostri corpi, i nostri desideri, la nostra libertà di autodeterminazione”.

La Verì ha spiegato che nei consultori regionali spesso manca una figura medica e, in caso di complicazioni, sembrerebbe difficoltoso un tempestivo intervento. Di qui la richiesta di somministrare il farmaco preferibilmente in ambito ospedaliero “a tutela della salute della donna e nel pieno rispetto del dettato della legge 194”.

Marche, Umbria, Lombardia e Piemonte

si stanno muovendo sulle stesse orme dell’Abruzzo esternando le stesse perplessità sulla nuova circolare.

 


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