Pd L’Aquila, fine di un’epoca e voglia di riscatto. Ma il futuro è tutto da scrivere

di Alessio Ludovici | 20 Giugno 2022 @ 06:06 | POLITICA
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L’AQUILA – Secondo tempo, previsto per oggi pomeriggio, della discussione del Pd aquilano. L’assemblea dell’Unione comunale ha infatti cominciato sabato scorso una difficile verifica interna alla luce del deludente risultato elettorale del 12 giugno. L’assemblea sabato è stata aperta dal Presidente locale del partito, l’ex consigliere comunale Carlo Benedetti. A seguire la dura relazione della segretaria cittadina, Emanuela Di Giovambattista che ha rimesso il suo mandato all’assemblea ma si ricandida a guidare il partito con un nuovo programma all’insegna dell’apertura alla società, ai corpi intermedi e a nuovi protagonisti della vita politica del centrosinistra. La Di Giovambattista costringe così alla decadenza di tutti gli organismi locali del partito, guidato ora fino al loro rinnovo dal segretario Michele Fina. Una mossa strategica ma che ha certamente più che fondate motivazioni politiche. La Di Giovambattista era tra i contrari alla candidatura di Stefania Pezzopane, lo ha ribadito in assemblea ma se ne assume, in modo concreto, la responsabilità. Dura la critica a chi ha caldeggiato la candidatura della Pezzopane e proposto una strategia basata sull’andare divisi per aumentare i consensi. Una scelta che l’elettorato, al di là dei meriti della coalizione di Biondi, non ha gradito e ha vissuto come un conflitto insanabile che avrebbe chiaramente pregiudicato anche un eventuale ballottaggio. Durante l’assemblea, in questo senso, non sono mancate critiche anche ai partiti di sinistra, poi confluiti dentro L’Aquila Coraggiosa che hanno spinto fortemente per tale strategia e messo alle corde il Pd per accettarla e che alla fine sono gli unici che se ne sono giovati, questo il ragionamento, un po’ per la minore propensione di un elettorato più identitario a migrare altrove un po’ perché durante la campagna elettorale sono stati accreditati spesso e volentieri come la lista della candidata sindaca. A farne le spese però il resto della coalizione, che non esiste più ha specificato la Di Giovambattista proponendo di rilanciare l’azione e l’organizzazione del Pd come priorità. Sabato sono intervenuti anche Lolli e Cialente, entrambi hanno annunciato di lasciare qualsiasi incarico dal partito, “la fine di un’epoca” aveva detto lo stesso Cialente al Corriere della Sera di lunedì, fine che ora si formalizza quasi ufficialmente. Altri interventi molto critici sono arrivati da Stefano Albano e da Stefano Palumbo che ha sottolineato però che i suoi non sono attacchi personali alla Pezzopane quanto a un sistema che non funziona più. E ancora ci sono stati gli interventi di Rita Innocenzi e Riccardo Persio, che potrebbero essere due profili di rinnovamento della classe dirigente del partito. Infine Edoardo Caroccia, tra i “vecchi” del partito, che ha rilanciato la richiesta di dimissioni di Stefania Pezzopane anche dal consiglio comunale. Quest’ultima non è intervenuta sabato, probabilmente si riserverà di farlo oggi quando le conclusioni saranno affidate però al segretario regionale Michele Fina. Il Pd sembra nell’imminenza di una svolta ma c’è ancora metà assemblea da svolgere. Il futuro è costellato di ombre, il rischio di passare semplicemente da un gruppo all’altro senza riflettere sul resto è comunque alto. Il voto ha dimostrato anche la profonda distanza tra il centrosinistra e i ceti sociali più popolari che in consiglio comunale sono rappresentati da figure come quelle di Laura Cucchiarella, 37 anni e quasi 700 preferenza con la Lega per un’orgogliosa figlia di due ex operai dell’Italtel. Un esempio del fatto che un mero cambiamento generazionale o di nomi potrebbe non bastare più a questo punto.


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