Per Qanon il sabotaggio a Trump è partito da Pescara e il Fucino

Trump, l'hashtag #ItalyDidIt, i complottisti.

di Alessio Ludovici | 13 Gennaio 2021 @ 06:00 | Pillole social (di tutto di più)
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L’AQUILA – La galassia dell’altright americana, con Qanon (teoria del complotto di estrema destra) in testa, nei giorni precedenti i fatti di Washington ha lanciato l’hahstag #italydidit. L’Italia avrebbe fatto perdere Trump grazie ad un massiccio complotto informatico che il 4 novembre, il giorno delle elezioni, avrebbe spostato i voti da Trump a Biden. Ci sarebbe Arturo D’Elia dietro tutto, il quale, mentre lavorava per Leonardo, una controllata di Finmeccanica, avrebbe hackerato il sistema di conteggio dei voti. D’Elia avrebbe operato dallo stabilimento di Leonardo Spa  a Pescara e si sarebbe appoggiato sui satelliti militari del Fucino. Una spy story degna dei film di Robert Redford, la cui unica prova sono le dichiarazioni di un avvocato, Alfio D’Urso, che ha raccolto la “testimonianza giurata” di D’Elia stesso.

Come in tutti i complotti gli elementi di verità vengono mischiati con la verità che si vuole raccontare in modo da rendere credibile la storia.

Arturo D’Elia, infatti, è effettivamente un ex dipendente di Leonardo ed è stato arrestato per hackeraggio nei mesi scorsi, insieme a un altro ex dipendente di Leonardo, Antonio Rossi. D’Elia avrebbe anche dei precedenti, con attacchi hacker a strutture Nato e non solo. E’ l’uomo perfetto, insomma, per cucinare la teoria. In poche ore un caso vero di spionaggio industriale, su cui la Procura di Napoli sta ancora indagando, ai danni di Leonardo Spa, è diventato un caso di spionaggio contro Trump, orchestrato dai soliti Soros e Obama, con la partecipazione dell’Ambasciata americana a Roma e da Finmeccanica.  

#Italydidit è rimbalzato su tutti i social media americani nei giorni precedenti l’assalto al Parlamento, quasi a voler offrire in pasto al pubblico, una prova definitiva del complotto. 

Insomma, quest’estate, mentre Mike Pompeo, il segretario di Stato di Trump, visitava la sua terra d’origine, Pacentro, il resto della regione sarebbe stato impegnato nella preparazione del complotto contro il presidente americiano. E un po’ come durante la guerra si nascondevano ricetrasmittenti tra le fascine di legna, nella piana del Fucino, oltre a Telespazio, si troverebbero tra un campo di patate e una fila di barbabietole, i più oscuri segreti del complotto globalista. 

 
 

 


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