Pezzopane: il “Cavallo di Troia” che ha sparigliato le file dei renziani aquilani

di Redazione | 29 Novembre 2013 @ 19:37 | EDITORIALI
di benedetto
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di Maria Cattini – Americo Di Benedetto, renziano della prima ora, è la prima e è più clamorosa vittima dell’operazione “Cavallo di Troia“, portata avanti dalla più coriacea rappresentante  della nomenklatura del Pci-Pds-Ds e ora Pd aquilano: la senatrice Stefania Pezzopane.

L’improvvisa folgorazione che aveva portato la Senatrice a redimersi e appoggiare Matteo Renzi, l’ex rottamatore, aveva subito creato smarrimento nelle file dei giovani sostenitori locali del Sindaco di Firenze.

“Ci vuole fregare!”, avevano sostenuto alcuni marsicani, sicuramente più reattivi degli aquilani. “Una spregiudicata operazione per impedirci di emergere”, denunciava chi aveva capito che l’arrivo della senatrice sarebbe stata una presenza troppo ingombrante per chiunque di loro.

Quindi, a capitolare per primo non poteva essere che l’ ex sindaco di Acciano, Di Benedetto. “Giovane”, quindi di per sé già temibile avversario per la classe dirigente logora e attanagliata alle poltrone del Pd, e renziano doc, Di Benedetto doveva sapere di essere in cima della lista dei “pericolosi” nemici da abbattere dalla senatrice.

E così è stato.

Stefania Pezzopane è riuscita senza troppa fatica, tra un tweet e l’altro- utilizzati per mostrare la propria dimestichezza con le nuove tecnologie tanto care a Renzi- ad ottenere il numero 1 della lista bloccata, che consente l’elezione sicura a componente dell’Assemblea nazionale. In pratica, la stessa operazione utilizzata dalla senatrice ever green solo qualche mese fa, quando si dichiarava ancora bersaniana, per ottenere il primo posto nella lista del Senato. Facendo fuori Franco Marini che, ha ammesso “a babbo morto” la senatrice, non ha votato neanche come candidato alla presidenza della Repubblica. Perché in politica non si sa mai: a volte ritornano e si vendicano.

Appena appreso di essere stato ufficialmente ‘trombato’, il solitamente mite Di Benedetto ha reso nota tutta la sua amarezza: “la mia esperienza con Renzi e i renziani è finita, a questo punto valuterò come posizionarmi alle primarie, chi parlava di nuovo oggi si ritrova già cotto. Sono stati utilizzati vecchi metodi verticistici, senza partecipazione né condivisione”,

Ma il guinzaglio politico di Di Benedetto,  che attualmente ricopre la carica di presidente della società pubblica di gestione del ciclo idrico Gran Sasso Acqua e quella do presidente dell’Ordine dei Commercialisti, è piuttosto corto. Siamo sicuri che smetterà presto di abbaiare.

Invece, un’altra “eterna giovane promessa” del Pd aquilano, Fabio Ranieri, conoscendo i suoi polli, ha preferito giocarsi la carta dell’out sider Giuseppe Civati. Ma anche lì è stato confinato nelle seconde file. Nella lista provinciale del “disobbediente” Civati figurano così: Paolo Della Ventura, Fabio Ranieri, Francesca Dionisi, e Claudia Colacchi.

Con Gianni Cuperlo  a difendere gli interessi della vecchia nomenklatura del Pd andranno: il segretario cittadino del capoluogo, Stefano Albano, l’avezzanese Giulia Lorenzo, Stefano Mikulak e Carla D’Amore.

E anche questa volta, come direbbe una novella fiorentina: “Passata la festa, gabbato lo santo”.


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