Perché il 20 luglio si celebra la Giornata Internazionale degli Scacchi?

di Enrico M. Rosati | 21 Luglio 2023 @ 05:43 | CHECKMATE
Olimpiadi
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Il 20 luglio di ogni anno viene celebrata la Giornata Internazionale degli Scacchi. Questa data è stata scelta per commemorare la fondazione della Federazione Internazionale degli Scacchi, avvenuta nel 1924 a Parigi.

La storia degli scacchi risale a molti secoli fa, e le origini di questo gioco sono ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi. Tuttavia, si ritiene che gli scacchi siano nati in India, dove erano conosciuti come chaturanga, e poi si siano diffusi in Persia e nell’Impero arabo. Nel corso dei secoli, gli scacchi sono diventati sempre più popolari in Europa, dove hanno assunto la forma che conosciamo oggi.

La Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE) è stata fondata nel 1924 da cinque nazioni: Francia, Spagna, Polonia, Romania e Argentina. L’obiettivo della FIDE era quello di promuovere gli scacchi a livello internazionale e di organizzare competizioni e tornei a livello mondiale. Nel corso degli anni, la FIDE è cresciuta fino a diventare l’organizzazione di riferimento a livello mondiale, con oltre 190 nazioni affiliate. Nel 1966 quindi la Federazione istituiì la Giornata Internazionale degli Scacchi per celebrare il gioco degli scacchi e per promuoverne la sua pratica a livello mondiale.

La Giornata Internazionale degli Scacchi viene celebrata in tutto il mondo con eventi e tornei organizzati dalle federazioni nazionali e dalla FIDE. Inoltre, molti club e associazioni di scacchi organizzano eventi locali per promuovere gli scacchi e per coinvolgere la comunità locale.

Tra gli episodi più interessanti degli scacchi c’è che nel 1128, San Bernardo di Chiaravalle, stilando la regola dei Templari, vietò loro questo passatempo. Nel 1212, in occasione del Concilio di Parigi, la Chiesa ribadì il veto. Le scacchiere, con dadi, carte e vesti sontuose, finirono vittime dei “roghi delle vanità”, che la Chiesa ordinò più volte durante tutto il Medioevo. Nell’anno 1426, in una predica tenuta a Siena, san Bernardino lodò a gran voce uno dei suoi frati, Matteo da Cecilia, per aver bruciato “duomila settecento tavolieri in uno dì a Barzelona, che v’erano di molti che erano d’avorio, e anche molti scachieri, e convertì molte anime“. Nel 1496 e 1497 fu Girolamo Savonarola a ordinare due simili “bruciamenti di vanità” in piazza della Signoria a Firenze.


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