Pd L’Aquila: l’ombra del ricorso sulla rielezione di Di Giovambattista

di Marianna Gianforte | 31 Luglio 2022 @ 06:20 | POLITICA
Benedetti
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L’AQUILA – Non una nuova segreteria, ma “un assetto transitorio” che traghetti la situazione di “irregolarità” e di “disorganizzazione” all’interno dell’unione comunale del Pd sino al post elezioni politiche. Per il ripristino, evidentemente tramite l’intervento del segretario Enrico Letta, di una situazione di rispetto dello statuto del Pd e del regolamento per l’elezione dei suoi dirigenti. Questo il succo conclusivo dell’intervento durissimo pronunciato giovedì dal presidente della commissione regionale di garanzia del Partito democratico, Carlo Benedetti, in apertura dell’assemblea che ha portato alla riconferma (definita da Benedetti “una frittata”) della segretaria Emanuela Di Giovambattista. Il veterano del partito non le ha mandate a dire a nessuno dei 20 presenti all’assemblea che ha ‘rieletto’ – ma senza elezione – alla guida dell’unione comunale la segretaria già dimissionaria dopo il risultato disastroso per il Pd delle amministrative del 12 giugno, dimissioni motivate come segno di “scuse” e di “discontinuità”.

All’assemblea avrebbero dovuto partecipare almeno i cento sottoscrittori della ricandidatura di Di Giovambatista (gli iscritti tesserati sono in totale poco meno di 300), ma che ha visto sedere nella sala della sede a via Paganica per tre ore di discussione poco più che un pugno di persone, tra le quali c’era la deputata Stefania Pezzopane (che proprio ieri ha annunciato che non si ricandiderà al Parlamento); ma non c’erano, ad esempio, l’ex sindaco Massimo Cialente, l’ex vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, l’ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e molti altri. Ad aprire l’assemblea il presidente provinciale del Pd Francesco Piacente, che per un mese circa è stato commissario dell’unione del Pd dell’Aquila, una fase transitoria per consentire al partito di rimettersi in piedi e ricostruirsi al suo interno, “rinnovato e aperto”, dopo la debacle delle amministrative, che ha visto il Pd aquilano perdere 3.800 voti. Ma da allora, è stato invece fatto notare da Benedetti, non è cambiato nulla. Organizzazione non c’era, e organizzazione non c’è.

A partire proprio dall’assemblea di giovedì, “irrispettosa delle regole fissate da Statuto”, ha rimarcato l’avvocato in base al racconto di chi c’è stato, e, quindi, passibile di “pregiudiziale” che potrebbe arrivare sino al segretario Letta, la figura cioè che ha la competenza sulla tenuta irregolare dell’anagrafe degli iscritti – ha ricordato il presidente della commissione regionale di garanzia del Pd ai presenti -, segno dell’importanza che ha per il partito la regolarità del tesseramento: tutto ciò che, ha fatto notare Benedetti, “non fa essere il Pd la democrazia cristiana di tanti anni fa”.

Non basta. Nella sua ‘requisitoria’ Benedetti ha denunciato, con voce decisa e aspra, non solo il mancato rispetto di quanto sancito dall’articolo 5, commi 3 e 6 dello statuto regionale del Pd per l’elezione del segretario (o segretaria) e dell’assemblea delle unioni comunali del partito (segretezza del voto degli iscritti in regola con l’anagrafe regionale e contestuale elezione del direttivo di circolo, che invece giovedì è stata rinviata ad altra data); ma anche non costituzione dell’ufficio delle adesioni all’Aquila, ufficio non pervenuto da anni. Tutti passaggi, ha ribattuto Benedetti con rigore, che sono di sostanza, sono obbligatori. Situazione – ha ribadito – che va avanti da anni e che di certo non è nata con queste elezioni, come a dire che, dunque, le responsabilità dovranno essere individuate nella segreteria e nel direttivo che negli ultimi almento dieci anni sono stati a capo del partito aquilano.

Nel suo intervento Benedetti – che già all’indomani del voto, aveva risposto a chi nel partito chiede un rinnovamento che comporti una sorta di cambio generazionale, che quel cambio ormai è in atto da tempo – ha lasciato intendere, ricordando anche l’esposto di un altro veterano del partito, Edoardo Caroccia – che la questione non sarà lasciata cadere. Si aspetterà probabilmente il voto di settembre, quando anche il Pd nazionale potrebbe uscire cambiato e allargato in una sorta di unione del centrosinistra, per interessare il segretario nazionale Letta. Ecco perché, a chiosa del suo discorso, l’avvocato ha sbattuto i pugni sul tavolo e ha preteso che da quell’assemblea uscisse un assetto transitorio: non una segretaria, ma una reggenza: “I crismi per un congresso e per l’elezione del segretario non ci sono, abbiamo fatto una frittata” e occorre, ora, una “rifondazione totale”, mettendo anche a sorteggio alcune figure istituzionali. Parole che non hanno evidentemente scalfito un assetto dell’assemblea deciso già precedentemente e in altri tavoli (Benedetti ha fatto riferimento alla molteplicità di chat e sottochat attraverso cui il Pd aquilano fa la sua politica, a seconda delle persone che vuole includere o escludere dal dibattito).

“Tutto da programma”, aveva commentato Di Giovambattista uscendo dall’assemblea che l’aveva appena riconfermata segretaria. Per l’appunto: tutto cambi, affinchè nulla cambi.

Intanto ora, mentre da un lato la parte del Pd che ha sottoscritto il documento congressuale (‘Open, strategia per un nuovo Pd aquilano aperto e condiviso’) dovranno concretizzare quanto proposto, dall’altra, sulla nuova segreteria e sull’organizzazione generale del partito pesa l’ombra del ricorso.


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