A ottant’anni dal primo voto delle donne italiane, Stefania Pezzopane interviene nel dibattito sulla reintroduzione delle preferenze elettorali. Un tema che, secondo l’ex parlamentare del Partito Democratico, riguarda non solo la qualità della democrazia, ma anche il significato stesso della rappresentanza femminile.
Ottant’anni fa le donne italiane entrarono per la prima volta nelle urne. Una conquista che cambiò il volto del Paese ancora prima della nascita della Repubblica. Quelle donne non chiedevano soltanto il diritto di votare, ma rivendicavano il diritto di essere cittadine a pieno titolo, di partecipare alla vita pubblica, di scegliere e di essere scelte.
Da questa ricorrenza prende le mosse la riflessione di Stefania Pezzopane sul sistema elettorale e, in particolare, sul dibattito riguardante la possibile reintroduzione delle preferenze.
“Possiamo davvero considerare un progresso un sistema nel quale, per entrare nelle istituzioni, una donna dipende soprattutto dalle decisioni delle segreterie dei partiti?”, si chiede l’ex parlamentare, prendendo posizione rispetto all’appello sottoscritto da alcune parlamentari contrarie al ritorno delle preferenze.
Il nodo delle liste bloccate e della rappresentanza
Secondo Pezzopane, il tema centrale riguarda il rapporto tra cittadini e rappresentanti. La domanda, sostiene, è semplice: chi deve scegliere gli eletti, gli elettori o i vertici dei partiti?
L’ex senatrice critica il sistema delle liste bloccate, ritenendo che abbia progressivamente spostato il baricentro della rappresentanza dal consenso popolare alle dinamiche interne delle organizzazioni politiche.
“Il legame principale non è più quello tra candidato ed elettore, ma quello tra candidato e chi compila le liste”, osserva. Un meccanismo che, a suo giudizio, penalizza il radicamento territoriale e la capacità di costruire consenso diretto tra i cittadini.
Per Pezzopane questa riflessione assume un valore ancora più significativo quando riguarda la presenza femminile nelle istituzioni. Le donne, ricorda, hanno sempre combattuto contro modelli basati sulla dipendenza e sulla subordinazione a decisioni altrui.
“Le donne non hanno lottato per essere nominate. Hanno lottato per poter concorrere, scegliere, convincere e rappresentare”, afferma.
Preferenze, partecipazione e doppia preferenza di genere
Nel suo intervento, Pezzopane riconosce le criticità spesso associate al voto di preferenza, come il rischio di clientelismo, l’aumento dei costi delle campagne elettorali e le possibili tensioni interne ai partiti. Tuttavia ritiene che questi problemi non possano giustificare l’eliminazione della possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
“La risposta non può essere eliminare la possibilità dei cittadini di scegliere”, sostiene, indicando come strumenti alternativi una maggiore trasparenza nei finanziamenti, controlli rigorosi e regole più efficaci per prevenire comportamenti distorsivi.
A sostegno della sua posizione richiama anche la propria esperienza politica. Nel 2013 fu eletta al Senato in Abruzzo dopo aver ottenuto il primo posto nella sua provincia alle primarie del Partito Democratico promosse dall’allora segretario Pier Luigi Bersani, un passaggio che considera un importante strumento di partecipazione democratica.
Pezzopane evidenzia inoltre come il sistema delle preferenze sia già presente nelle elezioni comunali, regionali ed europee, senza che ciò abbia portato alla sua messa in discussione generalizzata. Da qui la convinzione che il vero tema non sia lo strumento in sé, ma la qualità delle regole che lo accompagnano.
Particolare attenzione viene riservata alla doppia preferenza di genere, che secondo l’ex parlamentare ha contribuito ad aumentare la presenza femminile nelle istituzioni locali e nel Parlamento europeo.
“La democrazia paritaria non è una democrazia nella quale i partiti nominano più donne. È una democrazia nella quale più donne possono conquistare, liberamente e con regole nuove, la fiducia delle cittadine e dei cittadini”, scrive.
Nel suo intervento, Pezzopane conclude richiamando il valore storico della conquista del voto femminile e della partecipazione democratica, sostenendo che la rappresentanza non possa prescindere dal diritto di scelta degli elettori.
“La storia delle donne è la storia della conquista del diritto di scegliere: scegliere chi governa, scegliere il proprio percorso, scegliere il proprio futuro. Sarebbe un singolare paradosso se, proprio nel nome delle donne, finissimo per sostenere che essere scelte da pochi sia meglio che poter essere scelte da molti”.







