Pd L’Aquila, vertenza sanità tra la gente. Oggi primo appuntamento a Paganica. Presentata la nuova segreteria comunale

di Alessio Ludovici | 11 Luglio 2023 @ 06:00 | POLITICA
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L’AQUILA – Conferenza stampa del Pd aquilano ieri mattina per lanciare la campagna sulla sanità. E’ stata anche l’occasione per presentare i nuovi organismi comunali del partito, illustrati dal neo segretario Nello Avellani. Oltre al coordinamento politico, di trenta persone come previsto dal regolamento interno, sono state individuate le figure di Deborah Palmerini come presidente del partito e Paolo Antonelli tesoriere. Infine la segreteria, fiduciaria ma espressione di un percorso condiviso ha specificato Avellani. Ne fanno parte Stefano Albano, capogruppo in consiglio comunale, Alessandro Tettamanti che si occuperà di terzo settore e associazionismo, Quirino Crosta coordinatore della segreteria, Marco Morante per coordinare i lavori dei tavoli tematici della costituente cittadina, Eva Fascetti per le questioni di genere e Debora Serpetti per le politiche giovanili. In segreteria infine Katia Dell’Aguzzo, del Pd di Pizzoli, per rappresentare anche il territorio extracomunale è stato spiegato. 

“Un partito unito, a disposizione della città e della coalizione” il commento di Avellani. Prima prova la vertenza sanità. Si parte oggi con un’iniziativa itinerante alle ore 18 al progetto Case di Paganica (via Casalegno), per poi andare in altre zone della città. Sul tema sanità il Pd ha preparato un manifesto di proposte che verrà illustrato alle cittadine e ai cittadini. Alla campagna nel territorio si affiancherà quella istituzionale, del senatore Michele Fina che depositerà un’interrogazione parlamentare, di Pierpaolo Pietrucci che ha annunciato iniziative in tutta la provincia, e del gruppo consiliare, ieri rappresentato da Stefania Pezzopane e Stefano Palumbo. 

Il segretario Avellani ha parlato di una “campagna necessaria: in provincia dell’Aquila va sfaldandosi il diritto universale alla salute. Le questioni sono così tante che si fa persino fatica ad elencarle tutte, e chi paga sono i cittadini: i loro diritti sono mortificati. Pensiamo al buco di bilancio della Asl 1 di oltre 66 milioni di euro, all’assenza di investimenti per infrastrutture e macchinari, alle infinite liste d’attesa, al ricorso vinto dal manager Testa che innescherà con tutta probabilità una richiesta di risarcimento danni milionario, naturalmente all’attacco hacker, che ha ripercussioni ancora oggi sulle prestazioni e che le avrà in futuro dal punto di vista economico, stante i prevedibili ricorsi dei pazienti che hanno visto violata gravemente la loro privacy, alla sanità territoriale in via di smantellamento, a partire dai nuclei di cura primaria. In tutto questo non si sentono la voce del sindaco Biondi e del Presidente Marsilio. La campagna che annunciamo oggi ci serve per tornare tra la gente, ascoltare i territori, le periferie e le frazioni, quando sembra a giudicare dalle dichiarazioni di chi amministra che esista solo l’asse centrale”.

“La Regione – il commento di Fina – non c’è, sulla sanità come sul lavoro, non va dove stanno le persone. Non sa fare le nomine e non le sa nemmeno revocare. Quando ci accorgiamo che Marsilio è agli ultimi posti nella classifica nazionale di gradimento non si deve andare tanto lontano”.
Per Stefania Pezzopane “tanto siamo andati a fondo che le persone sono rassegnate, è contro questa rassegnazione che ci mobilitiamo”, mentre per Palumbo “è un dovere insistere. Tra le altre cose i numeri sulla mobilità sono inconfutabili e contribuiscono a un buco di 66 milioni di euro che non si può che riflettere, in negativo, sulle prestazioni”. Alessandro Tettamanti ha sottolineato che “non è ammissibile il tentativo di insabbiamento dell’attacco hacker”.
 

“Roba da ricchi”, il manifesto del Pd dell’Aquila sulla sanità

La gestione della Asl provinciale dell’Aquila ha raggiunto un punto di non ritorno; in questi mesi, i problemi si sono sommati e stratificati, con lo sfaldamento del diritto universale alla salute per precise responsabilità del manager dell’azienda, Ferdinando Romano, e della direzione strategica: a loro, chiediamo le immediate dimissioni. 

Così come chiediamo una assunzione di responsabilità politica all’assessora alla Salute Nicoletta Verì, al presidente della Giunta regionale Marco Marsilio e al presidente del Comitato ristretto dei sindaci della provincia Pierluigi Biondi che, in questi mesi, sono rimasti colpevolmente in silenzio dinanzi al disastro che si stava consumando. La nomina di Romano, subentrato al manager Roberto Testa, prima indicato e poi silurato dalla maggioranza di centrodestra all’Emiciclo, è arrivata dentro una precisa filiera politica che, dall’Aquila, porta fino a Palazzo Chigi e, dunque, ci aspettiamo che Fratelli d’Italia prenda posizione, scusandosi con le cittadine e i cittadini della provincia.

D’altra parte, a fronte di un buco nel bilancio della ASL 1 di oltre 66 milioni di euro, maturato per incapacità amministrativa e gestionale dell’attuale dirigenza e che dovrà essere ripianato tagliando ancora su servizi e prestazioni, la situazione è assolutamente drammatica. 

Permangono le carenze di personale che denunciamo da anni; l’azienda detiene il primato di lavoro precario in Abruzzo e non sta pianificando il turnover per i prossimi anni: ciò significa che l’emergenza di sì acuirà nei prossimi mesi, considerato che 611 unità lavorative risultano avere un’età compresa tra i 60 ed i 64 anni e 139 unità lavorative tra i 65 e i 67. Il precariato resta l’unica forma di reclutamento. Segnaliamo che la Asl 1 può operare anche grazie al lavoro di circa 500 precari, per la gran parte amministrativi: da anni chiediamo che vengano stabilizzati, attraverso la costituzione di una società in house autorizzata da Regione Abruzzo o per il tramite di una società pubblica già esistente, come ‘Abruzzo progetti’. Facciamo notare che, in queste settimane, la Asl della provincia di Chieti ha concluso le procedure di stabilizzazione di 624 tra infermieri, operatori sociosanitari, tecnici di radiologia, medici, veterinari, farmacisti e psicologi. 

A ciò si aggiungono i mancati investimenti in tecnologia, col lavoro del personale, già sottodimensionato e precario, ulteriormente complicato e messo a rischio.

Le liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni specialistiche, ospedaliere e dei poliambulatori distrettuali, sono oramai insostenibili, con le cittadine e i cittadini costretti, se ne hanno la possibilità economica, a rivolgersi ai privati. Una situazione peggiorata dalla sciagurata politica di esternalizzazione dei servizi e dalla marginalizzazione dei Consultori familiari, altre scelte che limitano e, a volte, impediscono l’esercizio del fondamentale diritto alla salute.

Per non parlare dell’inerzia gestionale sull’edilizia sanitaria: l’ospedale regionale San Salvatore, in particolare, avrebbe necessitato di investimenti certi in riferimento, tra l’altro, anche alla vulnerabilità sismica; al contrario, è stata la struttura più penalizzata nella ripartizione delle risorse. 

Che dire, poi, dello sfaldamento della sanità territoriale, con i Nuclei di Cure primarie destinati alla chiusura vista la volontà di non sostituire i medici di famiglia andati in pensione, e con l’incomprensibile decisione del management della ASL di localizzare le Case di comunità, pensate per estendere la rete della salute e per decongestionare i nosocomi, all’interno degli ospedali stessi, col rischio, tra l’altro, che senza una puntuale programmazione delle risorse restino scatole vuote di servizi e personale. Non si trovano le risorse per localizzare la Casa di comunità a Collemaggio, come chiediamo da tempo: intanto, però, si lavora a project financing affidati a privati che dovrebbero realizzare due nuovi parcheggi a servizio del San Salvatore che potranno gestire 25 anni a carico delle cittadine e dei cittadini che, oltre alle prestazioni, rischiano di ritrovarsi a pagare anche per lasciare l’automobile quando si recano in ospedale, al Cup o quando dovranno avvalersi dei servizi della Casa di comunità. 

A ciò si aggiunga l’incomprensibile inerzia della Giunta sull’attivazione di una postazione 118 nel poliambulatorio di Bazzano-Paganica, con un’ambulanza medicalizzata in grado di assicurare migliori standard temporali di intervento e di soccorso in tutta la zona est della città. E’ del febbraio 2022 la risoluzione approvata dal Consiglio regionale all’unanimità: da allora, è passato un anno e mezzo e, pur avendo ottenuto il parere favorevole del Crea, la Giunta regionale non procede ancora con l’approvazione della delibera che sbloccherebbe la procedura.

Non solo: non risultano programmati e potenziati i Dipartimenti di Salute mentale, nonostante l’allarme sociale lanciato dalle associazioni con cui si dovrebbero stringere sinergie virtuose; sui servizi psichiatrici, si registra un drammatico arretramento. Vale lo stesso per la medicina legale.

Nel frattempo, mentre si disperdono professionalità di cui tanta necessità si sente, non si supera la criticità rispetto al modello di accesso alla facoltà di medicina della città dell’Aquila; tra l’altro, non ci risulta venga convocata la commissione paritetica sui servizi ospedalieri a gestione universitaria: a cosa è dovuta l’inerzia del manager Romano?

Insomma, la drammatica emergenza legata all’attacco hacker subito dall’azienda si è innestata su una situazione già deficitaria, peggiorandola ulteriormente con conseguenze che non è ancora possibile prevedere compiutamente. Intanto, l’incapacità mostrata dal management nell’affrontare la situazione ha fatto sì che a decine di migliaia di cittadine e cittadini sia stato notificato il furto dei dati personali, con una pesantissima violazione della privacy, soltanto 50 giorni dopo, in spregio alle norme vigenti. Ciò potrebbe portare il Garante a comminare una multa milionaria all’azienda, già a rischio per i prevedibili ricorsi delle pazienti e dei pazienti che hanno visti violati i loro dati; viene da chiedersi, tra l’altro: quanto sta spendendo l’azienda per avvalersi dei servizi di tecnici e consulenti legali?

Oltre l’aspetto economico, però, e la questione della violazione della privacy delle cittadine e dei cittadini, la situazione che si è venuta a creare sta mettendo a durissima prova il personale, costretto ad operare in piena emergenza ed impossibilitato a ricostruire le cartelle cliniche dei pazienti e ad assicurare le prestazioni tempestivamente. Si registrano caos e ritardi nelle prenotazioni di visite e analisi, i risultati spariscono dal sistema danneggiato, e succede ancora oggi, con pazienti che denunciano di non poter avere i video delle Tac o di altre analisi fatte una settimana fa. 

Si è arrivati al punto che la Asl non è in grado di versare il quinto dello stipendio dei dipendenti alle banche, i dipendenti dell’azienda sanitaria rischiano, nel migliore dei casi, di dover pagare delle more o, peggio, di finire nel ‘libro nero’ del Sistema di informazioni creditizie come cattivi pagatori.

Che altro deve accadere per chiedere scusa e dimettersi? E’ rimasto un briciolo di dignità al manager Romano e alla Direzione strategica dell’azienda? E la classe politica regionale e provinciale, ancora nulla ha da dire a tutela delle cittadine e dei cittadini, non sente il dovere di assumersi la responsabilità del disastro conclamato che il territorio sta subendo?

 
 

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