Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Cosa succede dopo il 30 aprile?

di Redazione | 30 Aprile 2021 @ 06:00 | POLITICA
Draghi
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Via libera del Consiglio dei ministri alla versione finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per poi inviarlo entro oggi, 30 aprile alla Commissione europea.

Il CdM ha anche dato il via libera al decreto legge che istituisce il fondo, di 30,6 mld, complementare al Recovery per le infrastrutture

Data l’impressionante mole di fondi che graviteranno intorno al piano strategico – circa 261 miliardi calcolando anche le risorse ordinarie dello Stato con il Fondo complementare e Fondo opere infrastrutturali – il PNRR assume non solo una valenza economico-finanziaria ma bensì politica e geopolitica, con il fine di recuperare una credibilità internazionale per contare di più in Europa e nel mondo in progressiva mutazione. 

Per far ciò, lo Stato deve mettere a terra il più grande piano di investimenti della storia repubblicana che sarà suddiviso su 6 Missioni: digitalizzazione, rivoluzione verde, mobilità sostenibile, ricerca, inclusione sociale e salute. 

PNRR

Orientativamente, l’iter di approvazione europeo si potrebbe chiudere entro luglio 2021, auspicabilmente aprendo la fase di elargizione dei primi fondi del dispositivo europeo verso la fine dell’estate. 

PNRR

La sfida non è delle più agevoli e coinvolgerà un orizzonte politico ampio per le tempistiche italiane: da qui al 2026 vi sarà un nuovo Presidente della Repubblica, nuove elezioni e – probabilmente – nuovi Governi. Motivo per cui il Piano è accompagnato da una precisa individuazione delle strutture deputate alla attuazione e monitoraggio del PNRR, che dovranno rappresentare l’elemento di – necessaria – continuità fino al raggiungimento degli obiettivi previsti.

Secondo un sondaggio commissionato dal Parlamento europeo, sette italiani su dieci sono ottimisti sul piano di ripresa dell’Unione Europea.

(Dati: NOMOS)

 


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