Piccola storia di una tazzina di caffè e una finestrella

di Isabella Benedetti

di Redazione | 09 Maggio 2020, @08:05 | RACCONTANDO
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Vi chiedereste anche voi cosa ci faccia una tazzina di caffè fumante sul davanzale di una finestrella che da’ luce ad una rampa di scale.

Bene, io me lo sono chiesta quando, entrata in casa di mia madre, di buon mattino, sono stata assalita dall’odore energizzante e salvifico del caffè, notando una tazzina ricolma di profumatissimo caffè sul davanzale di detta finestrella.

Per dare una rappresentazione visiva dell’ambiente in esame, devo specificare che questa rampa di scale collega due appartamenti a una taverna a piano terra. In un appartamento abita mia sorella con la sua famiglia, nel mezzo mia madre. La taverna, bellissima, in squisito stile tirolese, con immancabile camino e suppellettili a cuore in ogni dove, è stata trasformata, provvisoriamente, dall’emergenza Covid in una base di lavoro smart working. Fascicoli e carte campeggiano fra renne e candele con le stelle alpine, computer e cavi hanno trasformato un posto romantico in una base operativa degna della Nasa.

Ma torniamo alla tazzina di caffè, che non ha niente del “caffè sospeso“ di matrice napoletana e solidale, diretta ad un avventore sconosciuto; questa, un preciso destinatario c’è l’ha, eccome! Ogni mattina una tazzina di caffè viene amorevolmente poggiata sul davanzale da una mamma e diretta al proprio genero perché possa sorseggiarne il contenuto percorrendo l’ultima rampa di scale che li condurrà alla taverna-studio.

Non so cosa abbia letto mia madre nel mio sguardo, scoperto l’arcano, forse stupore, un velo di gelosia o semplicemente il disappunto di chi vanta un diritto di prelazione sull’affettività , perchè tempestiva mi dice “Siediti, a mamma, che ti preparo subito una tazza di caffè“.


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